Monday, December 25, 2006

CON LA RESISTENZA IRACHENA SENZA ESITAZIONE ALCUNA !

Con o senza Bush gli Stati Uniti non molleranno l’Iraq finché non ne saranno cacciati fuori dalla Resistenza

Il successo dei “democratici” nelle elezioni intermedie non frena la corsa agli armamenti per la supremazia militare.

La “Casa Bianca” militarizza lo spazio e minaccia il mondo.

 

Le elezioni intermedie americane del 7 novembre hanno portato i democratici al successo sia alla Camera che al Senato. Ma la sconfitta, peraltro contenuta, dei repubblicani non comporta alcun mutamento di politica, a parte qualche variazione interna, sul piano istituzionale. A dare un’occhiata ai neo-eletti nelle file democratiche balza subito agli occhi che i candidati votati sono gli elementi più moderati e conservatori dello schieramento (filopadronali, militaristi, anti-abortisti, ecc.). La maggioranza dei rappresentanti democratici milita nel fronte della fermezza anti-terroristica. Quindi la politica militarista prepotente americana in Iraq e in campo internazionale proseguirà come prima, coi necessari aggiustamenti tattici, sia coi repubblicani che coi democratici. Bush, peraltro, si è adeguato subito congedando con gli onori lo stratega dell’aggressione irachena Donald Rumsfeld, sostituendolo con Bob Gates uomo di fiducia di Beker ex consigliere di Bush padre.

E tanto per non avere alcuna esitazione su questa vittoria dei democratici e sulla loro temperatura va sottolineato che nessun democratico ha balbettato un dissenso qualsiasi nei confronti di Bush quando il 18 ottobre è stata resa pubblica la parte non riservata della “revisione della politica spaziale americana”. Ebbene nella revisione operata dalla cricca Bush, su cui i democratici sono pienamente d’accordo, è enunciato il principio unilateralista assoluto che lo spazio cosmico è il terreno della supremazia militare americana sfera degli interessi statunitensi sia di ordine egemonico sia di ordine economico sia di ordine commerciale. Quindi i democratici hanno superato nelle intermedie i repubblicani in quanto li hanno scavalcati a destra.

Tornando sulla revisione della politica spaziale va aggiunto che la Casa Bianca afferma con spavalderia e tracotanza che gli Stati Uniti non permetteranno a nessun concorrente di sfidare la loro supremazia spaziale e minaccia la distruzione di qualsiasi intruso e ogni tentativo di regolamentazione internazionale in materia. Un avvertimento così grave implica che il Pentagono dispone già di armi di distruzione di satelliti e missili, euro-asiatici e che è sulla strada di una corsa forsennata al dominio dello spazio. Pertanto, ancora una volta come sempre, è il proletariato americano che può sfidare il ricatto stellare di Bush e compari.

 

(Ass. Rivoluzione Comunista)

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Wednesday, December 20, 2006

USCITO L’ULTIMO NUMERO DI “NUOVE RESISTENTI” ….

Il Centro di cultura e documentazione Popolare, Via Reggio 14 - 10153 Torino,
ti invita alla lettura dell’ultimo numero delle “nuove resistenti” sul sito
www.resistenze. org.

I titoli di questo numero sono:

Movimento Comunista Internazionale
- Lisbona 10-12/11/06: mozione contro l’anticomunismo
- Lisbona 10-12/11/06: mozione di solidarietà con Palestina e Libano

Mondo - politica e società
- Le nostre banlieus - emergenza del sociale e periferie della politica

Antifascismo
- La documentazione del Convegno: Crimini del Fascismo e la Resistenza Antifascista

Storia
- Come sono potuti accadere i fatti di Ungheria?

Afghanistan
- Il ruolo della NATO dopo il vertice di Riga.

Bielorussia
- Il Venezuela promuove la cooperazione della Bielorussia con Mercosur

Cile
- Un ricordo di Victor Jara (video)
- Pinochet Asesino (video)

Cuba
- Prensa-latina al 16-12-06

Iraq
- Blair partecipa alla sciagurata impresa
- L’esercito segreto mercenario

Libano
- Italia e Francia: ombre inquietanti sul Libano
- Spettri balcanici sul Paese dei cedri
- Un mosaico religioso e politico
- L’esperienza del sindacato Fenasol

Messico
- Oaxaca, le ore più difficili per la APPO

Palestina
- Movimenti palestinesi in esilio ritengono illegittima la convocazione delle elezioni
- Nablus città fantasma (video)

Polonia
- Privatizzati i cantieri navali di Solidarnosc: la fine ingloriosa di un “mito”

Russia
- Due russi su tre esprimono rammarico per la dissoluzione dell’URSS

Transnistria
- Smirnov per la quarta volta presidente della Transnistria

Ucraina
- Crimea: massiccia adesione al referendum non ufficiale contro la NATO
- Le manovre contro il referendum anti-NATO

Venezuela
- Lo spirito della democrazia in Venezuela
- Il Partito Comunista triplica i suoi voti

Italia - politica e società
- L’Italia sempre più armata
- La manifestazione contro la visita di Olmert
- Il movimento contro la guerra militarismo bipartizan e politica estera italiana
- Raccolta di firme per una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova

Lavoro
- Rls-Rlst Fiom-Cgil Emilia-Romagna Sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro
- Il Sindacato chiede chiarezza sul gravissimo incidente ferroviario
- Dopo l’assemblea di Mirafiori Cgil Cisl UIL balbettano

Libri
- Adriana Chiaia (a cura di): La rivoluzione d’ottobre

www.resistenze. org

Per comunicazioni, commenti, collaborazione e contatti scrivere a
posta@resistenze. org

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Tuesday, December 19, 2006

[UNITA' COMUNISTA] ORGANIZZA UN’ASSEMBLEA PUBBLICA PER DIRE NO, ALLA FINANZIARIA DEI PADRONI !

