Thursday, May 31, 2007

RIVOLTANDO LE STRADE DI AMBURGO…

Finalmente succede qualcosa

Siamo di nuovo in circolazione. C’e’ voluto un po’ di tempo e siamo fuori forma, ma ci stiamo rimettendo in sesto velocemente. Dopo aver cordonato una manifestazione legale e autorizzata per cinque ore filate, non ci stavamo piu’ dentro. Era la prima mossa nel riscaldamento in vista del summit g8 a Heiligendamm, e volevamo tutti cominciare con il piede giusto. La citta’ di Amburgo voleva mandare un messaggio al mondo chiaro e tondo: “abbiamo i manifestanti violenti sotto controllo al 100%”. I poliziotti avrebbero solo dovuto mantenere la calma, agire con disciplina e tutto sarebbe filato liscio. I manifestanti, dal canto loro, volevano ribaltare la citta’, volevano mostrare al g8 che non e’ il benvenuto e che tutti coloro che vogliono ospitare il summit pagheranno caro la decisione. Tra i mille vestiti di nero nelle prime file e le altre migliaia dietro di loro, la tensione era palpabile. Le grida “fight the system, fight the state, fight capitalism, fight g8″ scandivano la determinazione dei manifestanti. Chi sarebbe partito per primo? Gli sbirri avrebbero usato gli idranti? Gli anarchici avrebbero rotto gli indugi e cominciato la bambola?

Il G8 2007 sara’ la salva di apertura di un nuovo ciclo di lotte contro il capitale, magari quello definitivo considerata la crisi ecologica senza via d’uscita a cui si sta facendo fronte? Da due anni il movimento autonomo in Germania e in particolare il Network Dissent si stanno organizzando per la prossima settimana di azioni. La posta non e’ mai stata cosi’ alta: fino ad oggi la “Guerra al Terrore” ha oscurato la freschezza del movimento, ma in Germania anarchici e autonomi potrebbero riconquistare il palco della storia con una vittoria decisiva contro il capitale.

Muoviti, svelto. Fermo. Tira, lancia. Tira su quel legno. Corri. Gira, li’! Occhio alla Snatch Squad. Quali sono? Quelli vestiti di nero con dei rombi rossi sulla schiena. Merda, eccoli… Sono loro che cercheranno di arrestarti. Muoviti! Ma chi sono quegli altri? Non ti preoccupare, sono i verdi. I verdi? Si, verdi, sono come la guardia nazionale. Non ti arresteranno, magari pero’ ti menano un po’. E quelli? Chi? Quelli con la divisa verde scuro e blu scuro. Ah, quelli… Quelli sono qui per fermarti.. Fai attenzione.

La moderna incarnazione del movimento autonomo e’ anarchica, giovane piu’ o meno, e parecchio punk. Anche se il movimento e’ rifluito un po’ negli ultimi anni, sembra che l’arrivo del g8 in germania, con i raid della polizia di maggio contro i centri che organizzavano la protesta abbia unito lo spesso diviso e autocritico movimento Autonomen. Nonostante il risentimento della polizia, i raid hanno avuto anche l’effetto collaterale di creare maggiore simpatia nei confronti delle mobilitazioni da parte dei media popolari, come anche dell’opinione pubblica. Inoltre, nella “Rossa Amburgo”, patria di insurrezioni, pirati, e un noto torneo di calcio antifascista, e’ difficile distinguere gli abitanti della zona dai black block.

Shhhhhhh. Cosa? Stai fermo, ci stanno cercando. Fermo… Fermo… ORA!

La polizia e’ nervosa, molto nervosa. E ha ragione. Per mesi, le macchine degli agenti sono state bruciate, e ora stranieri da tutto il mondo stanno convergendo su Amburgo, nell’ex teatro Rote Flora occupato da quasi venti anni. La dinamica della polizia e’ quantomeno freudiana: la polizia vorrebbe liberare il proprio subconscio fascista e ripulire le strade di tutti i manifestanti. Per fattori quali l’opinione pubblica e la loro brutalita’, che stanno tornando loro indietro come un boomerang nelle corti tedesche, la polizia non puo’ semplicemente spiaccicare a terra i manifestanti senza un pretesto. Quindi, gli agenti esprimono la loro frustazione con una attenzione anale ai dettagli sulle piu’ piccole regole circa le dimensioni degli striscioni, il travisamento, e cosi’ via. Spesso fermano un corteo per trenta minuti per la minima infrazione alle loro “regole”.

Il ponte era una trappola, lo sapevamo tutti. E’ esattamente dove ci volevano e noi ci eravamo finiti con tutte le scarpe. Ovvio… qualche fuoco d’artificio era partito, qualche pietra era volata sopra le teste degli sbirri, e un paio di arresti erano riusciti a farli… Era la loro tana, era il minimo che potesse accadere. Non avevamo una possibilita’ su un milione. Cosa? Il convergence center… l’occupazione. Hanno circondato il Rote Flora. Entreranno? Non penso… Se ci provano non finisce bene per nessuno, neanche per loro. Stanno tirando su le barricate, piazzamoci dietro. Arrivano gli idranti… Beh, muoviti! Di qua, in questa vietta… Ci siamo tutti?

Questo sta portando quasi tutti i cortei o le manifestazioni a diventare un esercizio di frustrazione, una partita di scacchi in cui entrambi i giocatori cercano di piegare, senza spezzare, le regole attraverso un processo di negoziazione molto rigido. Almeno fino a che infrangere le regole diventera’ un vantaggio. Mentre marciano, gli anarchici tedeschi si imbarcano con la polizia in una serie di trattative molto caute, fino a che la manifestazione arriva piu’ vicino possibile al vero obiettivo (per esempio il distretto finanziario, una manifestazione fascista, o in questo caso il summit EU-ASEM nel municipio), e a quel punto il gioco e’ fatto. La manifestazione diventa aggressiva nei confronti dei ranghi della polizia, cercando di fare danni lasciando il percorso ufficiale in blocco, o di dividersi in piccoli gruppi per costruire barricate e attaccare le auto della polizia. Sembra esserci anche una certa tradizione di ritrovarsi la notte dell’azione per ulteriori danni nelle strade.

Penso di essere in trappola. Non panicare, guardati attorno! Faranno un arresto di massa. Ok, sbirri vestiti di nero di la’, proviamo ad andare di la’, sbirri in verde, non si passa. Gira dall’altra parte, sbirri in blu. Ok. Circondati. Dov’e’ il mio gruppo? Non importa, devo trovare una via d’uscita. Opzione 1: unirsi al black block e cercare di aprirsi una via con scontri. Opzione 2: fare il finto tonto e cercare di svignarsela. Vediamo se funziona.

