Sunday, October 28, 2007

LA STORIA SIAMO NOI ! (Appello alla mobilitazione)


Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre

“La storia siamo noi” non è uno slogan. E’ un approccio preciso: da un
lato la
storia sociale, dall’altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in
questi
anni lo ha fatto con l’istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo
importante
della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a
Genova
2001. Con ogni mezzo necessario.
Dal 21 luglio 2001 in poi la giustizia e la politica hanno cominciato la
revisione della storia che ognuno di noi ha vissuto sulla nostra pelle:
coloro
che si sono ribellati a una certa visione del mondo sono diventati
terroristi;
coloro che hanno seminato il panico nelle strade di Genova sono diventati i
paladini dell’ordine e della giustizia.
Per sei lunghi anni tutto questo è serpeggiato nelle aule di tribunale,
mentre
la nostra voce collettiva si affievoliva, con un processo di rimozione
collettiva che ha fatto sì che in molti dimenticassero che Genova non è
stata
solo il terrore in divisa, ma anche e soprattutto la forza e l’energia di
centinaia di migliaia di persone che almeno per pochi giorni hanno pensato
che
il mondo potesse essere diverso da come ce lo hanno sempre raccontato e
rappresentato.
Per sei lunghi anni il teatrino delle corti penali si è sostituito alla
presa
di
parola delle persone vive, nella convinzione che verità giuridica e
realtà storica in qualche modo convergessero, nella speranza che in
qualche
modo
tutto si sistemasse e non fossero in pochi a pagare la stizzosa vendetta
del
potere.
Le requisitorie dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo che vede
25
persone imputate per devastazione e saccheggio, hanno completato
l’operazione
di
revisione della storia che è cominciata il giorno dopo le mobilitazioni
contro
il g8 del 2001 e si sono concluse con la richiesta di 225 anni di carcere.
Pensiamo che sia arrivato il momento di prendere di nuovo la parola, di
gridare
con forza che gli eventi del luglio 2001 appartengono a tutti noi, di
mobilitarsi in massa e con intelligenza per fare si che 25 persone non
paghino
per qualcosa di cui siamo stati protagonisti tutt*, nessuno escluso.
Vogliamo rilanciare con forza la mobilitazione di massa del 17 novembre a
Genova, e tutte le iniziative tese a riappropriarci della nostra memoria e
del
senso di quei giorni lontani sei anni ma ancora vivi in quello che hanno
rappresentato.
Vorremmo che tutti rilanciassero questo appello senza firme, senza
identità,
senza se e senza ma, perché Genova non è finita, è ancora qui, oggi, e
riguarda
tutti e tutti se ne devono fare carico, senza esclusioni.

Per cominciare primo appuntamento a Genova: 17 novembre 2007
LA STORIA SIAMO NOI

Supporto Legale

Tutti i Venerdì, dopo le 17:00
Ascolta TUTTOSQUAT
on web
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Monday, October 22, 2007

A TORINO SABATO 27 E’ MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA !

 

Torino: l’antifascismo non si arresta


Era la notte tra il 10 e l’11 giugno del 2005 quando una squadraccia fascista si introdusse nella casa occupata Barocchio armata di coltelli e bastoni: due anarchici vennero feriti. Uno di loro, l’intestino traforato da un fendente, dovette essere operato d’urgenza. Solo per un caso non ci scappò il morto.

La settimana successiva, il 18 giugno, un corteo di denuncia fu caricato dalla polizia in via Po, per impedire ai manifestanti di raggiungere piazza Castello. Pochi minuti e i circa 500 antifascisti vengono dispersi: due di loro sono arrestati dalla polizia e si fanno due settimane alle Vallette.

Un mese dopo scatta il mandato di cattura per altri 8 antifascisti, che trascorreranno i successivi sei mesi tra galera ed arresti domiciliari.

L’accusa nei loro confronti è pesantissima: devastazione e saccheggio, un reato da tempi di guerra, un reato che vale dagli 8 ai 15 anni di reclusione.

