Sunday, July 15, 2007

PROLETARI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI !

Condizioni e lotte operaie nel mondo

Cile

Nella seconda meta’ del XX secolo gli interessi economici legati alle risorse naturali hanno scatenato conflitti e portato al potere feroci dittature in molti Paesi dell’America Latina.

Il settore minerario e’ ancora oggi centrale nell’economia di questi Stati e si regge su un livello di sfruttamento e di repressione che sta portando, negli ultimi mesi, a diversi tentativi di reazione da parte dei lavoratori.

In Cile, dove la Codelco (Corporacion del Cobre) con il 30% della produzione nazionale continua ad essere la maggior produttrice mondiale di rame, 28.000 lavoratori precari hanno dichiarato lo sciopero ad oltranza e ha fermato l’attivita’ di due tra le principali miniere del pianeta, giacimenti di Chuquicamata e El Teniente.

Il settore del rame cileno e’ stato progressivamente liberalizzato durante la dittatura di Pinochet, cosi’ come una ondata di liberalizzazioni ha coinvolto tutti i principali servizi sociali del Paese. In questo quadro la Codelco resta ancor oggi la principale industria di Stato del Cile, ma questo non e’ certo sinonimo di migliori condizioni per i lavoratori.

Per anni le rivendicazioni dei minatori hanno avuto come obiettivo la nazionalizzazione del settore, intesa come un primo importante passo verso una migliore distribuzione del reddito e forse anche verso una societa’ priva di sfruttamento.

Oggi, dopo gli anni in cui l’industria di stato ha svolto la funzione di favorire la concentrazione del capitale ma non certo quella di trampolino di lancio verso il socialismo, la lotta dei minatori precari cileni e’ concentrata su questioni che possono apparire forse piu’ banali ma che derivano direttamente dalla situazione di precarieta’ in cui si trovano, in questa fase di crisi, i lavoratori di tutto il mondo.

I minatori precari cileni non chiedono di essere assunti a tempo indeterminato, pretendono solo di guadagnare lo stesso salario dei lavoratori a tempo indeterminato (circa 280 euro al mese) e di avere servizi sanitari di base gratuiti, piani per case popolari e libero accesso all’istruzione per loro stessi e per i loro figli.

 

Peru’

Anche in Peru’ i minatori della Southern Copper corporation, il terzo produttore al mondo di rame di proprieta’ del Grupo Mexico (multinazionale con impianti in Messico e Stati Uniti), sono scesi in sciopero il 22 giugno scorso reclamando aumenti salariali e un miglioramento complessivo delle loro condizioni di lavoro.

Per la delicatezza del settore il ministro del lavoro si e’ affrettato a minacciare i lavoratori di dichiarare illegali le agitazioni con l’obiettivo di rigettare le rivendicazioni, soprattutto quella relativa agli aumenti salariali in relazione all’incremento dei profitti determinato dall’aumento del prezzo mondiale del rame.

Le condizioni di lavoro sono molto pesanti anche nelle miniere messicane tanto da aver spinto i lavoratori ad uno sciopero che dura dalla meta’ di giugno. Il dato piu’ agghiacciante e’ quello dei morti sul lavoro: piu’ di 70 minatori negli ultimi 15 mesi.

Filippine

La crescita delle cosiddette tigri asiatiche e’ stata possibile non solo grazie alle moderne tecnologie nel settore delle telecomunicazioni e dei trasporti, ma soprattutto grazie a un costo del lavoro bassissimo e conseguentemente a un tasso di sfruttamento non paragonabile a quello dei Paesi occidentali.

In questo quadro, da alcuni anni peraltro in crisi, si inseriscono con sempre maggiore frequenza le lotte dei lavoratori dei settori trainanti.

Nelle Filippine i lavoratori della Chiyoda Integre Philippines Incor-porated stanno protestando contro le intimidazioni che la dirigenza giapponese sta compiendo contro i lavoratori piu’ combattivi e che sono giunte fino al licenziamento di 68 operai membri del sindacato proprio ora che e’ all’ordine del giorno il rinnovo del contratto di lavoro.

Vietnam

In Vietnam diversi scioperi selvaggi stanno colpendo le principali aziende che producono beni per l’esportazione: tra queste la Top Royal Flash Limited, impresa di Ho Chi Minh City a prevalente capitale taiwanese dove 800 lavoratori sono in lotta contro il ricorso eccessivo agli straordinari cui sono stati obbligati negli ultimi 4 mesi e per cercare di recuperare le quote di salario che l’azienda aveva trattenuto e indirizzato al fondo pensionistico ora fallito.