Le tattiche della polizia in Germania sembrano essere una combinazione di guerra psicologica e dimostrazioni di forza, con una certa enfasi sull’aspetto dimostrativo, dato che non sembrano in grado di agire a meno di essere provocati e non sembrano procedere generalmente ad arresti di massa, ma semplicemente circondano la manifestazioni su tutti i lati per “mantenere tutto in ordine”. La polizia puo’ essere divisa in gruppi. Primo c’e’ la polizia federale e quella locale che vestono di verde e di blu. All’interno di questi gruppi si possono riconoscere quelli con la A sul casco che sono i poliziotti da caserma, con poca esperienza. Il vero motivo di preoccupazione pero’ e’ la sorveglianza intensa fatta dalla polizia (anche se a differenza che in Gran Bretagna senza l’uso di telecamere a circuito chiuso), che fa ampio uso di poliziotti in borghese all’interno dei cortei ai fini dell’identificazione di chi ha infranto la legge, e di poliziotti dotati di videocamere ai margini del corteo (che sono addestrati a filmare i particolari dei membri del blocco, come ad esempio le scarpe). Ci sono anche le unità di individuazione (“Snatch Squad”) che sono vestite completamente di nero e che sono addestrate a penetrare velocemente e violentemente all’interno del corteo per arrestare persone particolari, come un branco di squali. Per quanto brutto sembri, e’ importante notare che le procedure che la polizia tedesca usa nel controllo della folla sono abbastanza prevedibili e fino a che uno rimane in gruppi molto stretti, e’ difficile essere pescato dalle “Snatch Squad”. La polizia tedesca e’ ben lungi dall’essere invincibile, nonostante voglia far credere a tutti il contraio, e si puo’ prevalere sulle loro tecniche.

Vicino… ci sono andato troppo vicino. Saremmo venuti a riprenderti. Cosa? E’ folle… avrebbero acchiappato pure voi. Senti, ne manderanno altri. Hanno dichiarato lo stato di emergenza? L’ho sentito anche io. Merda, sono una marea. Torniamo al Flora. No. Non e’ sicuro. Ok, allora, spariamo.

Un Blocco Nero di migliaia di persone contro l’ASEM, macchine degli sbirri distrutte, una scarramuccia di fronte al convergence center: non male per un giorno di lavoro. Adesso ci sono una cifra di dibattiti su cosa fare esattamente nei prossimi giorni. Le manifestazioni sono decentralizzate ma preparate nei dettagli. E’ difficile persino per i tedeschi dire dove avverranno i momenti di maggiore scontro: ci sono tre citta’ su cui tutti stanno convergendo, una contro manifestazione contro un migliaio di fascisti E un enorme presidio a Rostock contro il g8, tutto nello stesso giorno, blocchi ad aeroporti e strade, come numerosissime marce e cortei vicino Heiligendamm e Rostock. A presicndere dai particolari, le energie tra gli anarchici europei sono montate come una scarica elettrica, e se c’e’ qualcosa di certo, e’ che la scarica esplodera’.

Eravamo migliaia al corteo. Centinaia che hanno ribaltato le strade. 85 arresti circa. Non male per cominciare. Niente male davvero.

LA PIRAMIDE VA ROVESCIATA, ORA TOCCA A NOI, E SI INIZIA DA QUI’…….

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Wednesday, May 30, 2007

[9 GIUGNO] DIAMO L’ACCOGLIENZA CHE SI MERITA A G.W. BU$H …..

Diamo l’accoglienza che si merita a Bush e ai suoi ospiti: il Vaticano e
il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti!
No alla guerra, alle spese militari, al lusso e allo spreco dei ricchi,
del Vaticano, della Chiesa!
Impedire al governo Prodi-D’Alema-Bertinotti di realizzare la sua politica
antipopolare!
Lottare per alzare i salari e le pensioni, per la sicurezza sociale!
Contro il programma comune della borghesia di sinistra e di destra!

