Sunday, September 30, 2007

AL 30° ANNIVERSARIO DELL’ASSASSINIO FASCISTA DI WALTER ROSSI :

RIVOLUZIONE COMUNISTA Supplemento Anno V° - nr.11 – 20 ottobre 1977.

LA LOTTA AL FASCISMO OGGI

AUTODIFESA PROLETARIA E ORGANIZZAZIONE NEI COMITATI E NEL PARTITO
RIVOLUZIONARIO.

Gli ultimi giorni di settembre (1977) i fascisti a Roma cercavano il
morto e l’anno trovato.
Dopo varie sparatorie contro elementi di sinistra e il ferimento di
na
studentessa, il 30 uccidevano a colpi di pistola il ventenne Walter
Rossi, ex poliziotto e militante di Lotta Continua, mentre diffondeva
volantini nei pressi di una sede missina .
Questo assassinio suscita una ondata di sdegno e di rabbia in tutta
Italia: manifestazioni e attentati si susseguono, per giorni e
giorni,
a Torino, Milano, Brescia, Bologna, Bergamo, Padova, Udine, Firenze,
Verona, Nuoro, Bari, ecc. – ecc. Migliaia di giovani e giovanissimi
si
scontrano ripetutamente con la poliziani varie località, nel
tentativo
di raggiungere le sedi fasciste.
Alcune di queste sedi vengono chiuse a Roma dal ministro degli
interni, per collaudare la marcia legge sui  “covi eversivi”; per
essere subito dopo riaperte, con mille scuse. Il 4 ottobre la polizia
ferma Enrico Lenaz, militante del MSI, sospettato di essere l’
assassino di Rossi; ma, nel frattempo, perquisisce, denuncia e
arresta
decine di elementi di sinistra, rei di aver partecipato alle
manifestazioni.
Nelle manifestazioni di protesta si sono incrociate due  tendenze
principali: l’anti-fascista popolare (MSI fuori legge) e quella neo-
partigiana ( le sedi fasciste si chiudono col fuoco). Così nonostante
il coraggio e la decisione ( in certi casi veramente più che
notevoli)
dei giovani che si sono scontrati con la polizia, queste
manifestazioni
sono rimaste entro i limiti dell’anti-fascismo democratico, cioè
della
lotta all’ala fascista della borghesia  nel quadro del  marciume
parlamentare.
Le nostre sedi locali, prendendo posizione contro l’assassinio
fascista, hanno sottolineato questi aspetti, indicando i giusti passi
da fare, nel momento attuale, per una lotta  proletaria al fascismo.
Così hanno fatto la sede di Busto Arsizio e i nuclei di azienda
locali
con un manifesto in data 5 ott.;
e la sede di Torino, col volantino del 5/10 e con un comizio alla
FIAT
(cancello 2) il 6 ott. Quest’ultimo, valuando la manifestazione del
1/10 e la distruzione del bar Angelo Azzurro da parte di un drappello
di dimostranti, nell’incendio del quale aveva perso la vita il
giovane
Roberto Crescenzio, ribadiva la necessità di adottare i giusti metodi
di lotta e denunciava il terrorismo individuale e l’avventurismo
piccolo borghese, invitando i giovani proletari a passare “ dall’anti-
fascismo sentimentale o radicale all’ anti-fascismo proletario”…
Ora, colme non mai, la lotta al fascismo passa per la lotta senza
quartiere allo Stato del marciume parlamentare e al governo del
direttorio di polizia. Non bisogna dimenticare che chi esercita la
violenza  sistematica e quotidiana contro le masse e i giovani
proletari  è in primo luogo l’attuale governo “democratico”
appoggiato
da PCI-PSI e dai dirigenti sindacali della triade; che per ogni
attentato fascista si contano decine di giovani uccisi dalla polizia
“per errore”, centinaia e migliaia di giovani costretti a marcire
nelle
camere di sicurezza e nelle carceri, milioni di giovani emarginati
nel
ghetto della disoccupazione cronica di massa.
Massima fiducia nella capacità di riscossa delle masse proletarie;
nessuna concessione alle tentazioni dell’avventurismo  e dell’
individualismo piccolo-borghesi! Oggi è indispensabile che ogni
giovane
proletario, maschio o femmina, dedichi tutte le sue energie allo
sviluppo e al potenziamento dell’organizzazione autonoma di lotta
delle
masse, per portare avanti la difesa proletaria su tutti i terreni:
per
la difesa del salario e del posto di lavoro, per il salario minimo
garantito ai disoccupati, per una lotta sistematica al caro prezzi e
al
caro affitti, per la conquista dei diritti elementari delle masse
femminili (divorzio e aborto liberi e gratuiti, ecc.), fino alla
formazione  dei gruppi autonomi di auto-difesa  e dei comitati
proletari di quartiere contro il terrorismo statale e lo squadrismo
fascista.

