Wednesday, June 13, 2007

COMUNICATO DEI CARC SULLA GRANDE MOBILITAZIONE DEL 9 GIUGNO:

Roma 9 giugno: la grande mobilitazione popolare contro la visita di Bush scava la fossa al governo degli imbrogli e delle promesse non mantenute.

Decine e decine di migliaia di persone hanno manifestato contro la visita del caporione dell’imperialismo mondiale, Bush, e contro la sudditanza che il circo Prodi dimostra verso l’amministrazione USA.

In una città blindata, decine e decine di migliaia di persone hanno dato una sonora lezione al governo che sostiene e alimenta la guerra imperialista in Medio Oriente, che sostiene e alimenta la guerra di sterminio che gli imperialisti USA e loro alleati conducono contro i popoli del mondo; hanno dato un segnale forte e chiaro ai partiti della sinistra radicale (PRC, PdCI e Verdi) che in tutti questi mesi hanno spacciato mille giustificazioni per assolvere le politiche guerrafondaie, imperialiste e antipopolari del governo che sostengono; hanno detto basta con l’affarismo e la politica della spartizione delle poltrone a ministri e dirigenti di questi partiti.

Nel 2006 vinsero le elezioni promettendo il ritiro delle truppe da Iraq e Afghanistan, taglio delle spese militari e sospensione del legame a doppio filo con cui la banda Berlusconi aveva stretto l’Italia agli imperialisti USA e sionisti. Queste erano le promesse di questa cricca di imbroglioni. I fatti sono sotto gli occhi di tutti: avallo degli accordi militari e dei patti segreti stretti da Berlusconi con l’amministrazione Bush, rifinanziamento della missione in Afghanistan, sostegno con miliardi di euro al governo fantoccio iracheno, invasione del Libano e sostegno del governo filo sionista Sinora, costruzione della nuova base di Vicenza, aumento delle spese militari.

Con la faccia di bronzo tipica dei mestatori nel torbido e degli opportunisti più odiosi, la “sinistra di governo” (PRC, PdCI, Verdi, FIOM, ARCI)

  • aveva cercato di dividere e creare confusione nel movimento contro la guerra, promuovendo un presidio in piazza del Popolo per protestare genericamente “contro la guerra” e “criticare Bush”;
  • aveva tentato l’ennesima mossa truffaldina per cavalcare i sentimenti autenticamente pacifisti delle masse popolari e trasformarli in una carnevalata priva di contenuti che, soprattutto, evitasse di denunciare la connivenza e il sostegno del governo Prodi alla politica guerrafondaia degli imperialisti USA;
  • aveva partecipato attivamente alla campagna di criminalizzazione e provocazioni che la borghesia e gli apparati dello Stato avevano promosso (con lo stesso armamentario messo in atto a Genova 2001 o Vicenza nel febbraio scorso) per cercare di seminare terrore e frenare la partecipazione delle masse popolari alla manifestazione indetta dalle forze autonome dai partiti del Centro sinistra. Una campagna di criminalizzazione comune ai governi di Centro destra (G8 Genova 2001) e Centro sinistra ( Vicenza e Roma 2007) che testimonia come, anche sul terreno guerra-pace, delle libertà di manifestazioni e della repressione, esiste un unico programma, quello della borghesia imperialista (industriali, affaristi, cardinali, militari, ecc.), la classe che stabilisce il governo del Paese.

Il misero fallimento della criminalizzazione, così come il fallimento dell’imbrigliamento, rappresentano insieme il generale fallimento del circo Prodi e della dirigenza delle sue componenti di “sinistra” che hanno accusato il colpo e sono stati costretti a mostrare il loro vero volto.

Il bastone travestito da carota.

Ciò che non è riuscito a ottenere con l’ennesima truffa politica (corteo compatibile con il governo), il governo e il circo che lo sostiene hanno cercato di ottenerlo ostentando le buone maniere e la disponibilità al dialogo del prefetto Achille Serra e del Ministro dell’Interno Amato, organizzando una trappola logistica (soppressione dei treni speciali, stazioni occupate dalla polizia alla partenza dei manifestanti) finalizzata a impedire l’arrivo a Roma di migliaia di manifestanti. Un boicottaggio attivo della manifestazione che le autorità politiche hanno promosso con il benestare della “sinistra radicale” e di cui hanno ridicolmente addossato la responsabilità a Trenitalia. Ma a Roma sono arrivate comunque decine di migliaia di persone che hanno sfilato in corteo. La militarizzazione dell’intero percorso con blindati e migliaia di poliziotti in assetto da guerra, le continue pressioni e provocazioni sui manifestanti (dal blocco dei treni al fermo e alle perquisizioni di automezzi ai caselli autostradali, al pestaggio dei fermati) testimoniano bene l’intento delle Autorità (altro che le chiacchiere di Amato, del Prefetto e dei ministri di sinistra sulla libertà di manifestazione, sulla presenza “discreta” della polizia).

L’occupazione della stazione Tiburtina, il sequestro di centinaia di persone e le cariche con cui la Celere si è accanita contro i manifestanti che a sera cercavano di tornare a casa, sono il commiato con cui Serra e Amato salutano il rispetto degli accordi presi con gli organizzatori del corteo e la dimostrazione di come, oltre le buone maniere, intendano a modo loro la garanzia dell’esercizio democratico di manifestare nel nostro paese.