Ogni giorno che passa il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti mostra più
chiaramente la sua natura antipopolare. Cade la maschera del governo amico
dei lavoratori. Il “meno peggio” si mostra per quello che è: un governo
che continua la politica del governo Berlusconi-Bossi-Fini. Sprechi e
lussi per i ricchi, spese militari alle stelle, stipendi e redditi da
nababbi per i portavoce e i funzionari del regime: politicanti di ogni
colore, dirigenti di Stato e delle industrie, delle imprese, delle banche
e delle assicurazioni, degli enti locali. Il Vaticano e la Chiesa restano
esonerati da ogni imposta. I ricchi e le imprese evadono le tasse o le
aggirano. Salari e pensioni di fame, affitti alle stelle, bollette in
crescita, carovita. Trattamento nazista degli immigrati. Precarietà,
insicurezza, emarginazione e criminalità crescenti. Intanto le strutture
fisiche del paese vanno a pezzi: i rifiuti non vengono smaltiti, la
regolazione delle acque e la difesa dalle frane sono del tutto
abbandonate. Con la scusa del cambiamento climatico e di altre cause
generali la borghesia giustifica le calamità e le epidemie causate dai
suoi profitti e dal suo ordinamento sociale. A livello internazionale il
governo né dà l’esempio né si mobilita perché i governi pongano rimedio ai
mali generali. All’interno li usa come giustificazione per mascherare lo
sfascio a cui il regime DC ha portato l’Italia. I G8 servono solo a
tramare nuove guerre, nuove sanzioni a chi non si piega alla volontà degli
imperialisti USA, nuove vie per aumentare i profitti dei ricchi e la
precarietà dei lavoratori.
Ora anche Montezemolo segue le orme di Berlusconi. Monta in scena come se
finora fosse stato chissà dove, anche lui come un proletario qualsiasi
senza potere e senza voce in capitolo. Recita una sceneggiata che vorrebbe
essere nuova: “Gli industriali e gli imprenditori, i capitalisti alla
Montezemolo, alla Berlusconi, alla Colaninno, alla Tronchetti Provera,
alla Profumo, alla De Benedetti, alla Draghi sono ottime persone e tecnici
capaci. Se le cose vanno male la colpa è dei politici: dei funzionari e
dei politicanti”. Ma sono proprio loro, i padroni, che si sono accordati
col Vaticano e gli USA per mettere in sella questi politicanti. Gli alti
funzionari dello Stato, i generali, gli alti magistrati sono tutti uomini
della loro famiglia. Li hanno delegati a governare il paese al loro
servizio. Persino il Vaticano che da 60 anni controlla, manovra, dirige,
fa e disfa ogni governo, oggi si lamenta a voce sempre più alta: colpa del
governo se ci sono sempre più poveri, sempre più persone in difficoltà,
una crisi morale dilagante. Il Vaticano e i padroni devono indicare dei
capri espiatori, perché il sistema fa acqua da tutte le parti e il
malcontento della massa della popolazione cresce.
Il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti è il capro espiatorio di turno. Tutto
il male che dicono del governo PAB è pura verità. Ma non è l’unico
responsabile, è in carica solo da un anno! Il governo PAB ha solo
continuato a fare quello che stava facendo il governo
Berlusconi-Bossi-Fini. Fa quello che i padroni vogliono, quello che il
Vaticano, gli imperialisti USA, i sionisti d’Israele comandano. Il furto
del TFR, la riduzione delle pensioni, la distruzione della sicurezza
sociale, la seconda base USA a Vicenza, la TAV in Val Susa, lo scempio dei
rifiuti lasciati a marcire per le strade, lo sfascio idrogeologico del
paese, il contratto per fabbricare a Cameri i bombardieri F35 (il governo
Prodi in febbraio si è impegnato a comperarne per una cifra compresa tra
20 e 30 miliardi di euro), l’aumento delle spese militari: altrettanti
campi in cui il governo PAB continua solo l’opera già iniziata dal governo
BBF. La partecipazione di mercenari italiani alle aggressioni imperialiste
dei paesi arabi e musulmani (Afganistan, Iraq, Palestina, Libano, ecc.)
sono una catena di sangue e di massacri a cui tutti gli ultimi governi
hanno collaborato: il PAB continua. Il suo ritiro dall’Iraq è una
mascherata: il PAB continua a finanziare il governo fantoccio e i suoi
manutengoli stranieri. In Libano il PAB ha inviato i suoi mercenari a
presidiare il protettorato USA e sionista sul paese: gli aerei sionisti
continuano a sorvolare il paese e i mercenari ONU cercano di soffocare
silenziosamente le forze della Resistenza. Amato lancia le sue campagne
d’allarme antiterrorismo, per nascondere le malefatte del governo; per
distogliere l’attenzione dalla criminalità dei ricchi, del Vaticano, degli
imperialisti USA, dei sionisti; per far dimenticare la guerra di sterminio
non dichiarata con cui ammazzano, mutilano, deformano fisicamente o
moralmente tanta parte della popolazione. Per le pensioni e i salari non
ci sono soldi, ma per le guerre e gli F35 non mancano mai. Per le pensioni
e i salari non i sono i soldi, ma i redditi dei ricchi e i profitti delle
aziende aumentano. Per le pensioni e i salari non ci sono i soldi, ma il
Vaticano e la sua Chiesa continuano a non pagare imposte. Dicono che il
PIL aumenta: ma il PIL di chi? In Italia ci sono due nazioni: di quale
nazione parlano? La ricchezza dei ricchi e della Chiesa aumenta. La
condizione della massa della popolazione peggiora.
Questo è il programma che la borghesia imperialista vuole imporre nel
nostro paese. È il programma di Prodi e di Berlusconi, di Padoa-Schioppa e
di Monti, di Tronchetti Provera e di Colaninno, di Profumo e di Bazoli, di
Draghi e di Passera, di Montezemolo e di Ratzinger, di Olmert e di Bush,
della borghesia di destra e della borghesia di sinistra. Contro questo
programma, contro ognuna delle manifestazioni e misure di questo programma
gli operai avanzati, la sinistra delle masse popolari devono chiamare la
massa della popolazione a dimostrare e a ribellarsi, per impedirne o
almeno frenarne l’attuazione. Gli scioperi degli operai metalmeccanici
contro il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti indicano la strada da seguire.
La protesta delle masse popolari della Campania, la lotta contro la base
USA a Vicenza, la manifestazione del 17 marzo a Roma contro la guerra e il
governo PAB, la lotta della Val di Susa contro la TAV vanno tutte nella
stessa direzione. Il 9 giugno diamo l’accoglienza che si merita a Bush e
ai suoi ospiti: il Vaticano e il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti!
Certo se il Vaticano, gli USA e la Confindustria si renderanno conto che
con il PAB non ottengono quello che vogliono, cercheranno di mettere in
piedi un altro governo per fare le stesse cose. Perché il programma comune
non dipende dal governo, non è il governo che lo ha elaborato. È il
programma del Vaticano e degli imperialisti USA, è il programma di tutti i
grandi padroni e banchieri italiani, dei generali e degli alti funzionari
e dirigenti del settore privato e dello Stato. Il governo in carica deve
solo attuarlo. È quindi indispensabile impedire al governo PAB e a quelli
che lo seguiranno di attuare un simile programma. Ma è ancora più
necessario che gli operai avanzati e tutti gli elementi avanzati delle
masse popolari si uniscano e uniscano le masse popolari per costruire un
futuro al nostro paese. È del tutto possibile uscire dal marasma e
dall’incubo in cui 60 anni di regime padronale sotto l’alta direzione del
Vaticano hanno infognato il nostro paese. Occorre un nuovo e diverso
ordinamento sociale. Bisogna che le aziende smettano di produrre profitti.
Devono produrre beni e servizi utili al benessere della popolazione. I
lavoratori devono operare in condizioni dignitose: la sicurezza, l’igiene
e la riduzione dell’inquinamento devono essere obiettivi su cui si valuta
ogni azienda e chi la dirige. Bisogna riorganizzare i trasporti per
ridurre l’inquinamento: trasporti pubblici efficienti, di buon livello e
gratuiti per tutti. La casa è un diritto come l’aria che si respira:
bisogna sequestrare le ville e i palazzi dei ricchi e alloggiarci quelli
che hanno case malsane o sono senza casa. Bisogna riorganizzare tutte le
forze produttive del paese, i mezzi materiali, la scienza, la ricerca, la
forza-lavoro, le capacità produttive dell’intera popolazione perché
servano al benessere della popolazione. È una cosa del tutto possibile. A
chi non va bene? Ai ricchi e ai profittatori del regime, al Vaticano e
alla sua Chiesa, a tutti i parassiti che sprecano alle spalle dei
lavoratori, agli imperialisti americani e ai sionisti che usano il nostro
paese come base per le loro trame e le loro aggressioni.
Il nuovo Partito comunista italiano chiama tutti gli operai avanzati,
tutti gli elementi avanzati delle masse popolari a mobilitarsi e a unirsi
per un programma di rinnovamento radicale e realistico del nostro paese,
della nostra società. Le mezze misure, le illusioni, le speranze riposte
negli uomini di questo regime, nei complici e nei figli di questa classe
dominante non portano da nessuna parte. Il “merito” del circo Prodi e del
governo PAB è di averlo reso chiaro. Quelli che ne dubitavano, ora hanno
avuto e hanno giorno dopo giorno la dimostrazione. Occorre unirsi, occorre
creare un fronte capace di togliere a questa classe dominante il potere,
capace di imporre un nuovo ordine sociale ai sostenitori, ai profittatori
e ai collaboratori di questo regime marcio e corrotto.
Noi possiamo vincere. La lotta sarà certamente dura e lunga. Ma la
vittoria è certa se persisteremo nella lotta e se seguiremo un
orientamento giusto.