ASSEMBLEA PUBBLICA
NO ALLA FINANZIARIA “PRODI” 2007

MARTEDì 19 DICEMBRE ALLE ORE 17.30
PRESSO LA CASA DEL POPOLO-ARCI OPLONTI
(Via Zuppetta, di fronte l’ex Comune- Torre Annunziata)

Il Governo Prodi, fin dal suo avvio, ha fatto capire benissimo che, nel Paese, non solo non sarebbero cambiate le condizioni sociali di lavoratori, giovani, disoccupati, pensionati e via dicendo, ma che il governo di centro-sinistra avrebbe semplicemente continuato la politica del Governo Berlusconi.

LE GRANDI IMPRESE E L’ESERCITO SONO I MAGGIORI BENEFICIARI DELLA FINANZIARIA E DELLA POLITICA DEL GOVERNO PRODI

Nei primi sette mesi del 2006, le sole prime 30 imprese italiane hanno avuto 23,6 miliardi di € di utili netti (+ 27,7% sul 2005) e le spese militari sono state aumentate (in particolare per il rifinanziamento della missione in Afghanistan e l’avvio di quella in Libano) di oltre 2 miliardi di euro, pari ad un + 11%.

PER I PIU’ DEBOLI, INVECE, LE COSE VANNO DIVERSAMENTE

Altro che riduzione dell’IRPEF: a causa dei tagli subiti, gli Enti locali saranno costretti ad aumentare le tasse e ad introdurne delle altre, a partire da aumenti dell’ICI e della stessa addizionale IRPEF.

I Ticket ospedalieri, fissati per alcuni interventi di pronto soccorso a 25 euro, rappresentano il primo passo verso la privatizzazione anche del diritto alla salute, solo chi è ricco potrà curarsi.

Le spese di gestione delle università e degli Enti pubblici di ricerca sono state tagliate del 10%.Secondo quanto denunciato dalla Conferenza dei Rettori Universitari, “1.800.000 studenti e migliaia di ricercatori rischiano di pagare sulla loro pelle il peso delle decisioni assunte con la finanziaria 2007”.

Dopo la privatizzazione degli aeroporti italiani - fatta sempre dai governi, nazionali e locali, di centro-sinistra - adesso è la volta dell’Alitalia. Il Governo sta per avviare un bando per favorire l’investimento di privati che dovranno acquistare il 30,1% del pacchetto azionario della Compagnia, oggi nelle mani pubbliche (49,9%) con inevitabili ricadute sul personale, che sarà ulteriormente tagliato, e sul peggioramento dei servizi e della sicurezza dei voli.

Ovviamente né la Legge 196 del 1997 (Pacchetto Treu) né la Legge 30 del 2003 (Legge Biagi) che hanno, rispettivamente, introdotto ed inasprito la precarietà del lavoro in Italia, saranno toccate.

Tutto questo avviene con la benedizione dei Sindacati Confederali e dei partiti della cosiddetta “sinistra radicale”, in maniera particolare di Rifondazione Comunista.

I LAVORATORI ED IL POPOLO DELLA SINISTRA NON STANNO PERO’ A GUARDARE

Lo sciopero, perfettamente riuscito, del 17 novembre indetto dai COBAS contro la Finanziaria, le spontanee e sentite contestazioni ai leader di Cgil-Cisl-Uil alle carrozzerie Mirafiori di Torino, quelle al Ministro Mussi all’Università di Napoli ed al Ministro Damiano all’Università di Venezia, sono solamente alcuni esempi di come non solo operai e studenti siano ancora vivi e vegeti ma che oggi è possibile, oltre che necessario, costruire da subito un’opposizione da Sinistra al Governo Prodi.

Intervengono: Peppe Raiola (Unità Comunista- Torre Annunziata), Peppe Iannaccone (FIOM Cgil), Luigi Sito (S.L.L.), Peppe D’Alesio (Unità Comunista), Mara Malavenda (SLAI Cobas), Luigi Izzo (Coop. Cantieri Navali Megaride)

Associazione
UNITA’ COMUNISTA

Calata Marinella interno Porto - Napoli
c/o Cooperativa Cantieri Navali Megaride

unitacom@yahoo. it

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Monday, December 18, 2006

FINCHE’ COMANDA LA BORGHESIA SI VA AL POTERE PER SERVIRLA !

Attaccati da destra e da “sinistra”

Cosa poteva darci chi già ci impose la riforma delle pensioni (Dini), del mercato del lavoro (Treu) e l’avvio delle privatizzazioni dei servizi pubblici? Destra e “sinistra” litigano quando si contendono il potere, poi, conquistate le poltrone, presentano sempre, allo stesso modo, il conto ai lavoratori. Da una finanziaria all’altra, ciò che a loro importa è recuperare quattrini dalle tasche proletarie e se qualche colpetto oggi va anche alla piccola borghesia è perché ormai si sta raschiando il fondo del barile. “Risanare e sviluppare” significa solo sostenere il grande capitale.