È il primo atto di una lunga stagione repressiva. Torino e le sue valli debbono essere pacificate ad ogni costo. Sullo sfondo la vetrina olimpica, il Tav, una città che mantiene sacche di resistenza ad una ridefinizione del paesaggio urbano funzionale alla nuova Torino, post industriale (ma non troppo) che punta a farsi nodo di una rete di scambi e luogo dove la produzione di eventi affianchi quella di manufatti.

Sono due anni terribili: due anni segnati dalla morte di cinque immigrati durante controlli di polizia, dallo sgombero di numerosi posti e case occupate, due anni nei quali si sono moltiplicati i comitati razzisti e fascisti nei quartieri, che alternano le manifestazioni di piazza alle ronde notturne contro immigrati, rom, tossici.

Da un lato le luci del varietà, l’enorme luna park sempre aperto, dall’altro polizia e fascisti scatenati sul territorio.

Certo non tutto è andato liscio: la rivolta della Val Susa ha fermato a lungo il Tav ed anche il città la resistenza alla devastazione ambientale ma anche politica, sociale, umana ha messo un po’ di sabbia nei ben oliati ingranaggi della Torino del secondo millennio.

In questi due anni presidi, assemblee, concerti e due cortei nazionali hanno tenuto viva l’attenzione sul processo agli antifascisti, un processo che si sta avviando alla conclusione. La sentenza potrebbe essere emessa il 30 ottobre di quest’anno.

La posta in gioco è molto alta sia sul piano umano che su quello politico. Ne va della libertà di anarchici ed antifascisti ma anche della libertà di noi tutti.

Con questo delirio giuridico si vuole colpire e criminalizzare la mera partecipazione alle manifestazioni, si vuole attaccare la libertà di partecipare attivamente alle lotte esprimendo le proprie idee.

Questo processo ha una valenza che va ben la di là della Mole. Il reato per il quale sono perseguiti e per cui rischiano lunghi anni di detenzione, è, intrinsecamente, un reato di natura collettiva, poiché prescinde dalle responsabilità individuali. L’accusa di “devastazione e saccheggio” palesa la chiara volontà di criminalizzare le manifestazioni di piazza.

Non c’è uno straccio di prova a carico dei 10 compagni. Ma che importa? A sentire i PM, basterebbe l’intenzione. E che l’intenzione vi fosse lo deducono dalle biografie politiche redatte dai funzionari di polizia. Detto in altro modo: sono colpevoli perché anarchici o antagonisti.

Intanto il governo sta completando un pacchetto “sicurezza”, nel cui mirino sono immigrati, lavavetri, posteggiatori, venditori senza licenza.

Mentre gli assassini in divisa, mercenari ben pagati, in nostro nome portano le bombe, le torture, la ferocia democratica in Afganistan, la banda Prodi mette in atto misure repressive che colpiscono i poveri, i senza casa, i senza lavoro, i senza permesso. E se non basterà… si troveranno sempre truppe di complemento volontarie, pronte a colpire anarchici e case occupate, ad assalire le baracche dei rom, a dar fuoco ai barboni sotto un ponte… E per chi non ci sta ecco pronta l’accusa di devastazione e saccheggio.

Rompiamo il muro del silenzio!

Solidarietà con gli antifascisti.

Invitiamo tutti a scendere in piazza

I prossimi appuntamenti, indetti da varie realtà antifasciste torinesi sono:

Sabato 27 ottobre ore 16 in piazza XVIII dicembre – Porta Susa – festa antifascista

Martedì 30 ottobre ore 9 al tribunale di Torino, in corso Vittorio Emanuele 130, presidio dell’intera giornata in attesa della sentenza.

Federazione Anarchica Torinese - FAI

ALTRE NEWS SEGUENDO LE DIRETTE DI RADIO BLACKOUT: www.radioblackout.org/streaming

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Thursday, October 18, 2007

9 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE CONTRO LA FINANZIARIA, E WALFARE !