Avanti nella lotta contro il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti!
Diamo l’accoglienza che si merita a Bush e ai suoi ospiti: il Vaticano e
il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti!
L’imperialismo USA sta cercando di fare a livello mondiale quello che il
nazismo tedesco ha cercato di fare a livello europeo! Il Vaticano e il
governo Prodi-D’Alema-Bertinotti sono suoi complici!
Il sionismo è la versione ebraica del nazismo e del fascismo!
Costruiamo un ampio fronte che raccolga e rafforzi tutte le forme della
resistenza delle masse popolari al procedere della crisi generale del
capitalismo!
Solidarietà con i prigionieri politici che nelle carceri italiane e di
altri paesi imperialisti resistono alle pressioni e alle lusinghe della
borghesia! La loro resistenza rafforza la resistenza delle masse popolari
al procedere della crisi del capitalismo!
Solidarietà con tutti quelli che si ribellano a questo ordinamento
sociale, marcio e assassino!
Sostegno ai progressisti e alla sinistra americana che lotta contro la
guerra preventiva e contro il programma di dominazione mondiale
dell’imperialismo USA!
Solidarietà con i popoli oppressi, dalla Palestina all’Afganistan,
dall’Iraq al Libano alla Somalia, che resistono all’aggressione
imperialista!
Solidarietà con la guerra popolare rivoluzionaria che avanza in Nepal, in
India, nelle Filippine, in Turchia, in Perù e in altri paesi.
La mobilitazione delle masse popolari è l’arma decisiva per impedire alla
borghesia di realizzare con il circo Prodi quello che non è riuscita a
realizzare con la banda Berlusconi!
Il consolidamento e rafforzamento del Partito comunista a partire dalla
clandestinità è il motore decisivo della crescita della mobilitazione
delle masse popolari e il suo risultato più qualificato!
Costruire in ogni azienda, in ogni zona d’abitazione, in ogni
organizzazione di massa un comitato clandestino del (n)PCI!

(nuovo)Partito comunista italiano

Sito: http://lavoce-npci.samizdat.net
Email: lavocenpci40@yahoo.com

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Tuesday, May 29, 2007

BUSH E’ UN’OSPITE NON GRADITO….

BU$H GO HOME ! 

31 Maggio 2007

h 21_Torino_@ Itis avogadro (via Rossini/cso san Maurizio)_Bush è un ospite NON gradito!


Assemblea pubblica di preparazione del “No bush day”. Interverranno Franco Turigliatto, rappresentanti dei movimenti No tav, No dal Molin, No F35, centri sociali e realtà dell’autorganizzazione.

Il governo Prodi si prepara ad accogliere george W. Bush a roma il 9 giugno.
Chi ieri contrastava la guerra “senza se e senza ma”,
dimostra oggi tutta la sua internità alle logiche della guerra globale,
aumentando del 13% le spese militari nella finanziaria,
imponendo nuove basi militari come a Vicenza,
partecipando alla costruzione di armi micidiali come il cacia F35 a Cameri
o lo scudo missilistico, e conservando bombe atomiche
sparse in giro per l’Italia, da Ghedi ad Aviano…

ANCHE NOI CI PREPARIAMO AD ACCOGLIERE BUSH
COME SI ACCOGLIE UN GUERRAFONDAIO!

BUSH E’ UN OSPITE NON GRADITO!

perchè non dimentichiamo Guantanmo e falluj!
perchè è totale la nostra incompatibilità con la guerra!

contro le basi militari, la devastazione ambientale,
contro la rapina dei beni comuni, contro le spese militari,
per i diritti sociali !

_______________

giovedì 31 maggio: assemblea cittadina all’Itis avogadro

sabato 2 giugn_ h 9.3o_ piazza Castello: Presidio contro la parata militare

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Wednesday, May 23, 2007

BASTA ATTACCHI AI COMUNISTI !

Denunciamo i continui tentativi di intimidazione nei confronti del nostro partito e dei comunisti!

I giorni 19 e 20 maggio si è tenuto a Viareggio il primo Congresso nazionale del Partito dei CARC. Il Congresso ha sancito un momento importante dal punto di vista politico per il nostro partito e per tutto il movimento comunista nel nostro paese.

Il nostro partito è da sempre oggetto di continue attenzioni da parte delle forze dell’ordine, dei servizi segreti coadiuvati e appoggiati dalla posizione filo-repressiva assunta dai sindacati e dai partiti della sinistra borghese.

Durante il nostro congresso per cercare di intimidire noi e i nostri simpatizzanti, la polizia di Viareggio ha prima fermato undici dei nostri compagni che a piedi si stavano recando nell’Hotel presso cui erano alloggiati per passare la notte, trattenendoli per un’ora e identificandoli (o schedandoli?) tutti, tra essi anche la nostra candidata sindaco alle elezioni amministrative di Quarto (NA), e la domenica hanno fermato alla stazione un nostro compagno, anche lui candidato alle amministrative di Garbagnate (MI) che rientrava a casa e oltre a chiedergli i documenti per la solita schedatura, hanno, con arroganza, preteso di sapere per quale motivo si trovava a Viareggio (alla faccia della libertà di movimento?). Non contenti lo hanno portato negli uffici della Polfer. A dimostrazione, ancora una volta, della persecuzione nei confronti del nostro partito e dei comunisti in generale! Questi chiari tentativi di intimidazione sono volti a cercare di allontanare le persone che si avvicinano al nostro Partito, di dissuadere gli elementi delle masse popolari a lottare per i propri diritti e contro la politica, propria del Governo Prodi e del Governo che lo ha preceduto, guerrafondaia e di difesa dei privilegi dei ricchi a discapito di quelli della maggioranza della popolazione.

La repressione non può fermare la necessità delle masse di organizzarsi, come non può fermare la lotta contro questo sistema di sfruttamento e miseria che ogni giorno miete vittime tra i lavoratori e le masse!

Il nostro appello contro l’8° procedimento a nostro carico ha raccolto le firme di solidarietà di più di 4.000 persone tra le quali anche quelle di personaggi pubblici che credono nella democrazia e nella difesa dei diritti politici e civili che non hanno potuto fare a meno di constatare la persecuzione a nostro carico e prendere quindi una posizione chiara e netta. Anche parlamentari come Russo Spena e Caruso hanno ritenuto giusto di fare delle interpellanze parlamentari per chiedere spiegazioni al loro stesso Governo del trattamento antidemocratico utilizzato nei nostri confronti.

Denunciamo come questo Governo che si dichiara amico del popolo e che invece sta portando ad un livello sempre più alto la politica di guerra e la politica di sfruttamento, aumenti sempre più la repressione nei confronti dei lavoratori e delle sue avanguardie e utilizzi ogni strumento a disposizione (dalla coercizione, alla denigrazione attraverso ii media, alla repressione) per eliminare un partito come il nostro che teme possa diventare un riferimento delle masse popolari, che loro, il Governo e i partiti che lo compongono invece stanno ingannando da anni con le loro false promesse elettorali!

Hanno promesso pace e mandano gli eserciti in guerra, hanno promesso uguaglianza sociale e scippano il TFR agli operai, hanno promesso libertà e reprimono i lavoratori in lotta, hanno promesso la democrazia e aumentano la polizia!

