Tuesday, February 20, 2007

A TORINO, MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA !

Il 24 Febbraio scendi in piazza contro i neonazisti! Mobilitazione contro la Fiamma Tricolore a Torino

E’ stato ufficialmente indetto a Torino il presidio antifascista contro il tentativo del partito neonazista Movimento Sociale - Fiamma Tricolore di sfilare per le strade di della città il 24 Febbraio. I fascisti hanno chiesto e ottenuto, per ora, un’autorizzazione dalla questura per una parata che inizierebbe alle ore 16,00 in piazza XVIII Dicembre (di fronte alla stazione Porta Susa FS) e si concluderebbe ai Giardini Lamarmora con comizio finale del noto nazista e nagazionista Boccacci e del segretario generale Romagnoli.

L’assemblea antifascista torinese, riunitasi il 15 Febbraio all’Università, ha indetto un presidio antifascista per lo stesso giorno, Sabato 24 Febbraio alle ore 15,00 nello stesso luogo scelto dai fascisti per il loro concentramento.

Piazza XVIII Dicembre deve il suo nome alla famosa strage di Torino del 18 Dicembre 1922, durante la quale persero la vita operai, ferrovieri, tramvieri iscritti al sindacato, trucidati dai fascisti da poche settimane giunti al potere. Una grossa lapide sul lato orientale della piazza, di fronte alla stazione, è intitolata ai “martiri della Camera del Lavoro torinese” morti in quella circostanza. Un’altra lapide antifascista si trova invece all’interno della stazione ferroviaria di Porta Susa, dedicata a due ferrovieri e a un partigiano uccisi dai nazifascisti il 27 Aprile del 1945, negli ultimi giorni di scontri armati della seconda guerra mondiale.

Porta Susa è un luogo di memoria antifascista e partigiana, un luogo di memoria operaia per la nostra città. Secondo i piani dei fascisti e della questura, il 24 Febbraio in quel luogo croci celtiche, saluti romani, simbologie fasciste, slogan nostalgici e razzisti dovrebbero aprire una parata di teste rasate di estrema destra proveniente da ogni parte d’Italia. Sono gli stessi che aggrediscono i migranti e che tendono vigliacchi agguati all’arma bianca alle compagne e ai compagni in diverse città d’Italia. Il movimento ha già avuto due morti, qui in Italia, a causa di queste aggressioni: Dax, a Milano, nel 2003, Renato, a Roma, nel 2006. Le antifasciste e gli antifascisti di torino intendono opporsi a questa vergogna e tenere alta la bandiera dell’antifascismo e della memoria resistente, iniziando dalla difesa dei luoghi della memoria antifascista a Porta Susa da qualsiasi atto di vandalismo o provocazione.

Una vasta rete di forze antifasciste e antirazziste comprendenti i centri sociali Askatasuna, Murazzi e Gabrio, i collettivi universitari autonomo, Scipol e “Muentzer”, gli studenti medi autorganizzati e l’Unione degli Studenti, il collettivo femminista Rossefuoco e il coordimanto torinese di Facciamo Breccia, i sindacati di base, altre formazioni comuniste cittadine, i Giovani Comunisti, la Federazione dei Giovani Comunisti Italiani e altri gruppi ancora hanno dato vita da settimane alla campagna per un Febbraio Antifascista, volta a opporsi a qualsiasi tentativo dell’estrema destra di cercare agibilità politica a Torino. Oltre a diverse occasioni di discussione e controinformazione in città, l’assemblea ha indetto il presidio contro Forza Nuova dell’8 Febbraio, che si è poi trasformato in un corteo che ha sfilato nel quartiere dove FN ha aperto una sede, e ha circondato una irrisoria “conferenza” sulle SS costretta a svolgersi nella vergogna dello schieramento di centinaia di poliziotti a sua difesa.