Contro la finanziaria e l’accordo del 23 luglio

Ridistribuire il reddito a lavoratori, precari, pensionati

S c i o p e r o G e n e r a l e

I
ntera giornata

Venerdì 9 novembre 2007

COSA C’E’ DAVVERO NEL PROTOCOLLO DEL 23 LUGLIO 2007 E NELLA FINANZIARIA
E PERCHE’ SCIOPERIAMO IL 9 NOVEMBRE

aumento dell’eta’ pensionabile a 61 anni e 36 di contributi (peggio
della legge maroni)
aumento dei contributi a carico dei dipendenti e precari, e riduzione
dell’importo delle pensioni con la modifica dei coefficienti (da subito
– 6/8%)
conferma della legge 30 e treu, con modifiche peggiorative sui contratti
a termine (36 mesi rinnovabili)
sostegno alle imprese con sgravi sui premi aziendali e sugli straordinari
beffa per i lavori usuranti, solo 5.000 all’anno, solo a certe
condizioni e solo per avere 3 anni di sconto sull’aumento dell’eta’
pensionabile previsto per tutti

Le politiche liberiste di governi a favore del padronato e dei banchieri
insieme alla concertazione di cgil-cisl-uil hanno generato bassi salari,
precarizzazione del lavoro, riduzione dello stato sociale, aumento delle
tasse per i lavoratori e un gigantesco trasferimento di reddito ai
profitti e alle rendite.

Tra il 2007 e il 2008 sono stati concessi sgravi fiscali e contributivi
permanenti alle imprese per 8 miliardi di euro all’anno, MENTRE ai
lavoratori danno un futuro precario, l’aumento dell’età pensionabile, la
riduzione delle pensioni attese e una presa in giro sui lavori usuranti.

PER

Salari europei con rivalutazione automatica all’aumento dei prezzi.
Taglio delle tasse su salari e pensioni portando la prima aliquota irpef
dal 23% al 18%.
Lavoro stabile, Abolizione delle leggi 30 e Treu, reinternalizzazione
degli appalti
Rilancio della previdenza pubblica

CONTRO

L’Accordo truffa del 23 luglio 2007 e la nuova finanziaria 2008
Lo scippo del Tfr con il silenzio per i nuovi assunti, per il diritto di
recesso dai fondi.
Le spese militari, le basi e le missioni

SCIOPERA PER I TUOI DIRITTI
**

CUB/RDB

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Monday, October 8, 2007

GRANDE SUCCESSO ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO L’ACCORDO 23 LUGLIO ! VOTA NO AL REFERENDUM…..

Successo della manifestazione toscana contro il welfare di Prodi
 

Migliaia in corteo a Firenze. Subdola e sporca manovra de “l’Unità” contro il PMLI e la manifestazione. Sorprendente attacco della Camera del Lavoro di Firenze al PMLI
Apprezzata la delegazione del PMLI diretta da Claudia Del Decennale

Dal nostro corrispondente della Toscana

È stato un successo la manifestazione regionale del 29 settembre a Firenze contro il “protocollo” d’intesa del governo di Prodi su previdenza, lavoro e competitività.
Gli sforzi delle delegate e dei delegati Rsu toscani, che con coraggio hanno organizzato quest’appuntamento di lotta, l’unico per ora a livello nazionale, per ribadire il NO al welfare di Prodi, sono stati ricompensati dalla partecipazione attiva e convinta, e dalle tantissime adesioni espresse nel sito www.manifesta2909.altervista.org da parte di Rsu, lavoratori, pensionati e studenti di tutta Italia.
Considerando il carattere, i contenuti, gli obiettivi, gli organizzatori, i partecipanti e il momento politico e sindacale, possiamo ben dire che si è trattato di una manifestazione sindacale storica e senza precedenti. Tutto il merito alle delegate e ai delegati delle Rsu promotori e ai partecipanti.
Un vero “schiaffo” politico al governo del democristiano Prodi e ai mandanti e agli autori di articoli provocatori e faziosi apparsi nei giorni scorsi sui quotidiani (l’Unità su tutti), tesi a creare tensione nei confronti della manifestazione. Ma anche uno “smacco” al clima intimidatorio e antidemocratico verso gli organizzatori e i partecipanti, di “richiamo all’ordine” nella “speranza di insuccesso”, espresso sia a livello nazionale dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani sia a livello regionale con il segretario Cgil Toscana Alessio Gramolati, il segretario Fiom Toscana Mauro Faticanti, il segretario della Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze Mauro Fuso, tutti a favore del “protocollo” in disaccordo anche con la Fiom nazionale.