Intanto proseguono le missioni militari in Afghanistan e in Iraq e ci si avventura in Libano alla ricerca di nuovi territori di caccia per il capitale italiano. Per questo i soldi ci sono sempre! Dunque, destra e “sinistra”, espressioni entrambe della classe borghese, si alternano nel compito di conservare il capitalismo, di tentare di superare la sua crisi e di mantenere il presente ordine sociale fondato sullo sfruttamento del proletariato.

Il vicolo cieco del riformismo

Radical-riformisti e sindacati, anche quelli cosiddetti di base, invocano dall’attuale governo “risposte positive” ai problemi dei lavoratori, (precari e non), dei pensionati e dei disoccupati, agitando l’eterna illusione della “redistribuzione” dei redditi. Così facendo, seminano solo illusioni e non mettono mai in discussione il sistema capitalistico. Come si può pensare ad una redistribuzione del reddito lasciando inalterata la proprietà capitalistica? E’ proprio questa redistribuzione che il capitalismo non può fare, impegnato com’è ad accentrare ancora più ricchezza per tentare di far fronte alla sempre più aggressiva concorrenza del capitale internazionale! In quanto alla democrazia sui luoghi di lavoro invocata dai sindacati “di base”, si tratta di un’altra illusione che i fatti della politica hanno già svelato: questo sistema è fondato solo sulla dittatura della borghesia e dei suoi sostenitori. Altro che democrazia!

No, non vi sono soluzioni indolori alla crisi del modo di produzione e distribuzione capitalistico, vera causa delle nostre miserie e sofferenze. La crisi economica del capitalismo è a uno stadio avanzato e sta producendo su vasta scala impoverimento, conflitti, brutalità e guerre. Ricordiamoci che le grandi crisi economiche del passato sono sempre culminate nelle guerre mondiali!

Autorganizzare le lotte!

Come rispondere a tutto questo? Solo con l’autorganizzazione delle lotte e con la vasta mobilitazione dei lavoratori fatta di lotte che colpiscano realmente gli interessi borghesi! Dunque, operino i lavoratori più sensibili e le avanguardie per chiamare alla lotta i propri compagni! Indire assemblee, eleggere comitati di lotta contro la finanziaria, decidere insieme le iniziative di lotta più incisive e invitare i lavoratori degli altri settori a fare altrettanto. Solo a quel punto, quando in campo ci sarà un’estesa e intransigente lotta proletaria, sarà possibile la difesa del salario e delle attuali condizioni di vita! Senza mai dimenticare che qualsiasi lotta proletaria deve avere ben chiaro il fine ultimo: abolire lo sfruttamento dell’uomo, costruire una società priva di disuguaglianze e di ogni forma di violenza e affermare la collaborazione e la solidarietà internazionali dei lavoratori!

A questo programma chiamiamo le avanguardie e i giovani proletari. Per questo programma invitiamo chiunque a lottare!

Proletari di tutto il mondo unitevi contro la borghesia!

 

(Battaglia Comunista organo del partito comunista internazionalista)

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Wednesday, December 13, 2006

GLI OPERAI SONO CON NOI ! BASTA SINDACATI E GOVERNO DEI PADRONI !

I lavoratori di Mirafiori contestano duramente CGIL-CISL-UIL

La contestazione del 7 dicembre dei lavoratori di Mirafiori ai 3 segretari generali di CGIL-CISL-UIL è stata un momento importante e a nulla valgono le dichiarazioni minimaliste dei sindacati amici del “governo amico” e di certi giornali “amici”. Importante non tanto e non solo perché la contestazione è avvenuta in un luogo simbolo del mondo del lavoro, quanto piuttosto perché si è concentrata direttamente sulle questioni fondamentali oggi sul tappeto: scippo del TFR, finanziaria “lacrime e sangue”, prossima contro-riforma delle pensioni, firma senza mandato dei lavoratori, richiesta di non essere la stampella del governo Prodi-Padoa Schioppa.

Che i lavoratori vivano questa fase politica - e le misure di questo governo anti-popolare - in modo molto sofferto lo capisce chiunque abbia minimamente a che fare con i luoghi di lavoro. E lo sanno anche i 3 segretari generali di CGIL-CISL-UIL, visto che hanno sentito il bisogno di presentarsi tutti e tre a Mirafiori (dopo ben 26 anni, ovvero dalla sconfitta operaia dell’80 in cui tanta parte ebbero proprio i vertici confederali) per “spiegare” la loro linea di appoggio al governo.
Era inaspettata la contestazione? Sicuramente non se l’aspettavano i 3 segretari, ma che nell’aria ci sia un clima di forte sfiducia e di dissenso - anche se non riesce ancora ad esprimersi un modo indipendente ed organizzato - è abbastanza evidente. Questo governo ha scontentato tutti meno che industriali, banchieri e sindacati. E i lavoratori lo hanno capito benissimo, così come hanno capito che la finanziaria del governo Prodi-Fassino-Bertinotti toglie soldi dalle loro tasche per riempire quelle già piene dei padroni (che, non ancora sazi, “rilanciano” con la richiesta di “patto per la produttività”, una specie di “nuova edizione” della politica dei salari e della concertazione inaugurate con gli accordi del 31 luglio 1992 e del 23 luglio 1993.