Ma l’appuntamento centrale è ormai quello del 24 febbraio, Porta Susa, ore 15,00, per fermare la Fiamma. Anche stavolta le antifasciste e gli antifascisti non faranno un passo indietro.

Tutte le antifasciste e gli antifascisti sono chiamati a partecipare: amare Torino, città della Resistenza, e fermare la Fiamma Tricolore, sarà tutt’uno.

Torino è partigiana

Oggi come ieri nessuno spazio ai fascisti

Sostieni la campagna per un Febbraio Antifascista!

http://autcontropotere.blog.tiscali.it

www.infoaut.org

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Wednesday, February 14, 2007

TUTTI A VICENZA IL 17 FEBBRAIO !

DIFENDIAMO LA TERRA PER UN DOMANI SENZA BASI DI GUERRA

Presidio Permanente, Vicenza 23 gennaio 2007 Dopo che per mesi Governo e Comune si sono rimpallati la responsabilità della decisione, l’Esecutivo nazionale ha ceduto all’ultimatum statunitense: «il Governo non si oppone alla nuova base Usa», ha sentenziato Romano Prodi. Dopo appena due ore, migliaia di vicentini sfilavano per le strade del centro cittadino. Chi pensava di aver chiuso la partita ha dovuto ricredersi, perché Vicenza si è mobilitata, ha Invaso le strade, ha costruito il presidio permanente. Otto mesi di mobilitazioni, culminate con la grandiosa manifestazione dello scorso 2 dicembre – quando 30 mila persone sfilarono dalla Ederle al Dal Molin, hanno dimostrato la forte contrarietà della popolazione alla nuova installazione militare. Ma il Governo, dopo aver più volte ribadito la centralità dell’opinione della comunità locale, ha ceduto agli interessi economici e militari. In tutto questo pesa come un macigno anche la posizione dell’Amministrazione Comunale che, forte dell’assenso dato dal Governo Berlusconi all’operazione, prima ha nascosto ai cittadini il progetto per tre anni e poi, snobbando la contrarietà della popolazione, lo ha approvato durante un Consiglio Comunale blindato e contestato; infine ha negato ai cittadini la possibilità di esprimersi attraverso il referendum. Nonostante tutto questo a Vicenza è successo qualcosa di nuovo: Vicenza non si è arresa alle imposizioni. In questo percorso abbiamo trovato donne e uomini, studenti e anziani, lavoratori e professionisti; li abbiamo incrociati nelle mobilitazioni, abbiamo discusso con loro alle assemblee pubbliche ed ai convegni. Insieme abbiamo costruito il Presidio Permanente, un luogo attraversato da migliaia di persone in pochi giorni. * Vicenza non si è arresa alle imposizioni. * Vicenza non vuole una nuova base militare al Dal Molin. * Vicenza si è mobilitata. Migliaia di persone hanno occupato i binari della stazione appena due ore dopo la conferenza stampa di Romano Prodi; e nei giorni successivi una serie di iniziative, dalla manifestazione degli studenti ai presidi in Municipio e in Prefettura, hanno confermato la determinazione dei cittadini. La nostra città ha riscoperto la dimensione comunitaria e popolare, ha riattivato le reti di solidarietà che in altri contesti – per esempio a Scanzano Ionico o in Val di Susa – hanno permesso di fermare dei progetti devastanti. Da ogni parte d’Italia ci è arrivata un immensa solidarietà, un caloroso sostegno. Manifestazioni e presidi si sono svoltI in questi giorni in ogni angolo del Paese. Contro una scelta contrastata dalla comunità locale ovunque si manifesta e si discute. Il nostro cammino è appena all’inizio. Nulla si è concluso con l’espressione del parere governativo. Cittadini, associazioni e organizzazioni sindacali hanno deciso di opporsi; molti parlamentari si sono auto-sospesi. Vicenza vuole fermare questo scempio, se necessario anche seguendo l’invito di molti a mettere pacificamente in gioco i propri corpi. Vogliamo dare una voce unitaria, pacifica e determinata a questo sdegno. Vicenza chiama tutti a mobilitarsi contro la militarizzazione di una città, contro la costruzione di una base che sorgerà a meno di due chilometri dalla basilica palladiana, consumerà tanta acqua quanta quella di cui hanno bisogno 30 mila cittadini, costerà ai contribuenti milioni di euro (il 41% delle spese di mantenimento delle basi militari Usa nel nostro territorio è coperto dallo Stato Italiano), sarà l’avamposto per le future guerre. Vicenza vuole costruire una grande manifestazione nazionale per il 17 febbraio; vogliamo colorare le nostre strade con le bandiere arcobaleno e quelle contro il Dal Molin, ma anche con quelle per la difesa dei beni comuni e della terra, del lavoro e della dignità e qualità della vita. Un corteo plurale e popolare, capace di aggregare le tante sensibilità che in questi mesi hanno deciso di contrastare il Dal Molin, perché siamo convinti che le diversità siano un tesoro da valorizzare così come l’unità sia uno strumento da ricercare per vincere questa sfida. Ai politici e agli uomini di partito che condividono la responsabilità di Governo locale e nazionale rivolgiamo l’invito a partecipare senza le proprie bandiere; vi chiediamo un segno di rispetto verso le tante donne e i tanti uomini che in questi giorni si sono sentiti traditi dai partiti e dalle istituzioni; vi chiediamo, anche, di valorizzare la scelta di quanti, in questi giorni, hanno scelto di dimettersi o auto-sospendersi in segno di protesta. Una protesta che, auspichiamo, dovrà avere ulteriori riscontri se il Governo non recederà dalle sue decisioni. Noi siamo contro il Dal Molin per ragioni urbanistiche, ambientali, sociali; ma, anche, perché ripudiamo la guerra. Proprio per questo non accettiamo alcun vergognoso baratto con il rifinanziamento della missione in Afghanistan. La nostra lotta non si è esaurita.