Pressioni e ricatti per far fallire il corteo
La presa di posizione della destra della Cgil a favore del “protocollo” sia a livello regionale che locale, ha in qualche modo pesato su una maggiore partecipazione al corteo, soprattutto delle grandi fabbriche. Una sorta di ricatto morale verso i lavoratori che partecipando alla manifestazione avrebbero “tradito il loro sindacato”.
Ma questo ricatto, non ha del tutto funzionato e dà ancora più valore non solo alle tantissime adesioni, ma ai circa 15.000 partecipanti registrati dagli organizzatori che si sono ritrovati a Firenze per manifestare il proprio legittimo dissenso in piazza, organizzandosi per la trasferta e pagando di tasca propria. Un coraggio e una decisione da parte degli organizzatori e dei manifestanti che non potrà non pesare sul futuro sindacale nel nostro Paese. E questo nonostante che alcuni dirigenti Cgil abbiano insistito tanto sul “fallimento” della partecipazione al corteo fiorentino.
Resistere alle pressioni, ai ricatti, ai sentimentalismi, è stata la giusta risposta anche alle affermazioni di Epifani che, durante un’assemblea nella fabbrica fiorentina del Nuovo Pignone nei giorni scorsi, ha detto: “si sceglie di usare l’arma di una manifestazione che divide invece di unire… all’interno del sindacato ci eravamo dati dei limiti che l’indizione di questa manifestazione ha oltrepassato”.
Su ciò condividiamo le parole di Nicola Nicolosi, coordinatore toscano di “Lavoro e Società”, che ha affermato: “l’articolo 4 dello statuto della Cgil sancisce il diritto a manifestare la libertà e la diversità di opinione con la parola, gli scritti e tutti gli altri mezzi. E una manifestazione è un mezzo per esprimersi”.
Venendo al corteo, in una bella giornata di sole, tante lavoratrici, lavoratori, studenti, pensionati, famiglie intere con bambini, hanno sfilato per le vie del centro da Piazza Indipendenza fino a Piazza Strozzi.
Tra le fabbriche toscane presenti con i propri rappresentanti Rsu troviamo la Piaggio, Siemens, Breda, Seam, Ciet, la Sammontana e la Sirti con tanto di striscione, ma anche di fuori regione come Ibm e Zanussi. E poi rappresentanti dei lavoratori del Comune di Firenze e del Gabinetto Vieusseux. La corrente sindacale della Cgil “Lavoro e Società” aveva striscioni che rappresentavano le 9 province della Toscana. Striscione anche per le “Rete 28 Aprile” nella Cgil, nonché per Rsu università Firenze, Coordinamento trasporti Merci Cgil. Presenti con bandiere o fazzoletti gli Studenti di sinistra, Fiom Roma Sud, Fiom Asti, Spi Roma, Spi Toscana, Cgil toscana, Flai Cgil, Contro il rigassificatore di Livorno, Cobas, Rdb, Cub, Sdl.
Tra i partiti, oltre al PMLI, a livello regionale hanno aderito e partecipato il PdCI e il PRC.
Una presenza la loro, tattica e ridotta nelle forze specie per ciò che riguarda Rifondazione. Infatti per entrambi è stata più una passerella di leader come il PdCI Marco Rizzo e alcuni dirigenti regionali del PRC. Queste forze politiche governative, sebbene abbiano espresso dissenso verso il “protocollo”, non hanno dato chiara indicazione di votare NO al referendum e non hanno coinvolto nella manifestazione in modo serio e organizzato la propria base. Il loro appoggio sembrava piuttosto rivolto a spingere il dissenso e i partecipanti verso la manifestazione del 20 ottobre prossimo a Roma, dove si dovrebbe compattare la “sinistra radicale” senza torcere un capello al governo Prodi.