Visto che i sindacati amici del “governo amico” non hanno intenzione al momento di consultare i lavoratori - e non c’è da stupirsi perché riceverebbero una sonora lezione, come le assemblee di Mirafiori fanno pensare - i lavoratori hanno il diritto e il dovere di prendere la parola in prima persona e far sentire il proprio dissenso contro la politica filo-industriale di Prodi, Padoa Schioppa e soci, in tutte le forme possibili e immaginabili, a cominciare dalle assemblee che si tengono sui luoghi di lavoro in cui deve essere messa all’ordine del giorno la discussione e il voto sullo scippo del TFR e sulla controriforma delle pensioni.

Ma il vero appuntamento è dal primo gennaio 2007 quando inizierà il semestre previsto per il silenzio-assenso sul trasferimento del TFR verso i fondi pensione integrativi. I lavoratori hanno la possibilità, sottoscrivendo a valanga lettere di dissenso esplicito per il trasferimento del TFR ai FPI, di mandare a tutto il “politicamente corrotto” sistema politico e sindacale, un messaggio forte e chiaro: “i soldi dei lavoratori non si toccano”. Da questa nuova trincea può e deve ripartire una stagione di autonomia e di indipendenza del mondo dal lavoro da partiti e sindacati che pensano solo ai propri interessi e non certo a quelli di milioni di lavoratori che hanno sempre più difficoltà ad arrivare a fine mese.

PRIMOMAGGIO
Foglio per il collegamento tra lavoratori, precari e disoccupati (redazione tocana)
Le sedi toscane di Primomaggio sono a
- Viareggio c/o il Circolo Iskra in Via IV novembre 51
- Marina di Massa c/o il Centro culturale Pablo Neruda in Via Stradella 57d

Ricordiamo l’assemblea di Massa: Venerdì 15 dicembre 2006 - ore 21
Saletta della CROCE BIANCA - VIA CRISPI, MASSA

primomaggio.info@virgilio.it 339 6473677 - 339 4505810
http://redazionepm.supereva.it

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Sunday, December 10, 2006

La “redistribuzione del reddito” secondo Prodi e Bertinotti.

 

Un nuovo e più giusto sistema di distribuzione è possibile solo sulla base di un diverso sistema di produzione!

Le aziende non devono fare profitti, devono produrre beni e servizi per soddisfare i bisogni della popolazione e creare benessere!

 

Con la Legge Finanziaria il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti ha predisposto mille misure adeguate per togliere alle masse popolari, ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi, per dare ai redditieri, ai parassiti, al Vaticano, alla sua corte e alla sua Chiesa, ai banchieri e ai capitalisti. Con migliaia di disposizioni di legge contraddittorie tra loro ha cercato di confondere le acque: per quanto riguarda le masse popolari, dieci disposizioni di legge che un po’ qui e un po’ là concedono in tutto cinque alle stesse persone a cui un’altra disposizione della legge toglie dieci. Il governo Berlusconi-Bossi-Fini era il governo dell’arroganza. Il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti è il governo dell’imbroglio. La borghesia cerca di far passare ora con l’imbroglio e la divisione anche quello che negli anni scorsi non è riuscita a far passare con l’arroganza e lo scontro. Probabilmente non è il governo che il Papa e la sua corte avrebbero auspicato, ma certo è quello che meglio ne imita lo stile untuoso e ipocrita. Un governo che stanzia soldi per il riarmo, che aumenta le spese militari, che compra bombardieri e costruisce portaerei, che lascia campo libero agli imperialisti USA (ampliamento della base di Vicenza e uso assolutamente libero delle basi e risorse italiane) e alla tortura (segreto di Stato sulla collaborazione con la CIA e il sequestro di Abu Omar), che annega immigrati in mare e fomenta l’immigrazione clandestina, ma nello stesso tempo si sdilinquisce a parlare di pace, di collaborazione tra i popoli e di giustizia sociale. In realtà partecipa alla corsa agli armamenti e al rafforzamento della polizia e delle misure di controllo, schedatura, infiltrazione e provocazione, recluta persone abbrutite disposte per soldi ad usare le armi contro i lavoratori e le masse popolari e ad uccidere, ma nello stesso tempo fa grandi prediche sulla pace sociale e la non violenza.

Il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti e il circo Prodi hanno bisogno di far accettare o almeno “digerire” la loro Legge Finanziaria ai seguaci dei partiti del circo e ai loro elettori. Per questo hanno fatto un gran parlare di “redistribuzione del reddito”. Parlando al pubblico, Prodi si è presentato come il Robin Hood che toglie ai ricchi e dà ai poveri, “ai più deboli”, “ai meno fortunati”. Già qui si vede che nascondono la realtà: in effetti stanno parlando dei più sfruttati e più oppressi. Con le loro sceneggiate, Montezemolo e Berlusconi gli hanno fatto da spalla, lo hanno accreditato come quello che fa piangere anche i ricchi. Bertinotti, Giordano, Diliberto e soci si sono spesi come quelli che avrebbero voluto dare ancora di più, beninteso “ai più deboli”, ridistribuire ancora un po’ più equamente il reddito.