 A Vicenza, il 17 febbraio, contro ogni nuova base militare, per la desecretazione degli accordi bilaterali che regolano la presenza delle basi, per la difesa della terra e dei beni comuni, per un reale protagonismo delle comunità locali e dei cittadini. Il futuro è nelle nostre mani: difendiamo la terra per un domani senza basi di guerra.

Il 17 febbraio tutti a Vicenza !

 

da tutta Italia sono stati organizzati pulman e treni per poter aderire all’iniziativa l’invito è di informarsi nei principali centri sociali e reti di movimento delle vostre città altr: www.informa-azione.info www.infoaut.org oppure http://autcontropotere.blog.tiscali.it ancora www.autprol.org

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Recessione e repressione

Nelle ultime settimane perquisizioni e arresti sono aumentati in tutta Italia: da Bologna a Lecce, da Cagliari a Genova, da Trieste a Viterbo, da Torino a Foggia. Vengono colpiti anarchici, compagni, avanguardie e militanti di diverse aree politiche principalmente con l’uso dei reati associativi. Non si tratta di piccoli numeri perché a ogni operazione di polizia e magistratura vengono effettuate decine e decine di perquisizioni. Una vera e propria guerra preventiva da parte dello stato della borghesia e dei suoi apparati contro la possibilità di sviluppo di qualsiasi percorso che metta in discussione l’ordine vigente. Questi attacchi, che mirano a fare terra bruciata attorno all’idea della possibilità di cambiamento radicale della società, non sono fulmini a ciel sereno: il vento di tempesta soffia da tempo. Anche a livello di massa viene sempre più usato il bastone contro le lotte popolari che nascono in risposta alle condizioni di vita precarie imposte dalla crisi: uno stillicidio di denunce per chi si è mobilitato contro la guerra, migliaia di tranvieri denunciati per sciopero “selvaggio”, centinaia e centinaia di lavoratori e operai (Fiat, Alfa, Thyssen Krupp) denunciati per blocco stradale. E ancora: denunce e condanne per occupazioni di case, per iniziative contro i Centri di Permanenza Temporanea (CPT), per antifascismo, per mobilitazioni di disoccupati e di precari. Ci sono più di 8 mila procedimenti penali pendenti per “reati” che riguardano lotte rivendicative. A tutto ciò si affianca la campagna reazionaria, a sostegno della guerra imperialista, contro il “terrorismo islamico” fatta a suon di arresti nei confronti di immigrati che vivono in Italia. Ciò che sta succedendo non è frutto principalmente della cattiveria della destra al potere, come sembrano credere coloro che nei “movimenti” oggi chiedono l’indulto o l’amnistia per i reati relativi alle lotte sociali, illudendosi che tale richiesta possa essere accolta dalla “sinistra”, soprattutto se andrà al governo. Questa storia è già stata scritta con la pesante politica repressiva che la “sinistra” ha usato ogni volta che è andata al potere e oggi, a Bologna, Cofferati ne porta il testimone con il suo lugubre motto: “legge, ordine e produttività”. Ciò che sta accadendo deriva