Il ruolo del PMLI
L’unico Partito che fin da subito e senza riserve ha appoggiato l’appello e la manifestazione è stato il PMLI. La nostra delegazione era guidata dalla Responsabile per la Toscana, compagna Claudia Del Decennale. Militanti e simpatizzanti provenienti da Firenze, Fucecchio, Rufina, Vicchio, Prato e con la presenza della Responsabile del PMLI per la Sicilia, compagna Giovanna Vitrano, non si sono risparmiati nel sostenere e partecipare attivamente alla manifestazione.
Uno spezzone rosso e combattivo che ha attirato l’attenzione dei passanti e alcuni lavoratori della Ferragamo di Scandicci che sono stati sempre con noi gridando slogan e cantando. Il Partito ha diffuso centinaia di volantini con il testo di adesione alla manifestazione a firma del PMLI.Toscana e del comunicato dell’Ufficio stampa del PMLI sulle dichiarazioni di Epifani. Sono state vendute copie de Il Bolscevico nn. 34 e 35.
Le compagne e i compagni hanno portato in piazza cartelli e corpetti con le chiare parole d’ordine “Contro il welfare di Prodi occorre lo sciopero generale. Votare NO al referendum”, sventolavano le bandiere dei Maestri e del Partito, è stata intonata molte volte “Bella Ciao” e il compagno Andrea Cammilli al microfono ha spiegato perché è giusto respingere il “protocollo” e votare NO al referendum, inoltre ha scandito gli slogan tra i quali “Sciopero / sciopero generale / il welfare di Prodi / non deve passare”, “Al referendum / No / dobbiamo votare / il welfare di Prodi / non deve passare”, “Via Prodi / che come Berlusconi / fa solo gli interessi / dei padroni”.
La delegazione del Partito è stata ripetutamente fotografata e ripresa dalle tv presenti e bene accolta dai manifestanti. Significativo il saluto a pugno chiuso degli studenti del Classico “Galileo” affacciati alla finestra del liceo di via Martelli per osservare la manifestazione.
Insomma, non è andata a segno l’opera nefasta dei giorni precedenti tesa a mettere in cattiva luce il PMLI e la stessa manifestazione. Anche da parte de l’Unità che ha imbastito una subdola e sporca manovra contro il nostro Partito e la manifestazione (vedi servizio a parte). Contemporaneamente la segreteria della Camera del Lavoro Metropolitana (CdLM) di Firenze ha attaccato il PMLI.Toscana per aver denunciato il Sì al referendum sul protocollo del 23 luglio di Marcello Corti, segretario provinciale della Fiom di Firenze. Nonostante l’argomentata precisazione di risposta del Partito, inopinatamente, Mauro Fuso, Segretario della CdLM ha riconfermato l’attacco al PMLI (vedi documentazione a parte).
Con disappunto abbiamo rilevato le prese di posizione di Giorgio Cremaschi e di Gianni Rinaldini che solidarizzavano codinamente con Marcello Corti, come se volessero prendere le distanze dal PMLI e apparire come gli unici depositari del NO al welfare di Prodi.
Dobbiamo registrare che alcuni quotidiani ci hanno censurati sia nelle adesioni sia nelle cronache della manifestazione, mentre la Repubblica ha voluto puntare il dito sul PMLI scrivendo il falso e cioè che avevamo un cartello contro i sindacati confederali, creando così disinformazione.

