Wednesday, November 22, 2006

Militante manifestazione promossa dal Forum Palestina

 

 

A ROMA SFILANO IN 20MILA PER LA PALESTINA LIBERA
La destra e la “sinistra” del regime attaccano il rogo dei manichini dei soldati degli eserciti imperialisti americano, israeliano e italiano. L’indagine della Digos e della magistratura sul presunto “reato di istigazione a delinquere” è assolutamente infondata. L’iniziativa del rogo è coerente con l’art. 11 della Costituzione. A Milano le forze governative manifestano per Israele
La delegazione del PMLI diretta da Ganeri in prima linea a fianco della Resistenza palestinese

Sabato 18 novembre si è svolta a Roma un’importante e militante manifestazione, cui hanno preso parte oltre 20 mila persone provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, in sostegno alla lotta del popolo palestinese contro l’occupazione e l’oppressione degli imperialisti sionisti israeliani e i loro complici Usa ed europei. La manifestazione è stata promossa dal Forum Palestina, nell’ambito della settimana di mobilitazione in 22 paesi contro il muro dell’apartheid che Israele sta costruendo nei territori occupati. Alla manifestazione hanno aderito diverse associazioni, partiti, tra cui il PdCI e il PCL, organizzazioni sindacali non confederali, centri sociali, singoli circoli Arci e sezioni del PRC e dei Giovani comunisti, ecc.
Anche il PMLI e “Il Bolscevico” hanno aderito alla manifestazione, ritenendone sostanzialmente condivisibile la piattaforma politica centrata sulle richieste di revoca dell’accordo di cooperazione militare Italia-Israele e di ogni accordo economico delle Regioni italiane con l’entità sionista, revoca del vergognoso embargo della Ue ai danni del popolo palestinese, contro il muro dell’apartheid, per l’autodeterminazione del popolo palestinese e per immediate sanzioni e boicottaggio contro l’occupazione sionista. Una delegazione del PMLI, guidata dal compagno Giordano Ganeri, ha partecipato in prima linea alla manifestazione a fianco della Resistenza palestinese.
Contemporaneamente alla ma-nifestazione di Roma, e in palese concorrenza e disturbo di essa, si è tenuta a Milano un’altra manifestazione, “Per la pace e la giustizia in Medio Oriente”, organizzata dai partiti governativi, DS, Margherita e PRC in testa, con il supporto attivo di organizzazioni “pacifiste” di area cattolica recentemente convertite all’interventismo, come la Tavola della pace, Beati i costruttori di pace, Pax Christi, ecc., i sindacati Cgil e Cisl, Legambiente, Arci, Articolo 21, e molte altre sigle egemonizzate dalla “sinistra” di regime. Una manifestazione a cui hanno partecipato 50 mila persone, secondo gli organizzatori, purtroppo ingannate con la parola d’ordine ambigua e fuorviante dei “due popoli due Stati” (a cui il rinnegato Fassino, sponsor insieme al liberista-clericale Rutelli della manifestazione, ha aggiunto il marchio imperialista delle “due democrazie”), che mette sullo stesso piano i palestinesi aggrediti e occupati con i nazisti-sionisti occupanti, allo scopo di coprire nella pratica i crimini e le infamie di questi ultimi e legittimare la schiavitù del popolo palestinese.
Ovviamente, il PMLI non ha partecipato alla manifestazione governativa di Milano. Tuttavia, al concentramento alcuni compagni milanesi hanno diffuso un volantino del Partito in cui tra l’altro si chiede l’espulsione di Israele dall’Onu.
È quasi superfluo dire che tutto il consenso e l’appoggio della destra e della “sinistra” e dei mezzi di informazione del regime neofascista, sono andati alla manifestazione di Milano, mentre a quella di Roma è andato viceversa tutto il loro livore e disprezzo, prima durante e dopo la manifestazione stessa, trattata alla stregua di un raduno di facinorosi estremisti, se non anche di simpatizzanti del “terrorismo”. Si è arrivati, su pressione della potente lobby sionista italiana, perfino alla revoca da parte di Trenitalia dei biglietti a prezzo scontato per le comitive di manifestanti dirette a Roma, nonché alla negazione del visto di ingresso, proveniente direttamente dalla Farnesina, cioè da D’Alema, imposto alla rappresentante palestinese Leila Khaled che doveva partecipare al comizio conclusivo della manifestazione.

UNA RISPOSTA ANTIMPERIALISTA

Ma i sinceri antimperialisti e amanti della pace italiani e non, nonostante l’infame opera di boicottaggio mediatico e organizzativo nei confronti della manifestazione romana, hanno dato a questi mentitori la risposta che meritavano, infliggendo un colpo durissimo agli imperialisti e a chi regge loro il sacco, in primis gli imbroglioni della “sinistra” borghese oggi al governo.
Presenti, oltre ai suddetti gruppi politici e sindacali, associazioni, gruppi religiosi, comunità di rifugiati, mass-media indipendenti e tanti semplici cittadini, tra cui molti elettori e militanti sdegnati dei partiti del “centro-sinistra”, soprattutto di Rifondazione; ma anche studenti, pensionati, lavoratori, tanti precari, i centri sociali, il sindacalismo di base, ecc. Peraltro nel corteo si respirava un’aria fortemente antigovernativa e contro la Finanziaria e la politica economica e sociale del governo Prodi.
Il colorato, multietnico, combattivo e pacifico corteo ha sfilato da Piazza della Repubblica fino a Piazza Venezia, passando per Via Cavour e Via dei Fori Imperiali. Un camion adibito a palco ha visto parlare alcuni degli organizzatori della manifestazione, che hanno simbolicamente bruciato contro ogni forma di razzismo e imperialismo la bandiera con la croce uncinata nazista.
Forti e infuocati, appropriati e apprezzatissimi sono stati gli interventi dal palco, nella denuncia delle nefandezze della occupazione israeliana, della complicità dell’imperialismo occidentale e perfino di singole aziende capitalistiche, come ad esempio la Telecom, verso il regime nazista-sionista israeliano.
Sferzanti anche le denunce contro la politica filoisraeliana del governo italiano e dei partiti che lo sostengono: tra questi c’è anche il PdCI di Diliberto, che pure si è presentato in piazza (e anche a Milano, tanto per tenere il piede in tutte le staffe) con mille distinguo e dichiarazioni opportunistiche, come quella che la sua partecipazione alla manifestazione di Roma non era ostile a Israele. Inevitabili perciò i fischi e le proteste verso questo partito falso comunista. Stessa posizione opportunista, quella tenuta dalla corrente del PRC “Essere comunisti”, presente sia a Roma che alla contro manifestazione di Milano: come dire con la Palestina e con il governo Prodi che regge il sacco ai nazisti-sionisti di Israele.
Il nostro Partito era rappresentato da una delegazione formata da compagni organizzati dalla Cellula “Rivoluzione d’Ottobre” di Roma e da alcuni simpatizzanti del PMLI provenienti da altre parti del Lazio e d’Italia. Splendida l’accoglienza dei manifestanti nei confronti del Partito, successo del banchino di propaganda tenuto durante il concentramento, vendute decine e decine di copie de “Il Bolscevico”, distribuiti centinaia di volantini. I compagni sono stati intervistati da giornalisti della trasmissione di Raiuno “La vita in diretta”, anche se poi le interviste non sono andate in onda e la delegazione, con le bandiere e i cartelli del Partito, è stata vista su Raitre, Rainews24 e Sky.
Centinaia le foto e i commenti positivi al cartello esibito dai compagni nel corteo recante la posizione del PMLI sulla Palestina: “Con il popolo palestinese fino alla vittoria sull’oppressore imperialista sionista”.
Il Partito è stato citato da alcuni quotidiani nazionali del 19, tra i quali “la Repubblica”. Ai membri della delegazione del PMLI alla manifestazione di Roma la Commissione per il lavoro di organizzazione del CC del PMLI ha inviato un messaggio di ringraziamento a nome di tutto il Partito, con alla testa il compagno Giovanni Scuderi, “per la bellissima e importante missione che avete compiuto sabato a Roma per la causa della Palestina libera”.