Indonesia

In questo contesto si inseriscono anche le lotte dei lavoratori indonesiani contro l’introduzione delle nuove normative che permetteranno l’esternalizzazione di interi settori aziendali e conseguentemente un’ ulteriore flessibilita’ e frammentazione del lavoro. In un Paese dove gia’ ora il livello salariale e’ bassissimo, questo progetto rischia di ridurre realmente alla fame milioni di lavoratori e rappresenta una ulteriore conferma (se ancora ce n’era bisogno) di come la crisi del capitalismo sia realmente un fenomeno strutturale a livello mondiale.

Dal piu’ grande musulmano al mondo, piccoli ma significativi segnali di come le lotte dei lavoratori possano rappresentare un importante segnale di ripresa generalizzata della lotta di classe. Non basta la cappa ideologica religiosa a soffocare lo scontro inconciliabile degli interessi di classe tra borghesia e proletariato.

 

DA LOTTA OPERAIA INTERNAZIONALISTA

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Saturday, July 14, 2007

LE PENSIONI NEL PANTANO TOTALE….

Sul peggioramento delle pensioni che entro il 2050 si ridurranno dall’attuale 67,3% al 51,6% dell’ultimo stipendio (dati “ottimistici” della Ragioneria dello Stato), ora tutti concordano. La riduzione - col nuovo sistema a capitalizzazione - riguarderà i “fortunati” con 35 anni di lavoro e 63 di età: una chimera per quanti entrano (?) nel “mercato del lavoro” in età avanzata, con periodi di lavoro a contribuzione ridotta.

Il futuro è nero per milioni di proletari, quando scienza e tecnologia sarebbero in grado di assicurare a tutti la soddisfazione dei bisogni tanto primari quanto secondari! Se gli uni sparano sulle pensioni anticipate gli altri reclamano una nuova riforma previdenziale per “continuare a garantire prestazioni dignitose”. Già, ma i contributi prelevati dai salari o si aumentano o si “integrano con risorse aggiuntive”: espedienti come “la carbon tax o un fondo di riserva”, cioè specchietti per le allodole in quella logica capitalistica che costituisce il brodo di coltura degli ultimi buon samaritani della società borghese e del capitale, alla disperata ricerca di un qualche miracoloso unguento capace di “rilanciare l’economia” del capitalismo. Le anime belle della borghesia (con pensioni da nababbi!) se la prendono con la…

scarsa cultura previdenziale dei lavoratori che non si rendono conto della profonda crisi del Welfare e pretendono la botte piena e la moglie ubriaca.

così l’ex presidente Isvap su Corsera

L’ipocrisia e le menzogne della borghesia e dei suoi reggicoda non hanno limiti: il fondo pensioni lavoratori dipendenti non è affatto deficitario. Lo dice chiaramente la I nota di variazione al Bilancio Inps di fine luglio 2006, segnalando i veri passivi annuali: fondo dirigenti d’azienda (1 mld), coltivatori diretti (circa 3 mld), artigiani e decine di migliaia di prepensionamenti concessi per gli “esuberi” di aziende private e statali in “difficoltà”. Tutto questo mentre prosegue - fra l’indifferenza di destra e sinistra - il silenzio sul fatto che gran pare dei 75 mld di deficit di Bilancio riguardano non il fondo pensioni lavoratori dipendenti bensì tutte le altre “prestazioni assistenziali” accollate all’INPS sotto la voce Gias (Gestione Interventi assistenziali). Ovvero, una trentina di mld annui per pensioni con varie tipologie e gradi di disabilità; in più altre decine di miliardi in assegni sociali, cassa integrazione guadagni, messa in mobilità, eccetera. Costi che in tutta Europa sono a carico della fiscalità generale e non incidono affatto nella spesa pensionistica, la quale, evidentemente, risulta più bassa che da noi. Il trucco c’è e si vede, ma guai a parlarne!