dalla crisi del capitalismo e dalla conseguente guerra imperialista in corso. Infatti, nel fronte interno degli stati imperialisti, le contraddizioni e la lotta di classe tendono a radicalizzarsi e ad ampliarsi. È un conflitto interno che si aggrava ulteriormente a causa dell’avanzare della crisi economica e in particolare per l’entrata dell’economia italiana in una fase di dichiarata recessione. In questa situazione, le masse avranno come arma sempre più importante la protesta per difendere le loro condizioni di vita e, sempre di più, lo stato brandirà il bastone come unico strumento a tutela degli interessi dei padroni perché non ci sono più carote da distribuire. La sinistra borghese è già pronta a usarlo come lascia presagire Montezemolo, con gli assensi compiaciuti di Fassino, quando dice: “Servono scelte coraggiose anche se impopolari e per questo serve una classe dirigente forte (…)”. La recessione, dunque, porta all’inevitabile aumento della controrivoluzione e della repressione, ma, allo stesso tempo, porta all’aumento della lotta di classe. I comunisti devono porsi sul terreno della lotta ideologica e pratica per sviluppare l’organizzazione adeguata a questa situazione sia per la difesa delle conquiste sul piano particolare e immediato della lotta, sia per quanto riguarda la prospettiva di cambiamento rivoluzionario dell’intera società. Solo imboccando la strada della costruzione dell’organizzazione si può far fronte al nemico di classe che punta all’eliminazione dei suoi oppositori.

 

(RIVOLUZIONE COMUNISTA-per la costruzione del partito comunista) www.rivoluzione.info

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Tuesday, February 13, 2007

LIBERTA’ PER I COMUNISTI COLPITI DALLA REPRESSIONE !

Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Direzione Nazionale
 Comunicato del 12.02.07
 
All’alba del 12 febbraio le forze della repressione hanno attaccato numerosi compagni e organizzazioni del movimento comunista del nostro paese.
L’operazione repressiva è stata condotta nelle città di Padova, Milano,Trieste e Torino.

Dalle prime notizie stampa si apprende che sono stati arrestati 15 compagni legati al Centro Sociale Gramigna di Padova, al Centro Proletario Ilic e al Centro Sociale La Fucina di Milano e ai Comitati Proletari per il Comunismo  di Padova.

L’inchiesta in base alla quale il Gip Giudo Salvini ha firmato i provvedimenti è stata avviata nel 2004 dal pubblico ministero Ilda Boccassini.  L’accusa è, come al solito, associazione sovversiva con
finalità di terrorismo.  A pochi giorni della manifestazione contro l’allargamento della base USA di Vicenza parte l’ennesima caccia al “terrorista”, al “nuovo terrorismo”. Al ministro dell’Interno del governo di Centro sinistra, Amato, si unisce “nel plauso alle forze dell’ordine per la
brillante operazione”, l’ex Ministro del governo Berlusconi, Pisanu, già promotore di decine di inchieste dello stesso tenore, sostenitore del rapimento  e della deportazione di Abu Omar e di altre brillanti operazioni.