ATTACCO CONCENTRICO DELLA DESTRA E DELLA “SINISTRA” DI REGIME

Vergognoso, anche se prevedibile, l’attacco sferrato alla manifestazione di Roma da parte di tutti i partiti e dai mass-media del regime neofascista. Tutti indistintamente, e con le stesse parole e argomenti, si sono dichiarati “inorriditi” per il falò dei tre manichini raffiguranti altrettanti soldati degli imperialismi americano, israeliano e italiano. Dichiarazioni indignate sono piovute immediatamente dal rinnegato Napolitano, che ha detto di condividere “lo sdegno per gli insulti ignobili” già espresso dal cacasotto Bertinotti, e ha ribadito che i “caduti di Nassiriya” sono un “esempio di mirabile dedizione al senso del dovere e all’amor patrio”. Questo rinnegato, che mai ha aperto bocca sui quotidiani roghi veri di palestinesi da parte delle bombe al fosforo e dei missili nazi-sionisti e sulle stragi di donne e bambini a Gaza e nei territori occupati, si indigna però per il rogo di simboli militaristi e imperialisti! Analoghe dichiarazioni indignate, incredibilmente uguali tra loro, sono state fatte da tutti i leader dei partiti parlamentari, della destra e della “sinistra” borghese, da Fassino a Berlusconi, da Fini a D’Alema, da Veltroni a Casini, e chi più ne ha più ne metta. Il trotzkista Ingrao si è voluto associare alla canea militarista e filosionista nella condanna del rogo simbolico, per non parlare dell’imbroglione revisionista Diliberto, che è arrivato addirittura a profferire minacce di ricorrere alla violenza fisica nelle prossime manifestazioni per “isolare” gli “imbecilli” che osassero ripetere simili atti dimostrativi. Inoltre il ministro Di Pietro ha invocato persino leggi liberticide e forcaiole che vietino questo tipo di cortei e impediscano ai manifestanti di parteciparvi, esattamente come agiva Mussolini nei confronti degli antifascisti durante il ventennio.
Anche la procura di Roma si è mossa, sguinzagliando la Digos per acquisire foto e filmati atti a incriminare gli autori del rogo e degli slogan su Nassiriya per il reato di “istigazione a delinquere”. Un atto assolutamente infondato e senza precedenti, che se passasse costituirebbe una gravissima violazione della libertà di espressione garantita dalla Costituzione, un atto degno del regime fascista mussoliniano. Le associazioni in difesa della Costituzione, tipo Articolo 21, Libertà e Giustizia, i Girotondi, non hanno nulla da dire?
Bruciare simboli fascisti e militaristi e lanciare slogan in una manifestazione antimperialista, per protestare contro la partecipazione dell’Italia ad occupazioni militari di altri paesi come in Iraq e Afghanistan e in combutta con gli aggressori americani e sionisti, è perfettamente legittimo e in linea con l’art. 11 della Costituzione. Da sempre nelle manifestazioni antimperialiste, come quelle degli anni ‘60 e ‘70 per il Vietnam, si è esercitato questo diritto. In tutti i paesi in cui si protesta in piazza contro gli aggressori Usa e sionisti si bruciano bandiere e fantocci raffiguranti Bush, Blair, Olmert e gli altri boia imperialisti. Perché la “sinistra” borghese, pienamente d’accordo in questo con la destra neofascista, non vuole che questo accada più in Italia? Il fatto è che ha ormai cambiato pelle, e regge il sacco all’imperialismo e al sionismo, e come i partiti socialtraditori alla vigilia della prima guerra mondiale imperialista denunciati da Lenin, vuole che tutto il popolo segua senza discutere la sua politica nazionalista, militarista e interventista, in tutto e per tutto simile e in continuità a quella ereditata dal governo neofascista e guerrafondaio di Berlusconi.

(Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n. 43/2006)

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Sunday, November 19, 2006

CON LA PALESTINA FINO ALLA VITTORIA !

 

Migliaia di persone sono arrivate da tutta Italia - a proprie spese e con una dimostrazione di autorganizzazione impressionante - per dare vita a Roma ad una manifestazione che ha posto all’agenda della politica estera italiana questioni dalle quali sarà difficile sottrarsi ancora.

La “politica” sia essa di destra o della sinistra di governo non può pensare di seppellire tutto con la criminalizzazione o la cooptazione delle forze sociali. La riuscita della manifestazione di Roma lo sta a dimostrare. In piazza eravamo in tanti, eravamo uno in più della manifestazione di Milano.

IL MESSAGGIO DI LEILA KHALED

Dato il divieto di ingresso per Leila Khaled, che doveva partecipare alla manifestazione, è stato letto e tradotto un suo messaggio alla fine della bellissima, pacifica e foltissima manifestazione di Roma.

Ecco il testo:

Care compagne, cari compagni, Avrei voluto essere tra di voi per portarvi i saluti dei palestinesi ma mi è stato impedito. Sembra che in questo mondo unipolare possono circolare solo le merci ma non le persone e putroppo ai palestinesi, decimati da un embargo infinito, neanche le merci arrivano.

Anche per questo le manifestazioni di solidarietà come la vostra sono essenziali per noi. Grazie per aiutarci a spezzare il muro di silenzio che insieme all’altro muro, che si estende per chilometri intorno ai territori occupati, rinchiude il nostro popolo in una gabbia a cielo aperto.