Per la difesa degli spazi di agibilità politica conquistati con la Resistenza !

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

PARTITO dei COMITATI di APPOGGIO alla RESISTENZA per IL COMUNISMO

VOTA E FAI VOTARE “LISTA COMUNISTA” WWW.CARC.IT

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Tuesday, May 22, 2007

CITTA’ MILITARIZZATE, IL CONTROLLO DIVENTA SCONTRO…..

METROPOLI PIU’ SICURE il nuovo programma nazionale di politiche della città

Più agenti di polizia, più soldi ai reparti chiamati ristabilire l’ordine nelle metropoli e più sistemi di
sorveglianza per controllare i territori. Sono questi i “punti di forza” dei nuovi patti sulla sicurezza di Roma e di Milano. Martedì prossimo toccherà a Torino, entro la prima settimana di giugno a tutte le aree metropolitane della penisola. Un provvedimento presentato oggi dal ministro dell’Interno Giuliano Amato che avverte: “La sinistra commette un tragico errore se pensa che oggi il problema della sicurezza sia un problema dei ricchi che hanno qualcosa da difendere”. Per il titolare del Viminale il patto è “espressione della solidarietà inter-istituzionale nell’affrontare meglio il problema della sicurezza”.
Questa solidarietà, avverte però Amato, “deve estendersi ancora e riguardare l’insieme del nostro
assetto istituzionale”. Altrimenti, lo sceriffo da solo non ce la fa.
Nel capoluogo lombardo arriveranno 600 agenti in più. Poi è stata prevista l’introduzione di un sistema di videosorveglianza che leggerà le targhe dei veicoli alle barriere autostradali e delle tangenziali tramite una rete di telecamere “intelligenti”. Ancora, in materia di rom, il patto prevede la presentazione al governo di una proposta per l’istituzione di un commissario che abbia poteri straordinari per controllare i vari insediamenti.
A Roma saranno dislocati almeno 200 uomini delle forze dell’ordine in più e arriveranno maggiori risorse economiche, circa 15 milioni di euro. Inoltre saranno costruiti quattro centri in più destinati a normalizzare e sorvegliare la presenza dei nomadi sul territorio. “Accoglienza e legalità sono due elementi accoppiati e inscindibili” per il sindaco della capitale Walter Veltroni, che percorrendo la strada già tracciata dal collega-sceriffo bolognese Sergio Cofferati, pone la questione sicurezza al centro della sua attività programmatica. Fino ad ora 11 milioni di euro sono stati stanziati dalla regione Lazio, quattro dal Comune della capitale, mentre, per quanto riguarda la Provincia, la cifra verrà stabilita nel prossimo bilancio.
La prossima settimana toccherà a Torino e al sindaco Chiamparino aderire e promuovere il nuovo patto sulla sicurezza. “Con più agenti a difendere le nostre strade, ci sentiremo sicuramente tutti più sicuri”
….. o forse No?!?

INSOMMA I GOVERNI LOCALI DI CENTRO DESTRA E CENTRO SINISTRA VOGLIONO MILITARE LE CITTA’ PER CONTROLLORE E REPRIMERE NON SOLO IMMIGRATI E SPACCIATORI, MA ANCHE CHI LOTTA PER UN MODO MIGLIORE, AL DI FUORI DEL SISTEMA CAPITALISTA E POLIZIESCO IN CUI STIAMO VIVENDO, ANARCHICI E COMUNISTI.

MA TUTTI SAPPIAMO CONOSCENDO LA STORIA DI COSA VUOL DIRE MILITARIZZARE LE CITTA VUOL’DIRE SCONTRO FRONTALE…..

P.S. (RICORDIAMO CHE OGGI A TORINO ALCUNI INDIVIDUI HANNO FATTO SALTARE UNA BOMBA MOLOTOV CONTRO UN COMANDO DI POLIZIA MUNICIPALE DI MIRAFIORI, E QUESTA LA CHIAMANO SICUREZZA……)

da infoAut

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Thursday, May 17, 2007

ORGANIZZARE LA MOBILITAZIONE CONTRO LA VISITA DEL PRESIDENTE BUSH A ROMA….

Di seguito un testo con alcuni spunti di riflessione intorno alla manifestazione del 9 giugno in occasione della visita di Bush in Italia.
Esso vuole essere il contributo costruttivo di alcune realtà politiche a tutto il movimento e sarà distribuito in occasione dell’assemblea di preparazione della manifestazione che si terrà venerdì 18 alle 16,30 presso la Facolta’ di Lettere la Sapienza.
Naturalmente le altre realtà individuali e collettive che lo condividono sono invitate a far pervenire la propria adesione e ad attivizzarsi per la riuscita della mobilitazione del 9 giugno.

QUALCHE RIFLESSIONE SUI CONTENUTI DELLA MANIFESTAZIONE DEL 9 GIUGNO CONTRO LA VISITA DI BUSH A ROMA

Cari compagni,

nel contribuire alla mobilitazione contro la visita di Bush, avvertiamo il bisogno di sottolineare alcune cose. E’ nostra decisa convinzione che vada raccolto quello sdegno particolare che suscita in vasti strati della popolazione la venuta di un personaggio così sfrontato che è arrivato perfino a vantarsi per la strage di Falluja, condotta con le bombe al fosforo, per le torture nel lager di Abu Graib, per il carcere di Guantanamo.

E giustamente anche molti elettori del governo Prodi saranno preoccupati -e forse altrettanto indignati- per l’accoglienza che questo governo, pur presentandosi diverso da quello guidato da Berlusconi, riserva al più evidente fautore della “guerra infinita” contro chi solo accenna a volersi sottrarre allo scambio ineguale, al dominio delle monete forti, alla rapina delle materie prime, al debito usuraio e agli “aggiustamenti” strutturali imposti dal FMI, allo sfruttamento a prezzi stracciati della forza lavoro.

Sarebbe però un grave errore pensare di poter intercettare le simpatie di questo elettorato omettendo di denunciare o attenuando un aspetto -sicuramente sgradevole- del rapporto di Bush con Prodi. Bush è sicuramente la punta di lancia della nuova aggressività imperialista sul mercato mondiale, ma il nostro capitalismo, rappresentato dal governo Prodi, non aderisce a questa aggressività perché subordinato, costretto, come se fosse condizionato da cattive compagnie.

Il suo massimo dissenso consiste nella richiesta di un imperialismo più policentrico, dentro il quale poter meglio ridefinire le quote dei vantaggi.

Stesso discorso è da farsi in relazione all’Europa che collabora competitivamente con gli Usa tentando di costituirsi in polo alternativo in grado di sottrarre in prospettiva la leadership alla potenza imperialista oggi prevalente.