Questa azione è l’ennesimo atto di persecuzione contro chi rappresenta un punto di riferimento per le masse popolari, contro chi lotta per superare questo sistema borghese di sfruttamento e miseria e guerra.
La borghesia imperialista italiana, al soldo di quella USA, mette al servizio di quest’ultima il suo territorio e le sue risorse e le usa direttamente per massacrare i popoli oppressi in ogni angolo del mondo. Annega e lascia annegare migliaia di migranti che fuggono dai paesi sconvolti e distrutti dallo sfruttamento e dalla guerra che essa stessa provoca e alimenta. Riduce alla miseria e all’indigenza milioni di famiglie.
Usa i manganelli, i processi e la galera contro i lavoratori che lottano per un salario e una vita dignitosa. Spende milioni di euro all’anno per spiare, pedinare, inquisire, sequestrare, montare inchieste e processi contro i comunisti, gli antifascisti, gli antimperialisti e gli anarchici.
Tutto questo perché il marcio sistema capitalista diretto dalla borghesia non sta in piedi. È superato e distruttivo. Inevitabilmente contro questo sistema si svilupperà sempre più una resistenza delle masse popolari che si oppone al suo mantenimento. Inevitabilmente da questa resistenza nasceranno sempre più numerosi coloro che, oltre a resistere, si organizzano e lottano
per il superamento del sistema capitalista e per l’instaurazione di nuovi paesi socialisti che avanzano verso il comunismo!
La borghesia imperialista con i suoi cani da guardia si accanirà sempre più contro i partiti, le organizzazioni e i compagni che lottano e che non cedono alle sue minacce, ma non potrà impedire la rinascita del movimento comunista che avanza in tutto il mondo, che avanza anche grazie alla repressione e all’oppressione sulle masse popolari. Non potrà impedire la
nascita e il rafforzamento di nuovi partiti comunisti.

Quest’ultima operazione repressiva è scattata proprio alla vigilia dell’importante manifestazione di Vicenza del 17 febbraio contro la base USA: un monito contro quanti intendono dimostrare contro la sudditanza del governo del nostro paese agli imperialisti USA. Non facciamoci intimidire!
Partecipiamo e facciamo partecipare ancora più numerosi a questa importante
manifestazione!

 Solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione!


Libertà per i compagni arrestati!
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Tuesday, February 6, 2007

NO ALLE BASI DI GUERRA !