Per questo l’iniziativa è utile e condivido la vostra proposta: chiediamo al governo italiano di abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele e la fine di tutti quegli accordi a carattere economico e/o scientifico che alimentano l’economia di guerra. Chiediamo che venga spezzato l’embargo a catena contro il nostro popolo umiliato e privato di ogni diritto.

Chiediamo il ritorno dei profughi esuli da 60 anni. Lo chiediamo a tutte le forze progressiste e a tutti i movimenti che desiderano un mondo diverso. Care compagne, cari compagni, la nostra sofferenza è grande, il nostro presente è incerto ma siamo determinati a resistere.

La lotta per una Palestina libera sarà il contributo del nostro popolo alla libertà di tutte e tutti. Alla realizzazione di un mondo dove la libertà non sia solo una vuota parola.

Leila Khaled, 18 novembre 2006

TUTTI GLI ARTICOLI E FOTO CORRELATE AL LINK:

http://www.edoneo.org/18novembre.html

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Thursday, November 16, 2006

[DOMANI SCIOPERO GENERALE] GOVERNO E PADRONI CI SIAMO ROTTI I COGLIONI !

Venerdì 17 novembre 2006 sciopero generale, per tutta la giornata, di tutte le categorie, pubbliche e private, indetto dal sindacalismo di base

SCIOPERO GENERALE CO...
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Venerdì 17 novembre 2006
sciopero generale, per tutta la giornata, di tutte le
categorie, pubbliche e private, indetto dal sindacalismo di base

L’assemblea nazionale dello Slai Cobas, riunita a Milano il 28.10.2006, invita tutti i lavoratori a partecipare allo sciopero del 17 novembre e a scendere in piazza

CONTRO LA FINANZIARIA

? CHE AUMENTA LE TASSE SUI SALARI (crescono i contributi previdenziali, le trattenute sul TFR, i tickets sanitari, i bolli delle auto; viene aperta la strada all´aumento delle addizionali regionali e comunali)
? CHE ATTACCA TFR E PENSIONI (anticipo al 1° gennaio dello scippo del TFR previsto dalla controriforma Maroni, accordo con Cgil-Cisl-Uil per ridurre i rendimenti delle pensioni entro il 31 marzo), privatizzandole del tutto e legando le nostre pensioni all´andamento delle Borse.
? CHE TAGLIA I FONDI per il settore pubblico (contratti, scuola, sanità), aumenta il costo dei servizi sociali e ne peggiora la “qualità”, riduce il personale, conserva i contratti precari.
? CHE REGALA AL PADRONATO decontribuzioni (50% dei contributi se regolarizzano i precari, esenzione per maternità, assegni familiari e disoccupazione) e AUMENTA LE SPESE MILITARI.

CONTRO IL GOVERNO AMICO DEI PADRONI

Nessun “credito d’imposta” può essere concesso al Governo Prodi, che ha varato una Finanziaria in linea con quelle del precedente governo Berlusconi e, come quelle, ci chiede nuovi sacrifici per riequilibrare i conti pubblici e rilanciare il capitalismo italiano.
Una Finanziaria che non è “migliorabile” e deve essere rispedita al mittente. Una Finanziaria che, assolutamente, non redistribuisce il reddito ma, anzi, continua nella politica di aiuti al padronato, i cui profitti sono alle stelle, facendo sempre pagare ai salari il costo dell´operazione.

Un governo che, da quando si è insediato, ha mostrato con chiarezza che in modo concertativo e consociativo, con l´appoggio di Cgil-Cisl-Uil e dei partiti del centro sinistra, difende gli interessi della borghesia italiana. Un governo che non ha alcuna intenzione di eliminare la precarietà, ma vuole “contrattarla” (circolare del ministro Damiano sui Call Center, assunzione limitata di precari nel pubblico impiego e prosecuzione delle esternalizzazioni e privatizzazioni), che non vuole aumentare i salari (tetti di spesa e rispetto dell´irrisoria inflazione programmata, estensione dell´apprendistato e delle varie forme di precarizzazione del lavoro), che vuole definitivamente privatizzare le pensioni pubbliche e legarle all´andamento dei mercati borsistici con i Fondi Pensione.
Un governo che ha proseguito nella politica di guerra del precedente governo Berlusconi, con il mantenimento delle truppe in Iraq e in Afghanistan e con la spedizione militare in Libano.
Lo stesso governo, la stessa alleanza partiti - sindacati che, prima dei cinque anni di Berlusconi, ci ha levato le pensioni, ridotto i salari e chiesto sacrifici per “entrare in Europa”. Un governo che, con modi e alleanze differenti, privilegiando la concertazione all´attacco diretto, difende gli stessi interessi salvaguardati da Berlusconi: quelli padronali.

IL 17 NOVEMBRE TUTTI IN PIAZZA

L´assemblea nazionale dello Slai Cobas invita alla più ampia partecipazione alla giornata di lotta del 17 novembre, ma questa deve essere solo il primo passo per una mobilitazione continuativa per rilanciare un movimento di massa, di tutti i lavoratori, a prescindere dalle tessere sindacali in tasca, unitario negli obiettivi e negli appuntamenti di lotta, per:

AUMENTI SALARIALI, LOTTA ALLA PRECARIETÀ,DEMOCRAZIA NEI POSTI DI LAVORO

Il 17 novembre deve diventare una prima scadenza per cominciare a costruire una convergenza unitaria a partire dal prossimo appuntamento sulle pensioni, cui dovremo arrivare preparati e in grado di affrontare lo scontro fin dal prossimo 1° gennaio 2007.

Per questo proponiamo un´assemblea nazionale da tenersi entro dicembre, che sia copromossa da tutti i sindacati di base, da tutte le realtà sociali, sindacali, politiche e territoriali che si mobilitano nella giornata del 17.
Un´assemblea nazionale che, partendo dallo sciopero del 17 novembre, getti le basi:

? per andare avanti unitariamente sui temi del salario, della precarietà e della democrazia nei posti di lavoro, con obiettivi e piattaforme condivisi, coinvolgendo tutti i lavoratori, oltre i ristretti confini dei sindacati di base

? per dar vita a una mobilitazione contro lo scippo del TFR e la privatizzazione delle pensioni, non per ottenere una “consultazione” sul memorandum sottoscritto tra governo e sindacati confederali (inserito nella Finanziaria), ma per predisporre una mobilitazione contro lo scippo del TFR, il suo versamento nei Fondi Pensione e la difesa delle pensioni pubbliche, ripristinando il vecchio sistema di calcolo retributivo e diminuendo l´età per andare in pensione.

La profondità dell´attacco contro le pensioni e i salari che ci sarà dal 1° gennaio 2007 richiede che si superino le scadenze rituali e l´unità formali, e si faccia invece un salto di qualità verso un movimento di lotta e di massa, anticoncertativo e intercategoriale, che sappia andare oltre i momenti di resistenza isolati nei posti di lavoro e ponga, finalmente, le premesse per una risposta anticonsociativa e di massa, contro le politiche di questo governo, senza nulla concedere alla politica reazionaria dell´opposizione di Berlusconi.