Il mito della previdenza integrativa si sgretola nel frattempo per quanti a fatica arrivano a fine mese; saranno semmai i ricchi e i “benestanti” a poter ricorrere ad assicurazioni private. Così, con pensioni da fame e con proclami pubblici da terrorismo sociale che dovrebbero spianare la strada al business della previdenza integrativa, anche l’obiettivo politico di dividere ulteriormente la classe operaia fa parte della manovra… riformistica. Pochi lavoratori con un “reddito” individuale o familiare tale da poter destinare una piccola somma di risparmio ai fondi pensionistici; gli altri (la maggioranza) costretti alla povertà ed alla emarginazione, lasciando alle voraci speculazioni finanziarie il loro Tfr, un’altra porzione di salario differito. “Un business moderatamente appetibile”, confessa il direttore generale dell’Ania (Associazione assicurazioni); in gioco c’è un flusso annuo di 10-14 miliardi di euro che i lavoratori non si sa bene quando, e se, rivedranno con il contagocce. Intanto, non disponendo più del Tfr per il proprio autofinanziamento le maggiori imprese chiedono e ottengono laute ricompense dallo Stato. Il quale regala al capitale fiscalizzazioni di oneri impropri (assegni familiari, indennità di malattia e di maternità); risarcimenti sotto forma di agevolazioni fiscali, deduzioni del reddito d’impresa, eccetera. E’ un prezzo che i proletari, in veste di contribuenti, dovranno pagare alle aziende che passeranno il Tfr nelle mani dei fondi pensione chiusi (di categoria) su cui si orientano di comune accordo capitalisti e sindacati. Questi ultimi reclamano un posto a tavola come gestori del malloppo, convincendo i salariati a recitare la parte di “investitori finanziari”, assestando un altro colpo a quel poco che era rimasto di “principio di solidarietà” fra generazioni di proletari. Esattamente ciò che si vuole, a destra e a “sinistra”: ciascuno per sé e tutti per il capitale…

 

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALISTA (BATTAGLIA COMUNISTA) www.internazionalisti.it

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Tuesday, July 10, 2007

4 GIORNI DI AUTOGESTIONE, AUTOPRODUZIONE A TORINO……

fonte http://forgia.noblogs.org

Come prima cosa ci preme sottolineare che:

JUAN E’ LIBERO!

A lui va il nostro saluto e la nostra solidarietà!

In più dopo i fermi di questi giorni da parte delle forze del (dis)ordine, in cui alcuni amici si son trovati quasi sotto interrogatorio, per capire dove si terrà la quattro giorni, abbiamo deciso di rendere pubblica la cosa:

MANIFATTURA TABACCHI!

Vicino in Piazza Sofia, dove una volta stava la reggia occupata.

Ascoltate comunque radio blackout, sui 105,250 o telefonate allo 3345041361 (attivo da giovedì) per maggiori informazioni

Ed ancora ricordiamo che:

  • Sempre presente spazio distro! Solo roba autoprodotta, niente lucro, niente alternativa al lavoro salariato, artigianato o fai da te. Preparatevi… in programma materiale e distro da tutta Italia!
  • I momenti pratici in programma e sicuri sono tre: Costruzione di un forno in terra, costruzione di una giostra per serigrafia a due braccia (per due telai in contemporanea), saldatura in generale. Questo non vuol dire che altro non ci sarà. Sta’ a voi. Regolatevi però! Ci potrebbero essere alcuni problemi con l’acqua.
  • Si cucinerà collettivamente, per alcuni è un momento pratico, per altri no, altri ancora nemmeno ci pensano. Ma si parte dalla mattina, scambiandoci ricette e consigli.
  • E no… non abbiamo ancora deciso dove si terrà il presidio. Lo faremo insieme nelle 4 giornate.
  • Ecco quello che abbiamo
  • Aggiornato il programma della 4 giorni (sempre indicativo)

Un buon viaggio a tutti quelli che intendono venire!

 

ALL’INTERNO DELLE SERATE, CONCERTI PUNK, DJSET HIP HOP, REGGAE, ALTERNATIVE, BAR, COCKTAIL, DISTRO….

 

ULTERIORI INFO TRAMITE RADIO BLACKOUT WWW.RADIOBLACKOUT.ORG

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Sunday, July 8, 2007

CANTI DI SINISTRA E DEL MOVIMENTO OPERAIO !

I CANTI DEL NOSTRO TEMPO, I CANTI DELLA CLASSE OPERAIA !

TUTTE LE DOMENICHE SUI 105.250 DI RADIO BLACKOUT FREQUENZA ANTICAPITALISTA CON SEDE A TORINO, TRASMETTE LA RUBRICA “I CANTI DEL NOSTRO TEMPO” DOVE SI RIPERCORRONO, TUTTE LE TAPPE, DEI CANTI OPERAI, ANARCHICI, ANTICAPITALISTI DELLA STORIA DELLA CLASSE OPERAIA E DEL MOVIMENTO ANARCHICO E COMUNISTA.

INSOMMA RIPERCORRERE LA STORIA DELLE LOTTE, CON IL BRIO DELLA MUSICA DI PROTESTA, IL TUTTO PER TUTTE LE DOMENICHE FINO A SETTEMBRE ED OLTRE, SU RADIO BLACKOUT DALLE 10:30 CIRCA….

INFO : WWW.RADIOBLACKOUT.ORG  POSSIBILITA’ DI ASCOLTARE IN TUTTA ITALIA IN STREAMING ….

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