IL 17 FEBBRAIO A VICENZA SI SVOLGERA’ UN GRANDE CORTEO NAZIONALE CONTRO L’IPOTESI DI ALLARGAMENTO DELLA BASE U.S.A. (TRA L’ALTRO PARTECIPERANNO ANCHE PRC E PdCI, CHE DA UNA PARTE SOTTOSTANNO AI VOLERI DEL “GOVERNO” DALL’ALTRA FA FINTA DI LOTTARE CONTRO DI ESSO). NOI CREDIAMO CHE QUESTA INIZIATIVA SIA MOLTO IMPORTANTE, DA UNA PARTE PER LA POPOLAZIONE DI VICENZA CHE SI VEDE TOGLIERE  TERRENI IMPONENTI DEL PAESE PER ALLARGARE, E RIBADIAMO ALLARGARE UNA BASE CHE GIA’ ESISTEVA, COMPROMETTENDO NON SOLO L’AMBIENTE,  MA ANCHE LE ABITUDINI DELLA POPOLAZIONE, IN QUANTO SE L’ALLARGAMENTO RIUSCIRA’ SONO PREVISTI ARRIVI PER CENTINAIA DI SOLDATI U.S.A., NONCHE’ ARMAMENTARI VARI E MEZZI MILITARI, INSOMMA VICENZA E’ DESTINATA A DIVENTARE QUASI PER INTERO UNA VERA E PROPRIA BASE AMERICANA, DALL’ALTRO E’ IMPORTANTE ESSERE ALL’INIZIATIVA PER DIRE NO A TUTTE LE BASI U.S.A., E PER RIBADIRE A QUESTO PSEUDO GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA CHE NON SIAMO UN SATELLITE DEGLI STATI UNITI! E RICORDIAMO CHE QUESTO STESSO ESERCITO DEGLI STATI UNITI CHE TANTO RIVENDICA LA SUA BASE E IL SUO AMPLIAMENTO, E ‘ STATO CARNEFICE DELLA GUERRA IN IRAK CHE STA’ PORTANDO A MIGLIAIA DI VITTIME INNOCENTI TUTTI I GIORNI, (NON CHE SADDAM SIA UN SANTO), CHE HA TORTURATO ED UCCISO CENTINAIA DI PRIGIONIERI POLITICI, CHE DETIENE ANCORA UN NUMERO IMPRECISATO DI DETENUTI NELLE SQUALLIDE CARCERI DELLA BASE USA DI GUANTANAMO A CUBA, IN CONDIZIONI DISASTROSE, AL LIMITE DELL’IMMAGINABILE, AL LIMITE DEL DIGNITOSO, CON LA CONSAPEVOLEZZA E IL BENESTARE DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI. QUESTO STESSO ESERCITO CHE PER ANNI NON HA FATTO ALTRO CHE VITTIME INNOCENTI, DAL VIETNAM, ALL’AFGHANISTAN, PASSANDO COME DETTO ALL’IRAK.

CONTRO QUESTI ESERCITI, CONTRO QUESTE GUERRE SAREMO PRESENTI COME COLLETTIVO DI UNITA’ PROLETARIA AL GRANDE CORTEO NAZIONALE DI VICENZA PER IL 17 FEBBRAIO 2007, INVITANDO TUTTO IL PROLETARIATO, I LAVORATORI, I GIOVANI E GLI STUDENTI AD UNIRSI A QUESTA MOBILITAZIONE POPOLARE E DI MASSA !

NO BASI ! NO GUERRE !

 

 

COLLETTIVO di UNITA’ PROLETARIA

 

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Nessuna discontinuità con il governo Berlusconi !