(materiali sulla finanziaria e sullo sciopero del 17 novembre sui nostri siti)

Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
Sede nazionale:Viale Liguria 49, 20143 Milano, tel.fax 02/8392117, slaimilano@slaicobasmilano.org http://www.slaicobasmilano.org
Sede legale:Via Masseria Crispi 4, 80038 Pomigliano d´Arco (Na), tel.fax:081/8037023, cobasslai@fastwebnet.it http://www.slai-cobas.org

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17 NOVEMBRE,SCIOPERO GENERALE !

Saremo in sciopero con il sindacalismo di base il 17 Novembre 2006 contro la Finanziaria del Governo Prodi

 

Abbiamo sempre ritenuto che il conflitto capitale/lavoro, le contraddizioni che questo genera e l’azione pratica all’interno di queste, uno dei punti fondamentali del nostro agire politico. Lo abbiamo praticato nel tempo insieme ad altri centri sociali e collettivi con la presenza, con l’informazione e il sostegno alle lotte in Italia e non solo. Abbiamo fatto una scelta di campo collocandoci all’interno di quel cosiddetto mondo dell’autorganizzazione sindacale per la convinzione che la concertazione portata avanti da CgIl, Cisl e Uil, e dai vari sindacati autonomi o corporativi, attraverso la quale sono state attuate le politiche di riorganizzazione del sistema economico-industriale, le politiche di allineamento dell’Europa di Maastricht, al fine di garantire ai padroni nostrani la loro competitività sul mercato globale, ponessero la necessità di sviluppare un percorso chiaro che, a partire dai posti di lavoro, mettesse in discussione alle sue basi il sistema stesso.
Un agire che abbiamo cercato di portare avanti con un approccio non elitario che spesso ci ha fatto essere dove le contraddizioni si manifestavano, come ad esempio nella fase delle contestazioni ai comizi confederali, da Trentin alle manifestazioni contro il primo governo Berlusconi.
Ma questo avveniva all’interno di un quadro di chiarezza, sia nell’agire sia nell’individuare chiaramente la prospettiva verso cui si tendeva. Ad oggi assistiamo, al contrario, ad un quadro dove manca proprio la chiarezza e una prospettiva certa. Assistiamo troppo spesso al perpetuarsi di una logica molto simile a quella che ha contraddistinto il periodo dei social forum. Il tutto ed il contrario di tutto, slogan generici, frutto di mediazioni all’interno del ceto politico e sindacale che si rivendica la “direzione”di movimenti o addirittura fa di se stesso movimento supposto unitario, come se la corsa alla propria rappresentazione mediatica fosse l’essenza dell’agire politico fino a spingere carrozzoni di poltronari mascherati da rivoluzionari. E’ quanto sta succedendo anche nel quadro delle iniziative sul lavoro e la precarietà.
E’ finito il momento in cui tutto andava bene contro il Governo Berlusconi. I “compagni di viaggio di ieri” al Governo, quella sinistra poco di lotta e tanto di governo, l’appoggio confederale alla Finanziaria, le generiche piattaforme contro la precarietà prive di una reale volontà di una scelta radicale in tal senso, l’appoggio alla guerra e nei fatti l’assunzione della gestione stessa delle contraddizioni che questa determina, pone anche a noi come realtà di territorio, di aggregazione politica e sociale la domanda da dove ripartire se, all’interno di quella varietà di soggetti che ci attraversa ogni giorno, vogliamo ricominciare a dare un messaggio chiaro.
Ad oggi si presenta un’occasione forse diversa con lo sciopero del 17 Novembre contro la Finanziaria del Governo Prodi indetto dopo vari anni da parte di tutto il sindacalismo di base, non dipendente da partiti che attualmente troviamo al governo. Non vogliamo con questo sopravvalutare questa unità, ma certo rappresenta un momento importante della opposizione politica e sociale contro le politiche governative che, così come ha permesso lo sciopero dei precari della pubblica amministrazione il 6 ottobre, può darle l’occasione per manifestarsi chiaramente rompendo così il monopolio della rappresentanza politica da parte di quei settori che oramai hanno esplicitato la loro collocazione.
La Finanziaria del Governo Prodi genera sicuramente questa esigenza. Non risponde alle esigenze dei lavoratori che vedono scippare il loro TFR, aumentare i contributi da versare, si aumentano i contributi per i precari e si autorizzano accordi truffa stile ATESIA o POSTE ITALIANE dove i lavoratori rinunciano a quanto dovuto per il passato irregolare per uscire dalla precarietà; non risponde alle aspettative di chi lotta e ha lottato contro la guerra perchè aumenta le spese militari, istituisce fondi speciali per le missioni militari all’estero e la cooperazione in questo campo (come quella con Israele); non ha ascoltato chi chiedeva servizi migliori e pubblici con lavoratori non più appaltati perchè con i tagli agli Enti Locali, con conseguente possibilità di aumento delle tasse comunali, si dovrà sempre più affidarli all’esterno come previsto dall’allegato Disegno di Legge che indica da esternalizzare servizi come energia e gas; non ha ascoltato le richieste degli studenti per risanare una scuola pubblica che non riesce a provvedere neanche alla manutenzione delle strutture aumentando invece i finanziamenti alle scuole private.
Il 17 novembre può essere per un momento in cui i conflitti, le aspettative mancate, la coscienza della realtà dei lavoratori si uniscono con quelle istanze di cambiamento che vivono sui nostri territori per un ambiente non più devastato dagli interessi distruttivi del profitto, per il diritto alla casa, per una scuola pubblica e un futuro non precario, con chi sta lottando e sente il bisogno di dire No ad una Finanziaria che conferma la direzione, pur con le sue differenze, intrapresa dai governi precedenti.

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Monday, November 13, 2006

[TORINO] INDYMEETING :

INDYMEETING A TORINO COME ARRIVARE, COME PARTECIPARE:

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Indicazioni per raggiungere l’Indymeeting torinese che si terra’ da venerdi’ 17 a domenica 19 novembre 2006 presso l’Asilo Squat, via Alessandria 12, Torino

 

Indicazioni per raggiungere L’Asilo Squat, via Alessandria 12, Torino
Per chi si trova gia’ a Torino e’ possibile trovare i mezzi pubblici piu’ comodi utilizzando il servizio offerto dal sito http://www.5t.torino.it/ che offre percorsi e mappe dei mezzi pubblici in citta’.