Redazione e stampa: p.zza Morselli 3  –20154 MILANO–

SITO INTERNET:  http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
                           mailto : rivoluzionec@libero.it

ASSOCIAZIONE - RIVOLUZIONE COMUNISTA -

 

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Tuesday, September 25, 2007

DAL VAFFANCULO DAY, IL BISOGNO DI UN GOVERNO POPOLARE !

Antipolitica o sfiducia nei partiti parlamentari, nelle istituzioni borghesi e nel governo Prodi?

Il Vaffa-day organizzato via Internet dal comico Beppe Grillo e dai seguaci del suo Blog ha rinfocolato al massimo le polemiche, che non accennano ancora a placarsi, sulla cosiddetta “antipolitica” che serpeggiavano già da qualche tempo nel Paese.

Il V-day si è svolto l’8 settembre in 200 piazze d’Italia e all’estero con la partecipazione di un milione di persone e con la raccolta di 300 mila firme in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare per proibire l’accesso al parlamento ai condannati (attualmente sono circa un centinaio i parlamentari condannati o indagati per reati vari), per mettere un tetto massimo di due legislature ai parlamentari e per istituire elezioni primarie per tutti i candidati a cariche elettive. A Bologna sono accorse circa 50 mila persone, in gran parte giovani, a sentire il comico-predicatore genovese attaccare tutti i partiti parlamentari, definiti “il cancro della democrazia”, spaziando con la sua satira feroce e anarcoide dai temi del precariato a quelli dell’ambiente, dalla corruzione dei politici agli abusi dei grandi gruppi monopolistici, ecc.

Spiazzati dal successo inaspettato dell’iniziativa, i partiti parlamentari hanno accusato il colpo e hanno reagito per lo più in maniera furibonda e scomposta, accusando a loro volta Grillo di qualunquismo, di populismo e di soffiare sul fuoco dell’”antipolitica”, e spingendosi in qualche caso fino ad accusarlo di fomentare possibili azioni terroristiche. Pier Ferdinando Casini, per esempio, leader di un partito, l’UDC, che detiene una buona percentuale di parlamentari condannati e inquisiti, si è scagliato fra i primi contro il V-day definendolo “la più grande delle mistificazioni di cui dovremmo tutti vergognarci”. Il caporione fascista Fini ha detto che “Grillo le spara grosse perché escludere dalla vita politica chi ha già due legislature non ha senso. Con una legge del genere personaggi come Togliatti, Moro o Almirante (sic) non sarebbero mai stati protagonisti della vita politica nazionale”.

Il capofila dei rinnegati D’Alema, che da quando ha cominciato a sentire il fiato dei giudici sul collo per via della vicenda delle scalate bancarie è stato fra i primi a lanciare l’allarme sul vento dell’”antipolitica”, si è detto “preoccupato per la carica di violenza totalmente inutile” del movimento suscitato da Grillo, accusandolo di essere la potenziale anticamera di un governo autoritario “dei militari, dei banchieri (sic) e dei tecnocrati”. Il dittatore democristiano Prodi è andato a sfogarsi in tv da Vespa, non trovando di meglio per replicare agli epiteti di “Valium” e di “Alzheimer” appioppatigli da Grillo per la sua indifferenza ai problemi dei giovani precari e del Paese, che accusare spocchiosamente la società italiana di “non essere meglio della politica che la rappresenta”. È sceso in campo perfino il rinnegato Napolitano, per avvertire dall’alto della sua pompa quirinalizia che si può criticare la politica e le istituzioni, ma “consapevoli delle ricadute che può avere una denuncia indiscriminata e sensazionalistica”, perché il rischio è di suscitare “sterile negazione e in definitiva senso di impotenza”.