Il governo rifinanzia la missione di guerra in Afghanistan La “sinistra radicale” si astiene ma non lascia il governo. Rinnovate tutte le missioni D’Alema: “ritirarsi è impensabile” Il 26 gennaio, a notte fonda, al termine di un’estenuante trattativa con i tre ministri della “sinistra radicale” Pecoraro Scanio (Verdi), Ferrero (PRC) e Bianchi (PdCI), che per non compromettersi con un sì o con un no hanno preferito alla fine non partecipare al voto, Il decreto che rifinanzia per tutto il 2007 la missione di guerra in Afghanistan e gli altri interventi militari all’estero è stato approvato dal Consiglio dei ministri, in tempo affinché il ministro degli Esteri D’Alema potesse volare al vertice Nato di Bruxelles con la liete novella per la sua “amika” Condoleezza Rice. E così un altro miliardo e passa di euro, che potrebbe essere speso per pensioni, scuole, ospedali, trasporti e altri interventi per migliorare la vita delle masse italiane e anche per veri aiuti ai Paesi più poveri, viene inghiottito dal pozzo senza fondo delle sempre più numerose e costose operazioni di guerra travestite da “missioni di pace” internazionali, a cui l’imperialismo italiano smania di partecipare per guadagnarsi il suo “spazio vitale” tra le grandi potenze mondiali. A fare la parte del leone è la neonata missione in Libano, con 386 milioni di spese militari e 30 per la cooperazione, seguita a ruota dalla missione Isaf (Nato) in Afghanistan, aumentata a 313 milioni per le spese militari e 30 per la cooperazione. E la sproporzione tra gli stanziamenti per la guerra e quelli per la cosiddetta cooperazione la dice lunga sulla vera natura di tali “missioni di pace”! Altri 170 milioni di euro vanno a rifinanziare le diverse missioni nei Balcani (Kosovo, Bosnia, Albania), mentre malgrado il recente ritiro oltre 10 milioni andranno ancora a finanziare i militari italiani rimasti in Iraq ad addestrare il personale militare e di polizia, più altri 30 miliardi per la cosiddetta cooperazione col governo fantoccio di Baghdad. Ci sono persino 10 milioni stanziati per finanziare la “forza internazionale di pace” in Somalia, pur di rimettere un piede anche in quella ex colonia italiana. Continuità della politica interventista italiana Se a tutto questo si aggiunge il consistente aumento delle spese militari inserito nella Finanziaria e il regalo di Vicenza agli Usa per farne la loro più grande base europea avanzata verso il Medio Oriente e l’Africa (e già circolano voci sull’ampliamento anche di Sigonella), dovrebbe ormai essere chiaro anche ai sassi che in politica estera e militare (ma non solo), non c’è nessuna “discontinuità” tra il governo dell’Unione della “sinistra” borghese e il governo Berlusconi. La cui politica militarista, interventista e guerrafondaia il governo Prodi sta proseguendo in pieno, e anzi accelerando, tanto da aver portato il rifinanziamento di tutte le missioni di guerra da semestrale ad annuale. Lo ha riconosciuto anche il caporione fascista Fini davanti alla Rice a Washington, esaltando la “continuità” della politica estera italiana che “si è sempre mossa - ha detto il predecessore di D’Alema - su tre grandi filoni principali: multilateralismo, europeismo e atlantismo”, e ammettendo che “l’unica differenza tra noi e la sinistra” è consistita nella scelta di “assumersi responsabilità” anche quando l’Onu, come sull’Iraq, “andava in direzione diversa”. Ma per quanto questa continuità tra i due poli del regime neofascista risulti evidente, la “sinistra radicale” finge di non vederla, non ne trae le debite conseguenze uscendo dal governo, e continua invece a coprirlo a sinistra limitandosi a implorare da Prodi, D’Alema e Parisi uno straccio di “segnale di discontinuità” che possa giustificare in qualche modo la sua permanenza in un governo che ha già tradito tutte le promesse di cambiamento e si è ben meritato il titolo di “governo di guerra” da parte della sua stessa base elettorale. La stessa decisione dei tre ministri di non partecipare al voto, dopo che D’Alema aveva battuto i pugni sul tavolo sentenziando che “ritirarsi in modo unilaterale dall’Afghanistan è impensabile in tutte le sedi internazionali”, è stato solo un espediente opportunista per salvarsi in qualche modo la faccia senza causare veri pericoli per la stabilità del governo. “Non si prepara un dissenso o contrarietà in parlamento, e dai ministri che non hanno partecipato al voto sono arrivate dichiarazioni di completa solidarietà alla politica del governo”, ha dichiarato infatti Prodi soddisfatto alla