AVVISO IMPORTANTE SUI MEZZI PUBBLICI IN TORINO
Il Coordinamento Provinciale RdB ha aderito allo sciopero generale nazionale di 4 ore, indetto dal Coordinamento Nazionale Sindacati di Base per venerdì 17 novembre 2006, con le seguenti modalità:
* servizio urbano e suburbano della città di Torino (escluse le linee 43, 46b e 19): dalle ore 9.00 alle ore 12.00;
* autolinee extraurbane e linee 43, 46b e 19 del servizio urbano della città di Torino: dalle ore 9.00 alle ore 13.00;
* ferrovie (l’astensione dal lavoro riguarderà anche i servizi ferroviari sulla linea Settimo - Torino Dora - Torino P.S. - Trofarello - Chieri): dalle ore 9.00 alle ore 13.00;
* metropolitana: dalle ore 9.00 alle ore 13.00.
Sarà assicurato il completamento delle corse in partenza entro l’orario di inizio dello sciopero.
Maggiori informazioni per tutti i servizi GTT potranno essere richieste al Numero Verde GTT 800-019152.

AVVISO IMPORTANTE SUI TRENI E AEREI
Sciopero sindacati di base venerdi’ 17 novembre aerei dalle 10 alle 18, treni dalle 11 alle 14.
Sul sito di trenitalia dovrebbero essere segnalati i treni teoricamente garantiti anche in caso di sciopero alla pagina http://trenitalia.it/it/2472aee802b36010VgnVCM10000045a2e90aRCRD.shtml

PER CHI ARRIVA IN TRENO ALLA STAZIONE FS DI TORINO PORTA SUSA

LINEA CONSIGLIATA (tempo stimato 20 minuti)
Recarsi alla fermata numero 2348 - Porta Susa FS Cap. (P.XVIII DICEMBRE)
Prendere l’autobus urbano 51/ o 51 in direzione Cimitero Cap. per 7 fermate.
Scendere alla fermata Emilia.
Raggiungere a piedi la destinazione in VIA ALESSANDRIA, 12 TORINO
La fermata nella mappa e’ segnata con una linea gialla, l’Asilo con un pallino rosso
http://italy.indymedia.org/images/partenza-porta-susa-utilizzando-il-51.png

PERCORSI ALTERNATIVI
Recarsi alla fermata numero 27 - Porta Susa FS (PORTA SUSA F.S.)
Prendere l’autobus urbano 72 in direzione Bertola Cap. per 2 fermate.
Scendere alla fermata Bertola Cap..
Recarsi alla fermata numero 1642 - Bertola (V.XX SETTEMBRE / V.BERTOLA)
Prendere l’autobus urbano 57 in direzione Mezzaluna Cap. per 5 fermate.
Scendere alla fermata Parma.
Raggiungere a piedi la destinazione in VIA ALESSANDRIA, 12 TORINO

Recarsi alla fermata numero 27 - Porta Susa FS (PORTA SUSA F.S.)
Prendere la linea tramviaria 13 in direzione Gran Madre Cap. per 4 fermate.
Scendere alla fermata Rossini.
Prendere la linea tramviaria 18 in direzione Sofia Cap. per 6 fermate.
Scendere alla fermata Parma.
Raggiungere a piedi la destinazione in VIA ALESSANDRIA, 12 TORINO

PER CHI ARRIVA IN TRENO ALLA STAZIONE FS DI TORINO PORTA NUOVA

LINEA CONSIGLIATA (tempo stimato 20 minuti)
Recarsi alla fermata numero 1681 - Vittorio Emanuele II (V.XX SETTEMBRE / P.PALEOCAPA)
Prendere l’autobus urbano 11 in direzione De Gasperi per 7 fermate.
Scendere alla fermata Emilia.
Raggiungere a piedi la destinazione in VIA ALESSANDRIA, 12 TORINO
La fermata nella mappa e’ segnata con una linea gialla, l’Asilo con un pallino rosso
http://italy.indymedia.org/images/partenza-stazione-dora-utilizzando-il-11.png

PERCORSI ALTERNATIVI
Recarsi alla fermata numero 1645 - Matteotti Cap. (C.MATTEOTTI / V.VOLTA)
Prendere l’autobus urbano 57 in direzione Mezzaluna Cap. per 7 fermate.
Scendere alla fermata Parma.
Raggiungere a piedi la destinazione in VIA ALESSANDRIA, 12 TORINO

PER CHI ARRIVA IN AEREO
Treno di collegamento aereoporto Torino Caselle - Stazione FS Torino Dora.
Partenze ogni mezz’ora: dalle ore 5:13 alle 19:43 per l’aeroporto e dalle ore 6:49 alle 21:19 per Torino. Tempo di percorrenza: 19 minuti
In alternativa e’ possibile usare i BUS. Per informazioni su orari, percorsi e tariffe del bus si veda http://www.aeroportoditorino.it/IT/aeroporto/default.php?opt=bus
L’arrivo via bus e’ presso le stazioni di Torino Porta Susa o Torino Porta Nuova

Dalla stazione FS Torino Dora (tempo stimato 20 minuti)
Recarsi alla fermata numero 361 - Chiesa Salute (V.STRADELLA / V.GIACHINO)
Prendere l’autobus urbano 11 in direzione Lamarmora per 3 fermate.
Scendere alla fermata Vercelli.
Raggiungere a piedi la destinazione in VIA ALESSANDRIA, 12 TORINO
La fermata nella mappa e’ segnata con una linea gialla, l’Asilo con un pallino rosso
partenza-stazione-dora-utilizzando-il-11.png

PER CHI ARRIVA IN MACCHINA
Per arrivare in Torino e’ possibile utilizzare le mappe di http://www.viamichelin.it/ o altri siti analoghi
Una volta arrivati in Torino e’ possibile usare le mappe prodotte dal sito del tuttocitta’ (http://mappe.virgilio.it) o quelle prodotte dal sito http://www.5t.torino.it/5t/it/percorsi#A-menu )selezionando “auto privata”. L’indirizzo di destinazione e’ Via Alessandria 12, Torino

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Sunday, November 12, 2006

[DOCUMENTI] LA COMUNE DI OAXACA

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Barricate e morte a Oaxaca

AGGIORNAMENTO 2 NOVEMBRE
Le forze dell’ordine del governo messicano stanno attaccando i sostenitori dell’Appo nella città universitaria di Oaxaca. Puoi ascoltare le informazioni in diretta ascoltando lo streaming di Radio Universidad [mirror dello streaming 1-2] in spagnolo e con una trascrizione in tempo reale in inglese.