La delusione profonda che cova nell’elettorato di sinistra

Questo ventaglio di reazioni allarmate e rabbiose dei massimi rappresentanti della destra e della “sinistra” di regime, del governo e delle istituzioni, dimostra che il successo della manifestazione promossa da Grillo, al di là degli aspetti indubbiamente generici e qualunquistici delle sue accuse ai partiti politici e ai loro leader, è la spia di una sfiducia profonda delle masse nei partiti parlamentari, nelle istituzioni borghesi e nel governo Prodi. Una sfiducia che covava da tempo sotto la cenere e che avrebbe dovuto apparire tutt’altro che inaspettata ai partiti del regime neofascista e al governo.

In particolare è nei confronti del governo di “centro-sinistra” Prodi che si concentrano la delusione, la sfiducia e la rabbia delle piazze, se è vero, come dimostra anche un sondaggio di Ilvo Diamanti su “la Repubblica” del 14 settembre, che i sostenitori dell’iniziativa di Grillo sono prevalentemente elettori del “centro-sinistra” (58%), e in particolare provengono dalla base del PD (60%), mentre la loro incidenza è minore fra gli elettori del “centro-destra” (32%). Basti pensare anche al successivo intervento di Grillo alla festa dell’Unità di Milano, dove la sua satira sarcastica che prendeva di mira i maneggi bancari di D’Alema e Fassino e il finto buonismo del “topo Gigio” Veltroni, lungi dal provocare disagio e ostilità, hanno scatenato l’ilarità e gli applausi della folla diessina, per nulla turbata apparentemente dal surreale stato di schizofrenia in cui si trova sempre più spesso a vivere.

La grande presenza di giovani in piazza, e in particolare dell’area del precariato, è un altro segno eloquente che il V-day è stato alimentato soprattutto dai delusi del governo Prodi e dalla sua politica e condotta morale niente affatto diverse da quelle del governo del neoduce Berlusconi. Una delusione tanto più grossa e tanto più rapida, quanto più erano state grandi le illusioni e le aspettative dell’elettorato di sinistra in un cambiamento radicale rispetto al governo precedente. Non per nulla le reazioni più stizzite e velenose al V-day sono venute dai leader dei partiti del “centro-sinistra” e dai pennivendoli al loro servizio. Di Prodi e D’Alema abbiamo già detto, ma anche Fassino, nel lacrimoso comizio d’addio ai DS al festival dell’Unità a Bologna, non ha mancato di attaccare “le denigrazioni populistiche contro i partiti e i politici”. Mentre il liberale e anticomunista Veltroni è montato in cattedra per ammonire che “con le adunate per mandare a quel paese tutti si finisce per andare in televisione e sui giornali, però non si fa un paese, non lo si cambia e non lo si trasforma”.

Per non parlare di certi pennivendoli della “sinistra” di regime, come Eugenio Scalfari, Michele Serra, Curzio Maltese, Andrea Romano, e perfino della sponda apparentemente opposta, come “Il Foglio” di Ferrara, che si sono scagliati con particolare livore contro il V-day e Grillo, preoccupati evidentemente che questo movimento tolga voti e consensi al PD in un momento delicato per la sua nascita. E infatti, sotto certi aspetti e pur in maniera più frammentata e meno politicizzata, i “grillanti” ricordano i “girotondini” di qualche anno fa, quando appena nati spontaneamente nell’elettorato di sinistra misero in crisi e sotto accusa i leader della “sinistra” borghese inebetiti e imbelli di fronte all’avanzata del berlusconismo.