Una tentazione in tal senso prospetta che al corteo del 9 giugno potremmo avere una maggiore partecipazione, occultando o minimizzando che

a.. -il governo Prodi conferma orgogliosamente la presenza delle “nostre” truppe specializzate in ben 24 paesi;
b.. -l’Italia è uno dei “7 Grandi”, è socio cioè del club esclusivo dei paesi dominanti;
c.. -l’Italia compartecipa alle basi NATO e mantiene sue costosissime basi militari altrettanto minacciose contro i paesi che intendono sottrarsi alla rapina, nel mentre procede ad un riarmo in proprio che solo dei buontemponi possono ritenere puramente difensivo;
d.. -il capitalismo italiano gode a tutti gli effetti di manodopera a salari bassissimi nei Balcani, in Cina, in India, in Nigeria, ricatta i “propri” lavoratori con la minaccia costante di trasferire le produzioni in questi paesi, e impone condizioni capestro di lavoro agli immigrati che fuggono da quei veri e propri inferni cui esso abbondantemente contribuisce.
Se per inseguire una maggiore partecipazione all’immediato non si dice che Bush e Prodi sono compagni di merenda!, cioè si evita di dire che un governo come quello di Prodi non è riportabile sulla buona strada con un’opposizione dialettica, ma merita tutta la nostra intransigente opposizione (con le forme di lotta e su obiettivi consigliabili dai rapporti di forza, ma nondimeno opposizione intransigente) , dobbiamo essere consapevoli di pagare poi dei prezzi come già è avvenuto.

Il prezzo è quello di incoraggiare per l’ennesima volta l’illusione che, sconfitto l’imperialismo “peggiore” ce ne sia uno “migliore”, che aprirebbe i cosiddetti spiragli per le riforme e con cui poter trattare, magari con un interventismo non militare ma “veramente” umanitario.

Il prezzo è quello di vedere di nuovo rifluire le mobilitazioni di protesta, quando -come nel caso della spedizione in Libano- ad essere in primo piano ci sono le nostre missioni militari, che diventano magicamente umanitarie o di pace.

Il prezzo è quello di contribuire a far vedere sempre l’imperialismo in casa altrui, ma mai in casa propria, è quello cioè di non combatterlo nel suo complesso. E’ quello di comportarsi come quei cristiani che si illudono di sbarazzarsi della Chiesa alla morte del Papa, ostinandosi ancora a non voler capire che morto un Papa se ne fa un altro.

E’ quello di comportarsi come quelli che si battono contro i rifiuti nel loro quartiere addossando la colpa al quartiere vicino.

Viceversa, questa occasione -che attirerà senza dubbio l’attenzione di un gran numero di lavoratori, disoccupati, precari, immigrati- ci fornisce la possibilità in concreto di meglio precisare qual è la reale differenza tra Berlusconi e Prodi, cioè nella sostanza nessuna.

Berlusconi fu orgoglioso di essere stato invitato da Bush a Washington, Prodi è orgoglioso di aver invitato Bush a Roma. Ne è orgoglioso non perché è stupido o gioca a perdere, ma per i motivi strutturali sopra esposti.

Questa precisazione risulterà un po’ sgradita agli indecisi, ma aggiungerà, con la forza dell’esempio concreto, un tassello importante per separarsi dall’eterna altalena, sostenuta da un politicismo di sinistra sempre più imbelle e drogato dall’elettoralismo, tra male peggiore e male minore.

Infine è da tener presente che una mobilitazione radicale contro tutti gli imperialismi, a cominciare da quello di casa propria, può rappresentare il miglior sostegno per i proletari dei paesi periferici che resistono armi in pugno contro le aggressioni, in quanto essa segnala che ci sono ben altri alleati oltre una borghesia nazionale che spesso li rinchiude in un vicolo cieco rispetto alla prospettiva di una vera liberazione dal dominio capitalistico.

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CONTRO LA COSTRUZIONE DEGLI F-35, CONTRO GLI ESERCITI, CONTRO TUTTE LE GUERRE…. MANIFESTAZIONE A NOVARA !

Contro gli F 35. Contro le fabbriche di morte. Contro tutte le guerre. Contro tutti gli eserciti

Manifestazione a Novara Sabato 19 maggio (ritrovo h 15_piazza Garibaldi_stazione Fs)
Da Torino: ritrovo h 13.30 stazione di Porta Susa Fs

Prima tappa di un nuovo ciclo di manifestazioni contro la guerra, assieme alle iniziative che si terranno contemporaneamente alle basi Usa di guerra di Aviano e Sigonella, la manifestazione di Novara contro la costruzione dei nuovi caccia-bombardieri è già stata assunta dal rinascente movimento No-War come tassello importante in costruzione dell’accoglienza a Bush che si va preparando per il 9 giugno prossimo: “No War No Bush Day” a Roma.

Al corteo di Novara - che oltre ad un “No” secco all’apertura di “fabbriche di morte” sul territorio, domanderà a gran forza la riconversione del vicino aereoporto militare di Cameri ad uso civile - sono già giunte centinaia di adesioni.

(Per chi volesse ancora aderire: info@nof35.org, info@zetapoint.org)

>>>>> Ascolta/scarica la presentazione del corteo e gli ultimi aggiornamenti a cura di Oreste strano del Coordinamento contro gli F35

>>>>> Scheda tecnica: Cosa sono gli F35?

>>>>> Scarica l’appello in formato pdf

L’appello per la manifestazione:

                                           

19 MAGGIO A NOVARA CONTRO GLI F 35

Gli F 35 sono cacciabombardieri stealth (cioè invisibili) di quinta generazione. Sono uno dei gioielli più brillanti della moderna tecnologia militare. Sono perfette macchine d’attacco al suolo, che, se necessario, possono pure trasportare armi nucleari.

Tra qualche anno entreranno in produzione ad opera della statunitense Lockheed Martin. Saranno prodotti in migliaia di esemplari per le forze armate statunitensi (aviazione, marina e marines) e di altri paesi alleati. Si tratterà, a detta di politici ed esperti, della più grande impresa di costruzioni aeronautiche di tutti i tempi.

Anche l’Italia ha aderito al progetto. Lo ha fatto fin dal 1996 (primo governo Prodi). Lo ha poi confermato nel 1998 (governo D’Alema) e nel 2002 (governo Berlusconi).

Il 7 febbraio di quest’anno (governo Prodi) è stato firmato il testo dell’accordo definitivo, che prevede l’assemblaggio in Italia di centinaia di F 35 destinati al mercato europeo (e quindi anche all’Italia).

L’azienda capofila in questa alleanza con la Lockheed Martin è, nel nostro paese, l’Alenia Aeronautica, che guida nell’impresa decine di aziende italiane che si sono gettate a capofitto nell’affare



Il sito per l’assemblaggio è stato individuato nell’aeroporto militare di Cameri, che si trova a pochissimi chilometri da Novara.

Il sito è stato scelto con oculatezza: si tratta di un territorio da sempre avvezzo alla frequentazione di militari d’ogni risma.