Aggiornamento ore 19.59 La polizia dentro la radio
Aggiornamento ore 22.04 La polizia si ritira dall’università
Cronaca della giornata - Comunicato APPO | Foto (da indymedia new york) | Video [1] - [2] - [3]

Traduzioni parziali e riassunti in diretta in italiano su Radio Ondarossa [Utilizzare questo mirror] e Radio Blackout che ne ritrasmette il segnale

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Nella città messicana di Oaxaca, gruppi di uomini appartenenti al Partido Revolucionario Istitucional hanno attaccato con armi da fuoco le barricate erette da settimane dalla popolazione locale, che ha cercato di difendersi. In cinque azioni simultanee, i poliziotti ministeriali , appoggiati da presunti militanti del PRI, hanno attaccato nel pomeriggio le barricate dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO), azioni dove sono morti l’attivista di Indymedia newyorkese Bradley Roland Will [1] - [2], il docente Emilio Alonso Fabián, della delegazione dei Loxicha, ed il cittadino Esteba Ruiz, oltre a 23 persone ferite da arma da fuoco.

AZIONI DI SOLIDARIETA’:
[Roma MOBILITAZIONE ALL' AMBASCIATA MESSICANA]
[Prime adesioni] - [Resoconto] - [articolo su "la Jornada"] - [FOTO 1 - 2] - [VIDEO]
[Napoli 1 - 2 - 3] - [Londra 1 - 2] - [Torino]

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Ascolta la radio in Messico [mirror - 2]
Trascrizione in inglese della diretta radio, la pagina si aggiorna in automatico ogni 20 secondi

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Saturday, November 11, 2006

SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO DEI PADRONI !

LO SCIOPERO E LE MANIFESTAZIONI DEL 17 NOVEMBRE

Sciopero generale co...
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La partecipazione di PC Rol

venerdì 17 novembre, nelle principali città d’Italia, avrà luogo lo sciopero del sindacalismo di base e di alcune realtà di movimento contro la Finanziaria che il governo Prodi sta approvando in questi giorni in parlamento.
Progetto Comunista-Rifondare l’opposizione dei lavoratori, che già ha avanzato alle forze del sindacalismo di base e alla sinistra radicale la proposta di indizione di una vera e unitaria manifestazione di lotta contro la politica rapinatrice di questo governo (ben riassunta nel testo della Finanziaria), pur valutando negativamente lo spezzettamento locale della protesta e la mancata convocazione di una unica e centrale manifestazione contro questa Finanziaria -obiettivo che continueremo a sostenere anche dopo il 17 novembre- aderisce alle manifestazioni e invita in piazza tutti i suoi simpatizzanti e sostenitori.

Piu’ in basso trovate i vari appuntamenti, città per città, di questo sciopero e il volantino che Pc-Rol distribuirà per l’occasione. Il volantino è inviato anche in allegato, in formato già impaginato e pronto per la stampa.
Per Progetto Comunista - Rifondare l’Opposizione dei Lavoratori, Roberto Angiuoni

LE MANIFESTAZIONI PREVISTE
ROMA Porta Pia ore 9,30
MILANO - Piazzale Cadorna ore 9,30
TORINO - Piazza Arbarello ore 9,30
GENOVA - Piazza De Ferrari ore 9,30
BOLOGNA - Piazza XX Settembre ore 9,30
CAGLIARI - Piazza Garibaldi ore 10.00
PADOVA - Stazione F.S ore 9,30
NAPOLI - P.zza S.Francesco (Porta Capuana) ore 9,30
FIRENZE - Piazza San Marco ore 9,30
PERUGIA - Piazza Partigiani ore 9.30
FOGGIA - Piazza XX Settembre ore 9,30
BARI - Piazza Prefettura ore 9,30
BRINDISI - Piazza della Vittoria ore 9,30
LECCE - Piazza Libertini (Poste Centrali) ore 9,30
TARANTO - Via Anfiteatro - Prefettura ore ore 10.00
CATANZARO - Piazza Monte Grappa (Giardinetti) ore 9,30
ANCONA - Piazza Diaz ore 9,30
TRIESTE - Piazza Borsa ore 9,00
PALERMO - Piazza Croci ore 9,30

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PRECARIETA’, GUERRA, PENSIONI
sciopero generale contro il governo dei padroni! Basta coi sacrifici! Per un governo dei lavoratori!