In effetti il reddito nel nostro paese è distribuito in modo scandalosamente ineguale. Alcuni pochi hanno redditi mille e più volte superiori alla media. Molti altri hanno quasi niente. I lavori più pesanti sono i peggio pagati, e toccano ai lavoratori meno organizzati, alle donne, agli immigrati. I lavori più esposti a rischi sono riservati ai precari. La vita e la produzione sono predisposti in funzione dei più ricchi, dei parassiti, di quelli che non producono nulla. Un pugno di ricchi vive nel lusso, nello sfarzo e nello spreco. Per mantenere le sue innumerevoli ville Berlusconi spende un patrimonio, frutto dello sfruttamento dei lavoratori, dei prezzi di monopolio, delle truffe e dell’evasione fiscale. Milioni di proletari vivono in tuguri, in case malsane, in locali piccoli e spesso anche malmessi, strangolati dagli affitti e dai mutui. Molti sono senza casa. Milioni di metri quadrati di costruzioni sono disabitati e usati solo saltuariamente. La distribuzione del reddito è sempre più iniqua. Negli ultimi quindici anni con l’inflazione, la moderazione salariale, la compatibilità, il lavoro precario, il lavoro nero e la politica economica del loro governo, la borghesia e il Vaticano hanno trasferito il 10% del Prodotto Interno Lordo (PIL) dai redditi da lavoro ai profitti e rendite. Il lusso e lo spreco di un pugno di parassiti e di capitalisti aumentano sempre più a un estremo. All’altro estremo aumentano le persone in miseria e quelle che riescono a campare solo misurando attentamente tutto. Lo stipendio di Cimoli (Alitalia) ha fatto scandalo. Ma, risentito, il boiardo liquidatore di aziende pubbliche ha obiettato che molte aziende sono pronte a pagarlo anche di più per i suoi servizi da manager, che il suo reddito è eguale a quello dei suoi pari-rango. Metà della spesa pubblica va in spese di rappresentanza, in servizi prestati ai ricchi, al Papa e alla sua corte, in lussi e sprechi, in stipendi e pensioni da più di 5 mila euro al mese pagati a una folla senza fine di parassiti, in ricompense sontuose per consulenti, in tangenti, in affitti d’oro pagati ai ricchi, in acquisto di armi, in elargizioni agli amici. Per queste voci non c’è mai problema. Le spese per cui ogni anno mancano i soldi sono immancabilmente le pensioni, la scuola, l’assistenza sanitaria, i servizi pubblici, la ricerca, l’assistenza pubblica, la manutenzione del territorio e tutto quanto dovrebbe concorrere, sia pure tra sprechi, profitti e tangenti perché gestito da capitalisti, a soddisfare la massa della popolazione.

Certamente l’idea di “redistribuire più equamente il reddito” risponde a un semplice e istintivo senso di giustizia. Noi comunisti appoggiamo e promuoviamo tutte le lotte rivendicative, sindacali e politiche, delle masse popolari: per aumentare i salari e le pensioni, per migliorare e rendere gratuiti i servizi pubblici, per trasformare in servizi pubblici gratuiti le cose indispensabili per vivere dignitosamente (la casa, la scuola, il riscaldamento, il cibo, l’assistenza sanitaria, ecc.), per migliorare i redditi e le condizioni di lavoro dei lavoratori autonomi, per creare condizioni di vita e di lavoro più sane e più serene, per ridurre la precarietà e creare maggiore sicurezza. Senza queste lotte, i lavoratori e le masse popolari in generale starebbero ancora peggio di quello che stanno. Queste lotte possono essere uno strumento prezioso per unire, mobilitare ed educare al comunismo milioni di proletari e di lavoratori autonomi.

Storicamente noi comunisti siamo i più decisi fautori e promotori delle lotte rivendicative. Ma riconosciamo chiaramente che chi limita il suo programma politico a un sistema di più equa redistribuzione del reddito è un ingenuo o un imbroglione. Per redistribuire più equamente il reddito, bisogna che la ricchezza sia concentrata in poche mani. La redistribuzione del reddito implica che il reddito sia anzitutto, di prima mano, nelle mani di pochi e che i molti dipendano dalla sua “equa redistribuzione”. La redistribuzione del reddito implica conservare il capitalismo, un sistema di produzione per cui la nuova ricchezza prodotta è dei capitalisti. Non vedere più in là della redistribuzione del reddito, significa non vedere più in là del capitalismo, essere un fautore del capitalismo, del sistema della disuguaglianza e dell’ingiustizia, dello sfruttamento e dell’oppressione, mitigati dalle lotte rivendicative degli sfruttati e oppressi, dalla beneficenza e benevolenza dei padroni e dalla buona volontà delle loro autorità. Noi comunisti siamo anzitutto fautori di un diverso sistema di produzione. A questo certo si accompagna un diverso sistema di distribuzione del prodotto.