L’aeroporto militare di Cameri ha ospitato F 104 e Tornado. Da quando non è più un sito strettamente operativo ha comunque continuato a contribuire a diverse imprese militaresche dando, per esempio, ospitalità alle linee di manutenzione dei Tornado. Accade inoltre che dal medesimo aeroporto partano alcuni reparti di eroici militi utilizzati per le imprese estere, per esempio in Afghanistan.

Vicinissima all’aeroporto di Cameri, a Bellinzago Novarese, c’è la base guidata dalla Caserma Babini. Si tratta della seconda base terrestre italiana, per estensione di superficie, nella quale si effettuano esercitazioni di diversi tipi. Inoltre la medesima Caserma Babini offre i suoi militi per la logistica in diverse operazioni militari all’estero e in appoggio alle truppe di pronto intervento NATO di stanza a Solbiate Olona. Si preparano, in definitiva, mezzi di trasporto e munizionamenti destinati ad alcuni dei teatri di guerra che vedono protagonisti, qua e là nel mondo, i soldati italiani.

È in questo contesto consolidato che si inserisce la decisione dei vertici militari, industriali e politici italiani di collocare le linee di montaggio degli F 35.

L’Italia spenderà quasi due miliardi di euro per lo sviluppo di questo progetto. Poi, a partire dal 2013, quando si tratterà di acquistare un centinaio di cacciabombardieri freschi di fabbrica, si dovranno spendere almeno altri 15 miliardi di euro: tutti soldi prelevati dalle tasche dei contribuenti e sottratti ad altri impieghi di maggior rilevanza sociale.

Non è stato inoltre ancora valutato con precisione l’impatto ambientale di questa produzione: gli aerei, una volta assemblati, devono essere fatti volare a lungo per i collaudi necessari. E al limite dell’aeroporto militare di Cameri c’è il parco del Ticino: un sito naturale che ha già subito tanti attacchi negli ultimi decenni.

Eppure i politici di destra o di sinistra che siano, si trovano quasi tutti concordi nel sostenere un’impresa, che essi definiscono come imprescindibile per gli interessi industriali e nazionali italiani.

Si prepara dunque l’ennesima devastazione ambientale. Ci si prepara inoltre a sperperare miliardi di euro per costruire una perfetta macchina di morte. La scusa è la solita: creare migliaia di posti di lavoro.

Si vogliono trascinare i lavoratori ad essere complici di futuri stermini resi possibili dall’utilizzo degli F 35. Bombardare da quote elevate e pressoché irraggiungibili da forze contraeree è, evidentemente, il sogno di ogni stratega e la degna fine di ogni concetto d’onore militaresco.

Ma a noi interessa ben poco dei posti di lavoro che si verrebbero a creare a spese della vita di migliaia e migliaia di persone, che, qua e là sulla superficie del nostro pianeta, avrebbero, prima o poi, l’onore di saggiare l’efficacia sterminatrice di questa nuova arma di distruzione di massa.

Insomma: gli F 35 bombardano, magari pure servendosi di testate nucleari, gli Eurofighter, di completa produzione europea, forniscono la copertura dei cieli ed il contrasto per intercettazione.

In definitiva: gli USA e l’Europa a collaborare fervidamente nella conduzione della solita politica imperiale utile ad asservire le regioni più deboli del nostro pianeta per spogliarle delle loro risorse.

Opporsi alla costruzione di questi strumenti di sterminio di massa è dunque un dovere assoluto. Non si tratta di un sogno vissuto da anime belle. Si tratta dell’unica reazione razionale possibile. Si tratta di aver chiara la natura dei rapporti di forza esistenti e di agire di conseguenza in direzione di una lotta efficace che abbia come scopo una vera trasformazione sociale.

Non vogliamo che il nostro territorio, non vogliamo che il nostro pianeta siano per sempre asserviti alle logiche del profitto e del dominio.

La lotta contro gli F 35 (e pure contro i loro gemellini, gli Eurofighter) è l’espressione compiuta del nostro antimilitarismo.

Scendere in piazza vuol dire farsi visibili e rendersi udibili anche a coloro che non vogliono vedere e che non vogliono ascoltare.

COORDINAMENTO CONTRO GLI F35
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Tuesday, May 15, 2007

[GERMANIA] I GIOVANI DICONO …. ABOLIAMO IL CAPITALISMO !

Stop G8! Heiligendamm 2007

Il summit del G8 che si svolgerà quest’anno in Germania ad Heiligendamm vicino Rostock dal 6 all’8 Giugno è alle porte. Una moltitudine di uomini e donne si prepara a bloccare il vertice, a manifestare, a urlare in faccia a quei potenti che saranno presenti tutta la loro rabbia e indignazione per le politiche liberiste e di terrore che praticano giorno dopo giorno nel mondo. Insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle europei, americani, africani partiremo compatti dall’Italia con un unico scopo: dare fastidio il più possibile, rivendicare il diritto all’esistenza e non alla sopravvivenza, capire e bloccare il meccanismo perverso che c’è dietro la globalizzazione. I media aspettano già una invasione dei NO GLOBAL. E l’invasione ci sarà, di massa, di quel movimento variegato, critico e radicale che negli anni è cresciuto e migliorato, da Genova a Gleanegles, da Oaxaca ad Atene, mettendo a punto sempre nuove tecniche di sabotaggio, disobbedienza e di movimento. Il termine NO GLOBAL, fa parte ormai di una epoca passata, di un qualcosa che oggi ha cambiato forma, ed è diventato semplicemente un rifiuto collettivo alle politiche dei potenti, di qualsiasi colore ideologico, e un ingranaggio di movimento nuovo, che ingloba e non esclude, che giudica e non pregiudica, che aziona e non ristagna. Il movimento di oggi non è più dei No Global, ma bensì un movimento Globale, che accomuna tutti e tutte coloro che credono in un cambiamento radicale dello status quo, e che questo cambiamento radicale non passi attraverso il politichese, ne dentro i parlamenti o i palazzi del potere, ma che sia presente e possibile solo nelle strade, tra la gente comune, nelle piazze, nei mercati, nelle fabbriche, nelle università, nelle scuole, nelle periferie, nei boschi, nei centri sociali, negli ospedali, e in tutti quei luoghi privi di rappresentatività e democrazia. Riprenderci il nostro tempo non è solo un diritto, ma è un obbligo che abbiamo nei confronti del futuro. Un futuro che vogliamo senza guerre, senza inquinamento, senza fame e carestie, senza privilegi, senza ingiustizie.
Un futuro che dica no alle basi di guerra, un futuro che dica si all’apertura di spazi sociali liberi, che dica no ai lager dei CPT, che dica no alla tortura e alla pena di morte per essere umani e animali, che dica si alla rivalutazione delle scuole e delle università come luoghi fondanti della cultura e della conoscenza libera, che dica no alle politiche liberiste e sfruttatrici dell’Occidente, che dica si alle energie rinnovabile e pulite.
Siamo stanchi di chiedere e chiedere e chiedere. Quello che ci negate, ce lo prenderemo.