Il secondo governo Prodi, fin dalla sua costituzione, è stato un governo espressione dei poteri forti del paese, dei grandi potentati commerciali, degli industriali e dei banchieri. Un governo sostenuto dalla sinistra socialdemocratica e riformista (Prc, Verdi, Pdci, sinistra Ds) e dai maggiori sindacati del paese (Cgil, Cisl e Uil). Queste forze, politiche e sindacali, iscritte chi al governo e chi ai tavoli concertativi, stanno svolgendo a pieni voti il compito loro assegnato: tenere a guinzaglio i lavoratori e le masse popolari del paese.
Le linee generali di politica estera, economica e sociale del governo esplicitate fin dall’inizio della legislatura non lasciano dubbi sulla natura padronale e antioperaia dell’esecutivo di centrosinistra; se differenze emergono, nel metodo e nel merito, con il precedente governo di centrodestra, in politica estera come in quella economica e sociale, sono da ricondurre a diversi interessi interni al blocco borghese dominante e ai loro referenti internazionali.
Mentre il Dpef per il 2007-2011, varato all’inizio della scorsa estate, esprimeva le linee generali di politica economica e sociale, la manovra finanziaria per il 2007 che si apprestano ad approvare in parlamento rappresenta l’esplicazione fattuale di quelle linee. In politica estera, mentre la conferma della missione militare in Afghanistan rappresenta l’elemento di continuità con il precedente governo Berlusconi, la missione militare in Libano indica l’entrata in campo da protagonista dell’imperialismo italiano, concertata con i partner europei, in un quadro di competizione e collaborazione con l’imperialismo statunitense.
Il partito del presidente della camera Bertinotti e del ministro Ferrero (il Prc) ha svolto egregiamente il ruolo assegnatogli, aggiornando quanto di più negativo ha espresso nel recente passato il partito di Togliatti e Berlinguer: il mito del “partito di lotta e di governo”. Proprio nel governo e in parlamento, tutti gli esponenti del Prc hanno votato le missioni belliche dell’imperialismo italiano e nel contempo, sulla loro stampa, hanno illuso i lavoratori spacciando la Finanziaria per “equa e solidale”; e quando questa ha raggiunto, assieme alla manovrina d’estate, la cifra di 46 miliardi di euro, il Prc ha balbettato che era li per “limitare i danni”. Ma è nelle piazze che il “partito di lotta e di governo” ha raggiunto il massimo dell’ipocrisia quando, per bocca del suo segretario, Giordano, ha affermato che “la manifestazione del 4 novembre non è stata né contro né a favore del governo”, come se i precari fossero scesi a manifestare contro il destino cinico e baro.
Come la sinistra di governo (Prc, Pdci, Verdi, sinistra Ds) anche il sindacalismo concertativo (Cgil, Cisl e Uil) ha mantenuto un atteggiamento congruo al ruolo assegnatogli. Questi sindacati dopo aver ingoiato il taglio del cuneo fiscale alle imprese, l’aumento delle spese per le missioni militari all’estero, l’aumento dei contributi pensionistici a carico dei lavoratori, i tagli strutturali a carico dei settori del Pubblico impiego, Scuola, Sanità ed Enti locali, con l’accordo del 23 ottobre con Confindustria e governo realizzano lo scippo definitivo del Tfr e il lancio dei Fondi Pensione a partire da gennaio. Tutto questo dopo che con la firma del Memorandum d’intesa ponevano le basi per lo smantellamento della previdenza pubblica (aumento dell’età pensionabile e revisione dei coefficienti, ossia un nuovo taglio del 6-8 % delle pensioni che si aggiunge al taglio già operato col sistema contributivo). Infine per depotenziare la lotta del pubblico impiego sabato 4 novembre firmavano un accordo col governo sulla base di un emendamento da introdurre in Finanziaria che preveda le risorse per i contratti pubblici.
A fronte di questo quadro abbiamo ritenuto e riteniamo necessaria la presenza di un’opposizione di classe -politica, sindacale e sociale- in questo paese. Da qui non solo la nostra separazione politica e di responsabilità dal partito di Bertinotti e Giordano e l’avvio della fase costituente di un nuovo partito comunista d’opposizione, ma anche il nostro appello al sindacalismo non concertativo per la costruzione unitaria dello sciopero generale contro il governo e il padronato sulla base di una piattaforma unificante di tutto il lavoro salariato, dei disoccupati e degli immigrati.
Lo sciopero del 17 novembre poteva essere un primo appuntamento di lotta di questo percorso unitario, ma non ha avuto quella necessaria preparazione unitaria nei luoghi di lavoro, nelle categorie, nei territori. Nei fatti ogni organizzazione sindacale, firmataria dell’appello allo sciopero, ha proceduto secondo modalità organizzative sue proprie, in una logica di autosufficienza organizzativa.
La stessa mobilitazione contro il governo poteva avere maggiore risalto in presenza di un’unica ed unitaria manifestazione nazionale, in questo senso le maggiori responsabilità ricadono sulla Cub, in quanto maggiore organizzazione sindacale del sindacalismo non concertativo. Proprio la precedente manifestazione del 4 novembre contro la precarietà, malgrado le forze promotrici avessero mantenuto un profilo di pressione sul governo, aveva mostrato l’enorme potenzialità di lotta di una manifestazione concentrata. Dall’altra parte il gruppo dirigente della sinistra in Cgil, la Rete 28 aprile (che fa riferimento a Giorgio Cremaschi) ha mantenuto anch’esso un profilo di pressione sul governo; non ha mobilitato i propri militanti e quadri sindacali perché le Rsu si pronunciassero per lo sciopero generale.
Progetto Comunista Rifondare l’opposizione dei lavoratori partecipa con convinzione a questo sciopero generale, pur cosciente dell’enorme difficoltà di realizzazione, in particolare nel settore privato. Al tempo stesso ritiene che lo sciopero generale del 17 novembre sia anzitutto una tappa di un percorso di lotta deciso che deve vedere -necessariamente- tutte le forze della sinistra radicale e del sindacalismo non concertativo unite nella costruzione di una vertenza generale unificante contro questo governo e il padronato che lo sostiene. * Reali aumenti dei salari e delle pensioni, salvaguardia del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni mediante l’introduzione della scala mobile;

* Abolizione delle leggi precarizzanti, assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori precari ed estensione a tutte le aziende dell’articolo 18 contro i licenziamenti arbitrari;
* Abolizione di tutte le leggi contro gli immigrati, chiusura immediata dei Cpt;
* Riduzione dell’orario di lavoro, a parità di salario, finalizzato all’assunzione dei disoccupati e dei lavoratori precari;
* Reddito sociale ai disoccupati;
* Agibilità sindacale in tutti i luoghi di lavoro, abolizione delle quote garantite nelle Rsu del settore privato;
* Salvaguardia e ripristino del sistema pensionistico pubblico a ripartizione, controllo dei lavoratori sul proprio Tfr/Tfs;
* Salvaguardia della natura pubblica della scuola, della sanità e dei servizi pubblici essenziali;
* Tassazione progressiva dei grandi patrimoni e del capitale finanziario;
* Nazionalizzazione, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori, delle aziende che chiudono e licenziano, delle banche investite da bancopoli, della speculazione immobiliare;
* Ritiro immediato dei militari dall’Afghanistan, Iraq, Libano e da tutte le missioni all’estero, chiusura e riconversione ad uso civile delle basi militari statunitensi;
* Per un vero governo dei lavoratori, per il socialismo.

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Saturday, November 4, 2006

VOGLIAMO TUTTO ! RIPRENDERE LE MOBILITAZIONI !

NECESSITA’ DI UNA OPPOSIZIONE DI CLASSE AL GOVERNO DELL’UNIONE

 

 

Abbiamo ancora negli occhi e nella mente la propaganda che i partiti dell’Unione Prodiana hanno messo in campo nella passata tornata elettorale quando hanno riversato sul governo Berlusconi l’intera responsabilità della crescente diffusione della precarietà del lavoro. A distanza di poco più di 100 giorni dall’insediamento del governo Prodi le misure legislative finora approvate e quelle che si annunciano sono incardinate ad una linea di condotta economica e sociale attenta, esclusivamente, al risanamento dei conti dell’Azienda/Italia e all’adeguamento strutturale del capitalismo tricolore alle nuove sfide della competizione globale imperialistica.

La recente Legge Finanziaria, l’avvio dello scippo del TFR, l’annunciata nuova manomissione al sistema pensionistico e previdenziale sono tutti segnali indirizzati alla tranquillizzazione dei mercati finanziari e delle loro istituzioni sovranazionali assicurando, nel contempo, l’osservanza alle compatibilità economiche sancite dalla vigenza dei trattati e dei patti internazionali, in primis quelli dell’Unione Europea.

Certo il governo Prodi sta manifestando una capacità d’azione e di gestione più articolata di quello precedente di Berlusconi. Fin dal suo esordio, per meglio accreditare la propria immagine, l’esecutivo dell’Unione ha prodotto un articolato mix di misure propagandistiche e simboliche, come quelle contro la categoria dei tassinari o la presunta nuova tassazione dei “ceti medi” con il dichiarato scopo di accreditarsi, tra le fasce dei lavoratori, come un “governo equo e/o amico”.