Al tempo di Robin Hood i poveri erano di regola contadini che producevano quanto era loro necessario: cibo, materiali da tessere, legna, ecc. I ricchi erano feudatari o preti che glielo sequestravano. Ma ora nessun operaio porta a casa dall’azienda quello che produce, nessuno produce da solo alcunché, in nessuna fabbrica gli operai producono tutto quello di cui un operaio ha bisogno. Ogni prodotto è il risultato del lavoro di molti lavoratori, sparsi in molte aziende. I prodotti sono proprietà dei capitalisti. Gli operai lavorano in aziende dei capitalisti, ricevono un salario e fin che basta comprano quello di cui hanno bisogno. Se i capitalisti non fanno profitti, se possono ricavare profitti maggiori altrove o in altre attività, chiudono le loro aziende e gli operai perdono anche quel poco o tanto salario che ricevono. I capitalisti hanno il coltello dalla parte del manico. Occorre un nuovo sistema di produzione, basato sulla proprietà pubblica dei mezzi e delle condizioni della produzione e sulla gestione democratica di essi e del risultato del loro impiego. Allora sarà possibile distribuire tutto il prodotto sulla base del lavoro compiuto. Su questa base è possibile creare un nuovo, stabile e più equo sistema di distribuzione. Allora non occorrerà nessuna redistribuzione. Lasciare il sistema di produzione come è, cioè nelle mani dei capitalisti e destinato quindi a soddisfare anzitutto il loro bisogno di profitti, e cambiare il sistema di ripartizione della nuova ricchezza prodotta è impossibile. Se i capitalisti non hanno quanto vogliono, non ci sarà niente da distribuire e tanto meno da ridistribuire. Proporre di cambiare solo il sistema di distribuzione e ripartizione è un’illusione o un imbroglio. Non a caso i capitalisti dicono: “Per distribuire bisogna prima produrre e per produrre bisogna che le aziende siano sane e competitive, che facciano profitti”. Ridistribuire più equamente tra tutti la nuova ricchezza prodotta, implica che essa sia concentrata nelle mani di pochi. È proporre una giustizia fondata sull’ingiustizia, il comunismo gestito dai capitalisti. È pretendere la giustizia amministrata dai viziosi, cibo costituito dal veleno.

Noi comunisti lottiamo per instaurare un nuovo sistema di produzione. Le lotte contro la borghesia e le sue autorità per attenuare le iniquità della distribuzione, per aumentare i salari, le pensioni e i redditi dei lavoratori autonomi, migliorare le condizioni di vita e di lavoro, i servizi pubblici, ecc. sono vitali e indispensabili, sono sotto molti aspetti una scuola di comunismo. Ma possiamo realizzare su grande scala e in modo stabile questi obiettivi solo se lottiamo per instaurare un nuovo sistema di produzione. Se lottiamo per fare a meno dei capitalisti e dei loro funzionari, per creare un sistema democratico di proprietà pubblica, riusciamo anche a strappare loro, finché ancora non li abbiamo vinti e “liberati” dalle loro proprietà, migliori condizioni di vita e di lavoro. Chi è convinto che non c’è altro sistema di produzione che quello diretto e impersonato dai capitalisti, che “non possiamo fare a meno dei padroni”, nelle rivendicazioni non riesce ad andare oltre i limiti che il padrone stesso direttamente o indirettamente detta. Se si sta sotto i capitalisti, per quanto si tiri la corda in definitiva bisogna ballare alla loro musica: competitività, profitti, compatibilità. Per le aziende capitaliste, i salari, le misure di sicurezza e di igiene, i dispositivi antinquinamento, il benessere dei lavoratori, ecc. sono un peso e una spesa. Non il benessere della popolazione, ma i profitti sono il vero obiettivo delle aziende capitaliste, la misura del successo di ogni azienda.

La più giusta redistribuzione del reddito proclamata da Prodi e Bertinotti di giusto contiene solo la denuncia che la distribuzione attuale è ingiusta, intollerabile. Che nessun comportamento e sentimento di giustizia può essere regola diffusa di vita in una società basata sull’attuale distribuzione. Quei signori nascondono che l’attuale ingiusta distribuzione è ineliminabilmente connessa al sistema capitalista di produzione. È a questo che bisogna attaccarsi, se si vuole instaurare una distribuzione più giusta.

Promettere miglioramenti delle pensioni minime con i proventi della lotta all’evasione è una presa in giro. Gli evasori sono i più grandi esponenti e le più autorevoli personalità della società capitalista. Il Vaticano è uno dei maggiori paradisi fiscali. L’evasione fiscale della classe dominante e dei ricchi in generale è un’espressione del parassitismo che predomina nella società borghese italiana e il nucleo duro di questo parassitismo è il Vaticano, la corte pontificia, la sua chiesa con la sua ragnatela di congregazioni e opere pie d’affari: insomma i padrini del governo. L’unica “caccia agli evasori” che il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti può fare è la persecuzione dei lavoratori autonomi, per approfondire la divisione tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, alle spalle di tutti i lavoratori.

Il Vaticano e il suo governo Prodi-D’Alema-Bertinotti partecipano con tutte le loro forze all’aggressione contro i popoli oppressi e alla guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia imperialista, diretta dagli imperialisti USA, conduce in tutto il mondo: simili predoni non possono fare alcuna equa distribuzione del reddito. Mirano solo a mobilitare una parte della popolazione italiana sotto le loro bandiere, per mettere a tacere l’altra parte e condurre la loro santa crociata contro i popoli oppressi. Ma questo è anche il loro punto debole, perché noi possiamo impedire che riescano a mobilitare una parte importante delle masse popolari ai loro ordini.

La politica repressiva che il Vaticano e questo suo governo conducono in ogni campo, il riarmo forsennato a cui dedicano le risorse del paese, il rafforzamento delle misure repressive (polizie, carceri, intercettazioni, schedature, ecc.) e la guerra per bande che conducono tra loro stessi mostrano la vera natura antipopolare del loro regime e la precarietà del loro regime.