Per tutto ciò, lanciamo un forte appello a tutte le realtà indipendenti che condividano l’idea radicale di un cambiamento dell’odierno ordine mondiale, alle realtà che si battono nei territori per arrivare ad un sistema di giustizia sociale in tutti i campi, di arrivare in massa in Germania.
Soprattutto ci rivolgiamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle abruzzesi, di organizzarci, di partecipare ad una costruzione di uno spezzone “Selvaggio Abruzzese” che raccolga tutti e tutte coloro che intendono partire per Rostock, chi con i bus, chi con i treni, chi con l’aereo. L’importante è trovarsi li per il 31 Maggio/1 Giugno. Formando un cartello selvaggiamente abruzzese, porteremo anche i nostri temi e le nostre battaglie. Per questo lanciamo questo cartello, sperando che si possa ingrossare come un fiume in piena e diventare alto e massiccio come le nostre montagne. A Pescara, come a L’Aquila, come a Chieti o a Teramo.

Quello che ci siamo presi è solo una piccola parte di ciò che ci spetta!
Disobbedire, Resistere, Cambiare!
WE HATE G8!

Cartello “ABRUZZO SELVAGGIO”
Collettivo Indipendente Abruzzese
Rete d’Informazione Capovolta
Collettivo Autonomix

autonomix@autistici.org
http://informazioneindipendente.noblogs.org/

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Sunday, May 13, 2007

IL 27 / 28 MAGGIO FAI SENTIRE LA TUA VOCE, DAI PESA ALLA FORZA OPERAIA, VOTA LISTA COMUNISTA !

IL 27/28 MAGGIO DAI FORZA ALLA SINISTRA COMUNISTA DAI FORZA ALLA LISTA COMUNISTA !

 

 

 

WWW.CARC.IT

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NO ALLA TRUFFA DEL TFR !

La riforma del Tfr vera truffa per i lavoratori

 LEGGI E SOSTIENI LA STAMPA RIVOLUZIONARIA !

 

Si sta per consumare sulle spalle dei proletari la solita stangata padronale

Premettiamo che parlare di questo può risultare quasi strambo in un mercato del lavoro che sempre più difficilmente permetterà alle nuove generazioni di avere i 35-40 anni di contributi necessari per arrivare alla pensione.

Entro il 30/6 i lavoratori dipendenti

 

devono decidere se conferire il loro Tfr, ossia salario indiretto, in un fondo pensione oppure lasciarlo nella propria azienda.

Intanto parliamo della torta: 21 miliardi di Euro annui è l’importo del Tfr maturato ogni anno dai lavoratori dipendenti in Italia ( circa 12 milioni).

Come già denunciato anche dal sindacalismo di base vi è più di un motivo per parlare di truffa anche senza entrare in tecnicismi legali di cui già la stampa borghese dà notizia; il meccanismo del silenzio-assenso, per cui se un lavoratore non dichiara nulla al proprio datore di lavoro entro il 30/6, il suo Tfr va automaticamente al fondo pensione della categoria di appartenenza, il fatto che non si possa mai più recedere dai fondi una volta sottoscritti (anche in caso di licenziamento spetta il 50% del proprio Tfr solo dopo 1 anno di disoccupazione ed il restante dopo altri 3 sempre se si è ancora disoccuppati ). Per non parlare che si basano sull’aspettativa di vita, più lunga per le donne le quali perciò percepiranno un assegno mensile minore. Per non parlare delle rendite sbandierate dai promoters ( e gestori pure se in condominio ) cui va sempre ricordato di applicarvi l’interesse composto e non semplice; ossia +50% e -50% dà come risultato un pareggio nell’ipotetico capitale investito e soggetto alle fluttuazioni del mercato mentre in realtà il ns gruzzoletto – pari inizialmente a 1000 poniamo – è divenuto alla fine 750 (1000 – 50% = 500. 500 + 50% = 750). E i 1000 miliardi di dollari bruciati in un sol giorno alla borsa di Shangai nelle scorse settimane sono indicativi.

A dispetto dei signori di cui sopra che soffiano sui bassi sentimenti bottegai e speculatori dei lavoratori come il Gatto e la Volpe della novella ( “con noi il tuo Tfr renderà di più, guadagnerai di più…potrai comprarti x e y…”).

Lasciare tutto come è ora sembra quindi la scelta più ragionevole dato che il Tfr resta di proprietà del lavoratore e ha un rendimento piccolo ma “certo” di circa il 2% annuo (1,5% di rivalutazione +0,75% dell’inflazione annua). Se l’azienda ha più di 50 dipendenti esso verrà amministrato dall’Inps in un fondo apposito.

Ma anche qui c’è l’inghippo; i soldi di tale fondo potranno essere usati e…lo saranno – c’è da starne certi – per opere di cosiddetta pubblica utilità che tutti sanno già essere nuove Tav, Ponti sullo Stretto, finanziamenti alle missioni militari italiane all’estero ( esplicitamente citate nel testo di legge ) etc.

I lavoratori sono spaventati ad arte con l’idea che la pensione Inps calcolata col sistema contributivo – a cui i promoters confederali hanno contribuito non poco… – sarà al max il 50% dello stipendio per cui… “qualcosa di concreto bisognerà pur fare per non morire di fame” si sente dire nelle assemblee da lavoratori anche in buona fede.

Già, che fare? Beh intanto mobilitazioni vere contro straordinari e lavoro precario, per salari più alti contro la logica del ( presunto ) meno peggio, del “ormai è così, non ci possiamo far più nulla”, “meglio di così non si può fare, è impossibile” etc, per costringere il padronato bisognoso di risorse per tenere in piedi il suo sistema ad intaccare, invece dei salari, i 40 miliardi annui di evasione fiscale della piccola borghesia (stime GdF ) ed i suoi lauti profitti. Serve rimboccarsi le maniche per mettere in piedi un movimento – coordinamenti di lavoratori etc. – che almeno provi a difendere realmente le condizioni di lavoro e recuperare il potere d’acquisto perso dai salari negli ultimi anni. Cosa che nei fatti si pone già fuori e contro il sindacato come istituzione. Non basta certo inveire in dette assemblee contro questo e quello e poi aspettare ed auspicare rassegnati qualcheduno che, dall’alto , ci possa aiutare. Nel capitalismo via d’uscita non ce sono; dovunque ti giri ti mettono le unghie addosso.

Occorre cioè recuperare il senso ed il gusto della militanza quotidiana di classe. Questo è stato detto in tali contesti con le nostre sempre troppo esili forze.

Dette lotte oltretutto sarebbero l’indispensabile palestra e fucina di militanti rivoluzionari in vista delle scadenze storiche per le quali il prossimo futuro – sappiamo – ci presenterà il conto.

 

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALISTA - BATTAGLIA COMUNISTA (LA STAMPA RIVOLUZIONARIA)

 

WWW.INTERNAZIONALISTA.IT

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