Infatti la Legge Finanziaria di Prodi si picca di affrontare, seppur limitatamente, alcune questioni redistributive con la presunta volontà di intaccare, almeno formalmente, le grandi rendite parassitarie e la diffusione dell’evasione fiscale. Ma, se si osservano bene i codicilli e gli articolati della Finanziaria e se, come probabile, la discussione parlamentare accoglierà i numerosi emendamenti presentati, sotto la spinta delle proteste che le varie corporazioni professionali stanno esercitando in questi giorni, questa Finanziaria sarà qualcosa di profondamente diversa da un prodotto di una azione di qualche novello Robin Hood. Altro – quindi – dalle fantasie sui ricchi che piangerebbero o le altre stupidaggini di cui parla la miserevole propaganda del PRC.

Tale azione, naturalmente, si è intrecciata con la continuazione della pluridecennale opera di smantellamento di ciò che residua dello “stato sociale” e della vecchia rigidità del lavoro con provvedimenti che faranno avvertire i loro rovinosi effetti nel medio periodo ed attraverso il trasferimento di alcune gabelle alle amministrazioni locali e regionali.

Questo intelligente metodo di governo di Prodi punta a prevenire, per tempo, qualsiasi opposizione di carattere sindacale e politico alla sua sinistra. Una capacità – questa di Prodi and company – già testata, nelle scelte di politica internazionale di questa estate, con il rinnovato interventismo bellico in Medio Oriente e l’invio delle truppe italiane in Libano sotto la mistificante bandiera dell’ONU.

 

Non sarà facile agglutinare un consistente ed autorevole schieramento sociale caratterizzato da una politica di opposizione di classe. L’illusione e le aspettative sulle misure del governo Prodi stanno provocando una opacizzazione delle ragioni sociali e delle mobilitazioni che negli anni scorsi avevano, positivamente, caratterizzato la stagione politica.

E’ evidente che la sindrome del “governo amico” non è una categoria astratta della politica ma è una tendenza materiale, che agisce come fattore di depotenziamento e di depoliticizzazione di tutte le istanze sociali. Persino il poderoso movimento che aveva riempito le piazze “contro la guerra senza se e senza ma” ha abdicato al suo ruolo rimanendo in silenzio nonostante l’incrudirsi delle aggressioni imperialiste arrivando, anzi, con i  pacifinti di professione, al vergognoso sostegno alle scelte interventiste e militariste dell’esecutivo: dal voto obbligato e blindato in appoggio alla missione di guerra in Afghanistan al vergognoso “Forza ONU” di questa estate fino al sostegno dell’invio delle truppe in Libano e la esplicita complicità con Israele a fronte del quotidiano massacro a cui è sottoposto il popolo palestinese.

 

Sul piano sociale i sindacati collaborazionisti CGIL-CISL-UIL sostengono, nei fatti, le controriforme di questo governo e quando, a volte, alzano la voce, lo fanno, esclusivamente, perché pressati dai lavoratori. E’ il caso della FIOM la quale critica, sul piano generale, la precarietà e poi stipula centinaia di accordi peggiorativi delle condizioni di lavoro; è il caso della CGIL- Funzione Pubblica la quale riparla di sciopero mentre sta per abbattersi una vera e propria tempesta sulla intera categoria.

Inoltre, fino ad ora, continuano a funzionare i lager (i cosiddetti CPT istituiti dalla Legge Turco-Napolitano)  dove vengono rinchiusi i migranti mentre vanno avanti, con maggiore determinazione, le politiche di privatizzazione e di liberalizzazione in tutti i comparti.

 

In questo contesto la Manifestazione del 4 Novembre, anche se organizzata intorno ad obiettivi sacrosanti, si limitata però ad una contestazione dei provvedimenti di Berlusconi evitando di prendere posizione sull’insieme delle politiche e dei singoli provvedimenti del governo Prodi, rischia di caratterizzarsi solo come una mobilitazione di “pressione” verso un governo ritenuto amico affinché rimedi alle malefatte del precedente governo e corre il serio rischio di non lasciare traccia ai fini di una ripresa generalizzata di un movimento di lotta.

 

Non a caso, nel momento in cui la Confederazione COBAS ha criticato esplicitamente il Ministro Damiano, si è scatenato un ignobile linciaggio contro questo organismo con l’obiettivo non solo di emarginare una forza sindacale non compatibilizzata, ma di mettere in mora, anche preventivamente, ogni espressione critica futura verso l’Unione.

Come interpretare altrimenti le grida scandalizzate nonché servili de “il Manifesto”, le minacce da parte della segreteria della CGIL verso qualsiasi dissenso interno, la fuga dei burocrati della cosiddetta “Sinistra DS” e gli articoli preoccupati de “l’Unità”, del “Corriere della Sera” e della “Repubblica”?

Evidentemente gli apprendisti stregoni che siedono a Palazzo Chigi non hanno nessuna intenzione di rimuovere nemmeno i provvedimenti più odiosi del governo Berlusconi mentre  i loro interlocutori di movimento vorrebbero irreggimentare anche manifestazioni come quella del 4 Novembre che potrebbe catalizzare oggettivamente, come è già accaduto lo scorso 6 Ottobre alla manifestazione dei precari del Pubblico Impiego indetta dall’RdB/CUB, il crescente malcontento e l’evidente disagio sociale che si registra nei posti di lavoro e nelle città.

 

Noi ci auguriamo che durante la giornata romana del 4 Novembre sarà visibile questa acuta contraddizione, prodotto delle difficoltà oggettive di questo periodo, tra le posizioni e l’attitudine della gran parte degli organizzatori e la variegata domanda sociale presente nella piazza.

 

Questo governo, per rispondere adeguatamente alle attuali esigenze del capitalismo tricolore, deve proseguire il suo operato ben oltre la Finanziaria e si appresta a compiere scelte antipopolari di tipo strategico recuperando anche alcuni ritardi strutturali ereditati dalle incertezze mostrate da Berlusconi.

Tale, annunciata, linea di condotta non può consentire l’esistenza ed il rafforzamento di una opposizione di classe, specie se questa si manifesta nelle piazze ed attraverso la pratica del conflitto.

Assumono, quindi, crescente importanza tutte le manifestazioni e i momenti di rottura che contribuiscono ad infrangere la pace sociale favorendo l’attivizzazione, anche tendenziale, dei settori sociali, oggi dispersi e frammentati dai colpi della crisi e delle ristrutturazioni.

Quanti sono impegnati al rafforzamento dell’autonomia dei movimenti devono essere consapevoli che i problemi più scottanti si porranno a partire dal giorno dopo quando occorrerà prospettare tempi, forme e modalità di uno scontro politico e sociale che, per quanto ancora allo stato embrionale, è incompatibile con questo governo e con la sua politica “interna” ed “esterna”.

 

INTANTO LAVORIAMO, IN OGNI LUOGO E NEI DIVERSI TERRITORI, PER IL RAFFORZAMENTO DELLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE, PROCLAMATO UNITARIAMENTE DA TUTTE LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DI BASE,  PER IL PROSSIMO 17 NOVEMBRE.

 

I compagni di Red Link

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