 

La mobilitazione delle masse popolari è l’arma decisiva per impedire alla borghesia di realizzare con il circo Prodi il “programma comune” che non è riuscita a realizzare con la banda Berlusconi!

La lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista riassume tutte le aspirazioni di progresso e giustizia delle masse popolari del nostro paese ed è anche la condizione necessaria per un vasto e forte movimento di lotte rivendicative, per una più equa distribuzione del reddito!

Il consolidamento e rafforzamento della costruzione del Partito comunista a partire dalla clandestinità è il motore decisivo della crescita della mobilitazione delle masse popolari e il suo risultato più qualificato!

Costruire in ogni azienda, in ogni zona d’abitazione, in ogni organizzazione di massa un comitato clandestino del (n)PCI!

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Saturday, December 2, 2006

SUL PROCESSO A WALTER FERRARATO MILITANTE DEI (CARC) :

Sul processo a Valter Ferrarato


 

Alle 10,40 di mercoledì 29 novembre il Pubblico Ministero Basilone, l’accusatore degli antifascisti che l’11 marzo scorso tentarono di fermare una parata fascista per le vie di Milano, ha esposto, davanti al giudice del tribunale del riesame, le motivazioni del ricorso contro la scarcerazione del compagno dei CARC Valter Ferrarato, poi processato (a piede libero) e condannato a 4 anni di carcere per antifascismo con altri 17 compagni che attualmente sono sottoposti ad obblighi di firma.
Il PM Basilone ha motivato il suo ricorso appellandosi ad una “questione di principio” che, a suo dire, verrebbe confermata dalla condanna del compagno e quindi dal riconoscimento di gravi indizi di colpevolezza a suo carico. L’inquisitore di antifascisti Basilone, ammettendo però che non sussisterebbero, ad oggi, motivazioni tali da giustificare la misura di arresti cautelari in carcere, ha chiesto al giudice del riesame l’applicazione nei confronti del compagno Valter di misure alternative, lasciando intendere che “si sarebbe accontentato degli obblighi di firma”.
Il giudice del tribunale ha però fatto notare al PM che il suo ricorso era relativo al provvedimento di carcerazione di Valter e che quindi il tribunale dovrà pronunciarsi a favore o contro un ulteriore arresto del compagno membro della Segreteria Nazionale dei CARC.
Dopo che l’Avv. Giuseppe Pelazza, difensore di fiducia del compagno ha ribadito la gratuità del primo arresto, confermata dal tribunale del riesame che aveva deciso per Valter la scarcerazione e l’assurdità della successiva condanna al processo, il giudice ha congedato i presenti riservandosi per la decisione che, molto probabilmente, verrà resa nota entro una settimana circa.

Questo nuovo attacco giudiziario nei confronti di un membro dei CARC si inserisce nel contesto più specifico della ormai decennale persecuzione contro i CARC e i compagni del (nuovo)Partito comunista italiano e in generale nella campagna di controrivoluzione preventiva tesa a colpire le avanguardie di lotta e i partiti e le organizzazioni che sono o potrebbero diventare punto di riferimento e di orientamento delle lotte di resistenza che le masse popolari oppongono al procedere della seconda crisi generale del sistema capitalistico e ai conseguenti attacchi della borghesia imperialista contro le conquiste di civiltà e benessere ottenute dalla Resistenza ad oggi e contro chi combatte e contrasta con tutte le sue forze la legittimazione e lo sdoganamento del fascismo.

Fuori dal tribunale i compagni del partito dei CARC hanno organizzato un presidio e un banchetto di raccolta firme contro la persecuzione giudiziaria dei CARC e dei compagni del (nuovo)Partito comunista italiano.
L’appello al presidio in solidarietà con il compagno Valter è stato raccolto da una folta delegazione del comitato dei genitori antifascisti 11 marzo di Reggio Emilia, dall’ASP (Associazione di Solidarietà Proletaria) e da compagni di altre realtà politiche milanesi tra i quali i compagni di Proletari Comunisti e dei centri sociali Garibaldi, ORSO, Transiti, e soggettività anarchiche.
Nel ringraziare tutti i compagni e le organizzazioni intervenute al presidio in solidarietà con il compagno Valter, rinnoviamo l’appello a fare fronte comune contro la repressione e contro la persecuzione dei comunisti e degli antifascisti. Difendere i comunisti significa anche difendere gli spazi di libertà e democrazia conquistati con la guerra di Resistenza.

Comunicato del 30.11.06
Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02-26306454
Direzione Nazionale

resistenza@carc.it
http://www.carc.it

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Friday, December 1, 2006

COMUNICATO DEL PARTITO DEI COMITATI DI APPOGGIO ALLA RESISTENZA PER IL COMUNISMO

No all’allargamento

della base militare USA di Camp Ederle!

La borghesia imperialista Usa è impegnata su larga scala nella repressione della resistenza che le masse popolari, in particolare quelle dei paesi arabi e musulmani, oppongono al suo predominio.

La borghesia imperialista USA nella cosiddetta “lotta globale contro il terrorismo” gode della connivenza e della complicità di tutti i paesi imperialisti. Il governo italiano e il Vaticano sono, senza dubbio, due fra i più zelanti dei suoi complici.