fine della riunione. “Non c’è lacerazione. La posizione dei tre ministri è stata costruttiva, c’è una riserva ma l’intenzione di arrivare a un punto di consenso finale in parlamento, magari con un ordine del giorno”, gli ha fatto eco D’Alema. “C’è qualche passo in avanti. Per questo non abbiamo votato no, adesso si tratta di continuare a lavorare”, ha convenuto con loro il ministro Ferrero. “Il decreto non è una fotocopia di quello di luglio perché altrimenti non l’avremmo votato. Manca però l’exit strategy, una svolta che costruiremo in parlamento”, ha ripetuto con lui Pecoraro Scanio. Le ridicole “condizioni” della “sinistra radicale” Il “passo avanti” che a detta dei due ministri farebbe di questo decreto di rifinanziamento non una fotocopia di quello passato col voto di fiducia lo scorso luglio, sarebbe costituito dall’aumento dei fondi per la cooperazione in Afghanistan (stornando una parte di quelli per l’Iraq) e dalla cancellazione del riferimento alla missione “Enduring freedom”, per cui tutti i soldi ora andrebbero alla missione Isaf, guidata dalla Nato ma “per conto” dell’Onu. Ma a parte il fatto che rimangono ancora oltre 8 milioni di euro per la partecipazione alla missione aero-navale Nato “Active endeavour”, decisa nel 2001 da Usa e Gran Bretagna senza copertura Onu, non si capisce dove mai starebbe il “passo avanti”, visto che la catena di comando dell’Isaf fa capo comunque ai generali del Pentagono e a Bush. I quali, per di più, hanno già fatto sapere ai loro alleati della Nato di volere altre truppe e finanziamenti per una grande offensiva militare contro i ribelli per “vincere” la guerra sul terreno: altro che “cooperazione” e “iniziative politiche”! D’altra parte è completamente naufragata nel ridicolo anche l’altra condizione che la “sinistra radicale” aveva posto a Prodi e D’Alema per approvare il rifinanziamento della missione, e cioè la “conferenza internazionale” sull’Afghanistan che il ministro degli Esteri aveva promesso di sostenere in sede Nato: cosa che ha provato svogliatamente a fare incontrando l’indifferenza generale dei suoi colleghi europei, impegnati semmai a fronteggiare le pretese americane di maggior impegno militare e finanziario, e ottenendo solo la cortese quanto gelida “attenzione” della Rice. Per cui non gli è rimasto da portare a casa altro che un ridicolo: “non ha reagito negativamente”, a proposito dell’accoglienza riservata dal segretario di Stato americano alla sua proposta di conferenza. Dunque, stando così le cose, di quali “modifiche”, di quali “miglioramenti” del decreto in parlamento, di quale “exit strategy” va blaterando la “sinistra radicale”? Il rinnegato D’Alema è stato chiarissimo: “Abbiamo fatto il massimo, possiamo apportare qualche modifica minima ma l’impianto del provvedimento non può cambiare. Con la politica estera non si scherza”, ha tagliato corto avvertendo gli alleati della “sinistra radicale” a non tirare troppo la corda. Del resto quest’ultima se ne guarderà bene, e avrebbe già capitolato volentieri, come ha ammesso candidamente Diliberto con Prodi, se non ci fosse di mezzo la manifestazione nazionale a Vicenza del 17 febbraio e la paura delle conseguenti contestazioni della piazza. Tutte le dichiarazioni dei leader della “sinistra radicale” lasciano capire che, sia che si trovi un accordo preventivo, sia che Prodi ricorra al voto di fiducia, essi non si sognano neanche lontanamente di far cadere il governo per Kabul. Neanche se questo dovesse salvarsi coi voti della destra, che ha già annunciato che darà il suo sì al provvedimento purché non ci sia il voto di fiducia; Bossi e Casini hanno detto che lo darebbero addirittura anche in quest’ultimo caso. Che si assisterà ad un altro calabrache della “sinistra radicale” e relativo inciucio della maggioranza con l’”opposizione” lo ha auspicato in maniera chiara anche l’imbroglione trotzkista Bertinotti: “Non sempre si può vincere, e io preferisco vincere sul sociale”, ha raccomandato ai suoi il nuovo guardiano della Camera. E Russo Spena, sulla sua scia, gli ha subito fatto eco: “Non sarebbe un dramma se il decreto passasse con maggioranze variabili”. Persino il trotzkista del PRC Turigliatto, che ha annunciato voto contrario al Senato per rispettare la promessa fatta a luglio che quella era l’ultima volta che votava la missione in Afghanistan, ha convenuto con la capogruppo dell’Ulivo, Finocchiaro, che “se l’Unione ottiene qualche voto della Cdl non è un dramma”. IL BOLSCEVICO (PMLI)
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