Il risultato politico di questa giornata è l’apertura di una nuova fase di sviluppo della lotta e della resistenza del movimento unitario delle masse popolari.

Piazza del Popolo è deserta e i dirigenti dei partiti sedicenti radicali, comunisti e pacifisti sono desolati. Odono in lontananza il “loro” popolo che grida contro la guerra, contro Bush e contro il loro governo Prodi. Una clamorosa, rumorosa, enorme sconfitta su tutta la linea per chi fino ad oggi ha spacciato fumo, per chi ha spacciato aggressioni militari come missioni di pace, per chi ha promosso saccheggi e distruzioni in nome della democrazia, per chi aveva promesso pace e invece ha sostenuto e sviluppato la guerra, per tutti coloro che hanno sostenuto il governo Prodi nell’attuazione del programma comune della borghesia, contro le masse popolari italiane e i popoli del mondo.

La direzione del PRC, del PdCI, della FIOM e dell’ARCI, insieme ai Verdi e i loro amici, il 9 giugno hanno definitivamente perso ogni prestigio e ogni credibilità. Un risultato arrivato dopo molti segnali: dalle elezioni amministrative, alla manifestazione di Vicenza, agli scioperi contro la finanziaria.

Il “loro” popolo era al corteo contro la guerra, una parte consistente di coloro che, man mano che il governo Prodi persegue l’attuazione del programma della borghesia, sempre meno credono allo spauracchio del ritorno di Berlusconi e non sono più disposti ad accettare nuovi e superiori sacrifici ad esclusivo beneficio dei banchieri, degli speculatori, dei padroni e degli imperialisti.

Il 9 giugno è sceso nuovamente in piazza il movimento unitario di resistenza al peggioramento delle condizioni di vita, il movimento di lotta in difesa dei diritti conquistati con le lotte dei decenni passati. In questa giornata di lotta il movimento popolare ha preso coscienza e coraggio della propria forza e ha scaricato la direzione degli opportunisti e dei doppiogiochisti. Questo è un grande risultato, un passo avanti che rafforza la lotta che conduciamo per dare forza e fiducia alla classe operaia e alle masse popolari nelle proprie capacità di direzione e lotta per un nuovo ordinamento sociale, il socialismo.

I fatti hanno la testa dura, la verità è sempre rivoluzionaria

La tendenza all’unione delle forze sane, autenticamente pacifiste, sinceramente democratiche e comuniste iniziata da qualche anno (da Melfi, Scanzano, Val di Susa, Vicenza), il 9 giugno ha raggiunto un altro importante risultato, ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Nei precedenti comunicati il Partito dei CARC ha preso posizione rispetto ai tentativi di certi settori del movimento contro la guerra (Bernocchi, Casarini, Cremaschi…) di promuovere, nella costruzione della mobilitazione del 9 giugno, metodi e categorie proprie della sinistra borghese (la divisione in buoni e cattivi dei settori del movimento sulla base della compatibilità del giudizio della borghesia, settarismo, protagonismo) e di lavorare per attenuare la protesta contro il governo del circo Prodi.

Il Partito dei CARC è sceso in piazza il 9 giugno, inquadrato in uno spezzone comune con il Campo antimperialista, e con altre migliaia di compagni e compagne ha portato la parola d’ordine “contro l’imperialismo USA e italiano, a fianco dei popoli che resistono, sostegno alla resistenza popolare palestinese, irachena, libanese, afghana”.

I proclami di Bernocchi di voler escludere il nostro Partito dal “movimento” [articolo del 9 giugno sul Corriere] si sono ovviamente infranti alla prova dei fatti. Il suo allarmismo (che sembrava così simile a quello che sindacati di regime hanno promosso contro la nostra partecipazione al corteo di Vicenza), veicolato ad arte di mass-media e dagli apparati polizieschi, si è rivelato per quello che era: un tentativo di creare confusione e seminare zizzanie all’interno del movimento.

Un movimento unitario contro l’attuazione del programma comune della borghesia formato da mille anime e mille pratiche (dai girotondi dei pacifisti alla sana e legittima rabbia di centinaia di giovani che si sollevano contro la polizia) che spazzerà via quanti continuano ad autoproclamarsi portavoce del movimento, quanti si arrogano il diritto di stabilire chi sono i buoni e chi i cattivi, pongono discriminanti e vogliono decidere cosa è legittimo dire e cosa no, chi è il benvenuto e chi no, chi può scendere in piazza e chi no.

Le discriminanti, gli arbitri, le divisioni rappresentano già il passato di questo movimento. Il futuro e lo sviluppo, l’unico possibile, è quello di favorire e rafforzare gli aspetti unitari che legano indissolubilmente ogni componente a un’altra e rappresentano la forza dirompente con cui milioni di persone si oppongono alla borghesia e vanno alla conquista di un altro mondo, possibile e necessario. Quello che noi chiamiamo socialismo.

Lottare per l’unità delle forze autenticamente antagoniste alla borghesia!

Strappare dalle mani dei revisionisti, degli opportunisti e dei politicanti borghesi la direzione delle lotte della classe operaia!

Combattere ogni forma di repressione e criminalizzazione della borghesia, sviluppare la solidarietà di classe!

Abbiamo un mondo da guadagnare, abbiamo una società da costruire!

Fare dell’ Italia un nuovo Paese socialista!

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