Dietro ordini degli imperialisti USA i vari governi italiani hanno appoggiato e sostenuto, con largo dispendio di mezzi e di denaro pubblico, l’aggressione alla Serbia, all’Afganistan, all’Iraq, hanno stretto accordi di collaborazioni militari con Israele, si sono fatti carico degli interessi dei sionisti partecipando all’aggressione al Libano.

Questa sudditanza non è mai venuta meno qualunque fosse il colore del governo in carica. Centro-destra e Centro-sinistra (con tanto di sinistra “radicale” – PRC, PdCI e Verdi - che mugugna ma acconsente e soprattutto non partecipa attivamente alla denuncia di questa politica criminale: accordi militari segreti, sequestri CIA, inchieste contro cittadini arabi, ecc.) hanno a turno chinato il capo agli ordini del padrone americano.

La presenza delle basi militari Usa sul territorio italiano è la testimonianza più evidente di questa realtà. L’impunità di cui hanno goduto gli assassini di Ustica, del Cermis, la remissività con cui lo stato italiano ha accettato il rifiuto di qualsiasi processo ai militari USA che hanno assassinato il suo “eroe” Calipari, la libertà totale (e la piena collaborazione) concessa agli agenti americani nel rapimento di Abu Omar e tanti altri episodi confermano e sottolineano la sudditanza delle autorità e dei partiti italiani agli imperialisti USA.

Il precedente governo della banda Berlusconi ha stretto accordi segreti con il caro amico George Bush per assicurare copertura e piena agibilità agli uomini delle agenzie USA, nella “crociata contro il terrorismo”; l’attuale governo (il “democratico” governo Prodi), non solo non cancella questi vergognosi accordi segreti, ma continua ad apporre il segreto di Stato per evitare di renderli pubblici e quindi ne è diventato il nuovo garante. Questi fatti spiegano bene come l’attuale regime borghese intende la legalità, la democrazia, il diritto internazionale, i diritti dell’uomo.

L’allargamento della base militare USA di Camp Ederle si inserisce in questo stato di decennale sudditanza del governo italiano agli imperialisti USA ed è un ulteriore passo avanti per favorire lo sviluppo della guerra degli imperialisti USA contro i popoli del mondo. Rappresenta inoltre concretamente, al di là di ogni discorso fumoso, la collaborazione e la copertura dei partiti di destra e di sinistra alle “missioni” militari americane nel mediterraneo e alla guerra di sterminio che gli imperialisti conducono in tutto il mondo. Mobilitarsi contro questo allargamento e per la chiusura delle altre basi militari presenti sul territorio italiano rappresenta un obbligo di ogni sincero democratico, di ogni pacifista e di ogni antimperialista.

Il partito dei CARC sostiene la lotta contro l’autorizzazione all’ampliamento della base di Camp Ederle e per lo smantellamento delle altre basi militari straniere (a partire da quella della Maddalena); chiede che vengano resi pubblici e abrogati i recenti accordi segreti fatti dalla banda Berlusconi con gli imperialisti USA e con i sionisti (legge 17 maggio 2004, n. 94); denuncia la concreta sudditanza dello stato italiano e dei partiti di Centro destra e di Centro sinistra alla politica guerrafondaia e criminale degli USA e dei suoi collaboratori italiani.

 

Chiusura immediata di tutte le basi USA e Nato!

Ritiro delle truppe italiane dalle “missioni” di guerra!

No alla guerra imperialista!

W l’eroica resistenza irachena, palestinese e afgana!

 

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo

Sede Nazionale,Via Tanaro 7 – 20128 Milano e-mail: resistenza@carc.it sito: www.carc.it   Fip.

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INDYMEDIA CHIUDE PER RICOMINCIARE !

Indymedia-Italia a 6 anni dalla sua nascita ha bisogno di ripensare il suo modo di essere media, e per farlo ha bisogno di silenzio, di tacere, ha bisogno di ripartire senza rete e di allargare la discussione a 360 gradi.

Indymedia è nata dalle strade e dalle piazze, luoghi che hanno trovato spazio sulle diverse parti del sito: il newswire, la colonna centrale, le categorie tematiche, i dossier. Ma anche il forum e le mailing-list.
Tutto ciò Indymedia lo ha fatto mantenendo sempre il suo essere network locale/globale che torna nelle strade e nelle piazze a chiudere il cerchio.

Col passare degli anni persone e strumenti sono entrati in conflitto, e il caso più emblematico è proprio il newswire, l’area a pubblicazione libera, diretta e senza filtri (concetti alla base dell’open publishing), intorno a cui si assiste a costanti polemiche su cosa viene nascosto e perché, sulla pubblicazione di foto e filmati che mostrano i visi delle persone, o dei loro dati personali.

Anche le mailing-list sono entrate in crisi, fra scarsa partecipazione e/o difficoltà nelle discussioni, e la ricerca del consenso, ovvero l’armonizzazione delle diverse posizioni e sfumature, è diventata sempre più difficile.

Tutto questo è oggetto di riflessione continua perché il senso critico impone di (ri)mettersi in discussione, sempre, ma il rumore di fondo è assordante e c’è bisogno di silenzio. In modo da poter ascoltare, osservare, valutare e concentrare le proprie energie sulle idee che altrimenti rischierebbero di restare sommerse. Il silenzio serve a questo, e di energie e idee, parliamone insieme, ripartendo da zero.

Indymedia-Italia chiude per ricominciare.

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