Non una valvola di sfogo ma lotta di classe

Tutto lascia pensare che anche il movimento di Grillo seguirà più o meno la stessa parabola dei “girotondi”. Dalla sua proposta di presentare liste civiche alle prossime elezioni con il suo “bollino” di garanzia si capisce già che egli sta cavalcando la giusta protesta popolare per riportarla nell’alveo della testimonianza pacifica, del parlamentarismo e delle istituzioni borghesi. Lo ha ammesso egli stesso con queste chiare parole: “Il milione di persone che è sceso in piazza, in modo composto, senza bandiere, senza il più piccolo incidente, dovrebbe essere ringraziato. È la valvola di sfogo di una pentola a pressione che potrebbe scoppiare. Un momento di tregua per riflettere sul futuro di questo Paese. La V-generation è aria pura, condivisione, futuro. Gaber direbbe: ‘la libertà è partecipazione’”.

Il problema non è l’”antipolitica”, come strillano i politicanti borghesi con la coda di paglia, ma che c’è politica e politica. C’è la politica borghese, corrotta fino al midollo e tutta dedita a servire gli interessi della classe dominante borghese e di una “casta” di parlamentari e amministratori privilegiati, della quale fanno parte anche i leader del futuro PD e quelli della “sinistra radicale”. E c’è la politica proletaria e di classe, che deve preoccuparsi solo di difendere e portare avanti gli interessi e le rivendicazioni delle masse popolari. E quest’ultima non può essere tale se non mette in discussione il sistema di sfruttamento capitalistico, il regime neofascista, le istituzioni e i partiti che lo sostengono.

Il movimento lanciato da Grillo non mette in discussione il sistema capitalistico e il regime capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista e per questo è destinato a esaurirsi o a rientrare nel gioco parlamentare. Così come non lo fecero i “girotondi”, che infatti piano piano furono riassorbiti dai partiti della “sinistra” borghese e scomparvero, dopo aver tirato la volata elettorale al democristiano Prodi drenando l’astensionismo di sinistra.

Occorre certamente scendere in piazza, ma non per puro sfogo iconoclasta e ribellismo generico, piccolo borghese e anarcoide, bensì per fare la lotta di classe nel modo più unitario e organizzato possibile sui vari temi del diritto al lavoro, della lotta al precariato, dei salari e delle pensioni - che attualmente hanno al centro la lotta per l’affossamento del Protocollo di Prodi del 23 luglio -, della casa, della riduzione dei prezzi e delle tariffe, della difesa di scuola, sanità e assistenza pubbliche e gratuite per tutti, per la difesa dei diritti delle donne e contro l’ingerenza della chiesa cattolica nella società e nello Stato, contro la politica interventista e imperialista del governo e per il ritiro dell’Italia dall’Afghanistan, dal Libano e dal Kosovo, e su ogni altro tema e rivendicazione che riguarda la vita e il futuro delle masse popolari.

Solo con la lotta di classe, che comprende anche l’astensionismo elettorale, le Assemblee popolari e i Comitati popolari delle masse fautrici del socialismo, la lotta per il sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori, si possono assestare veramente colpi demolitori al sistema capitalista e al suo corrotto regime e far avanzare le masse verso l’emancipazione dallo sfruttamento e il socialismo.

Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI

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Thursday, September 20, 2007

Struttura sequestrata, porte e finestre sigillate. L’operazione della polizia è iniziata alle 7 di mattina.

 MILANO - Il centro sociale ‘Garibaldi’ di Milano è stato sgomberato giovedì mattina dalla polizia. L’operazione è iniziata alle 7: tutto - secondo quanto riferito dalla Questura - si sarebbe svolto senza problemi o tensioni.

All’interno dell’edificio, di proprietà del Comune di Milano e dato in concessione a una cooperativa prima che fosse occupato, sono state trovate tre persone, fra cui un artigiano. Il ‘Garibaldi’ si trova in una zona centrale della città, in via Tommaso da Cazzaniga, a pochi metri dall’omonima via, corso Garibaldi, da cui prende il nome. Il centro sociale è stato temporaneamente sequestrato, porte e finestre saranno sigillate.

FONTE INDYMEDIA LOMBARDIA :

http://indy-lo.ortiche.net/?q=node/1239

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Thursday, September 13, 2007

PER UN’A AUTUNNO DI LOTTA, IL POTERE A CHI LAVORA !

IL COMITATO CENTRALE DELLA FIOM BOCCIA L’ACCORDO 23 LUGLIO


Il comitato centrale della Fiom boccia l’accordo su pensioni e mercato del lavoro raggiunto tra Governo e sindacati confederali lo scorso 23 luglio. Il voto (dell’11 settembre) è stato di 125 a favore della proposta del segretario Gianni Rinaldini, mentre in 31 hanno sostenuto Fausto Durante, che rappresenta la corrente di Epifani all’interno del sindacato dei metalmeccanici. E’ la prima volta dal 1946 che una federazione della Cgil vota contro un accordo interconfederale siglato dall’organizzazione sindacale.

All’indomani della bocciatura dell’accordo sul welfare, numerose le reazioni dal mondo politico e sindacale: il segretario di rifondazione comunista Franco Giordano ha dichiarato che il suo partito è pronto a sostenere in parlamento le istanze della FIOM, poichè, ha osservato, ‘Si tratta di critiche che sono state sollevate in questi mesi anche da Rifondazione comunista.

Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani da parte sua ha sottolineato che il no della Fiom è “un fatto del tutto nuovo” sul quale l’organizzazione dovrà aprire una verifica al suo interno. Lo ha detto entrando alla riunione degli esecutivi di Cgil, Cisl e Uil che si è tenuta in mattinata e che ha dato il via libera all’accordo sul welfare con solo 3 voti contrari. E’ stato approvato anche il percorso di consultazione dei lavoratori e dei pensionati con il voto previsto per i prossimi 8-10 ottobre. Una consultazione farsa però secondo la confederazione cobas.

Oggi pomeriggio, sempre a Roma assemblea anche per una parte del movimento, quella che ha lanciato l’appello alla mobilitazione contro l’accordo sul welfare, cioè sindacati di base, centri sociali nord est, Sinistra Critica, Action, rete dei comunisti italiani, rete 28 aprile. 

www.infoaut.org

 

 

 

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Wednesday, September 5, 2007

MOBILITAZIONE ANTIPOLIZIESCA A SOSTEGNO DI ABDER….

 

Sabato 8 settembre presidio per Abder

tratto da: http://www.informa-azione.info/report_presidio_per_abder


Si è tenuto ai Murazzi sulle rive del fiume, dove a fine agosto, è morto Abder, un presidio di commemorazione organizzato dalla comunità marocchina e dal Csa Murazzi.
Il giovane marocchino
è morto annegato nel Po dopo una collutazione con le forze dell’ordine, che hanno di fatto rinunciato a salvarlo dalle acque del fiume. In 200 ci si è radunati per l’ultimo saluto e per denuciare come la morte di Abder sia la conseguenza del clima securitario che le giunte delle città stanno applicando con rigore e forza, individuando nel popolo dei “dannati” il problema principale. La sua morte è di fatto una pena di morte applicata dalla tolleranza zero. Non possiamo accettare che nel nome di una finta sicurezza ci rimetta la vita un giovane immigrato clandestino nel silenzio più assoluto e in una condivisione strisciante dell’opinione pubblica perchè indicato come piccolo spacciatore di droghe leggere. Lavavetri, mendicanti, venditori di oggetti, writers sono diventati l’obbiettivo su cui convergere da destra e da sinistra, spostando l’attenzione della gente dai reali problemi di sicurezza che gli italiani hanno: non si arriverà alla fine delle mese; le famiglie sono sempre più indebitate e strozzate dagli interessi di mutui e prestiti, ma almeno saremo tutti più sicuri, senza scritte sui muri, senza vedere agli angoli delle strade o ai semafori spaccati di quella disperazione che rappresenta questo mondo.

Sabato dalle 16 si terrà un presidio a Porta Palazzo(TORINO), in corso Giulio Cesare

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