No al “protocollo”, sì alla democrazia sindacale
All’inizio degli interventi conclusivi dal palco in Piazza Strozzi è stato reso omaggio all’ennesima vittima sul lavoro, un operaio di 54 anni, Franco Roggio, carpentiere originario di Battipaglia (Salerno), morto proprio la mattina della manifestazione, schiacciato da due lastre nel tunnel dell’alta velocità in Toscana.
Si sono susseguiti vari interventi di rappresentanti toscani delle Rsu, di lavoratori e studenti. Tutti, hanno fatto “barba e capelli” ai sindacati confederali, in particolare alla Cgil, che con questo “protocollo”, con la “concertazione” visto che oggi governa il “centro-sinistra”, hanno svenduto il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori nonché hanno ribattuto al comportamento intimidatorio di Epifani verso gli organizzatori e i partecipanti alla manifestazione.
È stata con forza denunciata la grossa difficoltà di far emergere le ragioni del NO nelle assemblee che si stanno svolgendo nei luoghi di lavoro, perché c’è isolamento, disinformazione e sicuramente in Toscana una forte pressione sindacale affinché prevalga il sì.
La manifestazione si è conclusa con l’impegno a dare il massimo di informazione e di propaganda a favore del NO nelle fabbriche da oggi fino alla data del referendum, facendone anche un’occasione per riaffermare la democrazia sindacale all’interno della Cgil stessa.
Noi marxisti-leninisti cercheremo di fare la nostra parte nelle assemblee, come lavoratori e sindacalisti, e nelle fabbriche con volantinaggi. Esortiamo i lavoratori a proseguire nella lotta di piazza rivendicando lo sciopero generale regionale e nazionale per affossare il welfare di Prodi.
Graditissima la telefonata del Segretario generale del PMLI, compagno Giovanni Scuderi, che ha ringraziato per il servizio di classe svolto da tutti i membri della delegazione marxista-leninista a questa manifestazione.
In una importante lettera di ringraziamenti i dirigenti nazionali del Partito con alla testa il compagno Scuderi sottolineano tra l’altro il ruolo svolto dalla delegazione del PMLI “alla storica e senza precedenti manifestazione” nel corso della quale è stata fornita “ai manifestanti una bellissima immagine di combattività di classe del PMLI e dimostrato nei fatti e in piazza che il nostro Partito è in prima linea per la vittoria del NO al referendum” sul welfare di Prodi.

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[TO] QUANDO L’AUTOGESTIONE FA’ PAURA AL POTERE !

A quanto si apprende dalla recente attività in Comune, sembrerebbe che l’Asilo Occupato di via Alessandria 12 si trovi sotto sgombero: lo stabile dovrebbe essere assegnato a “Fratia“, associazione di promozione culturale Italia-Romania. La proposta è partita dall’assessore alle politiche per l’integrazione Ilda Curti, in seguito ad un’interpellanza firmata da Antonello Angeleri e Federica Scanderebech (entrambi UDC).

Questa decisione arriva a Torino dopo un’epidemia di sgomberi e repressione [1] [2] [3] [4], volta a sopprimere il dissenso e a far scomparire i luoghi di aggregazione e discussione politica.

L’Asilo Squat venne occupato a gennaio del 1995.
In questi 13 anni non è stato solo il luogo dove gli occupanti e le loro famiglie hanno potuto vivere, ma il fulcro di iniziative e lotte costanti: le cene del martedì “per chi è nei guai con la legge”, i benefit per
radio Blackout, gli incontri e la lotta No Tav, le serate bellavita, le distribuzioni, l’accoglienza costante per altre realtà.

.::Iniziative::.
Giovedì 4 Ottobre,
appuntamento alle 17,30 all’Asilo per raggiungere la circoscrizione 7 e spiegargli chi c’è in Via Alessandria 12. Dalle 19,30, cena Bellavita del Barocchio all’Asilo.
Lunedì 8 ottobre,
appuntamento alle 15,00 all’Asilo per raggiungere il palazzo comunale dove alle ore 17,00 iniziera’ un aperitivo musicale .

.::Aggiornamenti::.

3 ottobre - Audio Radio Blackout

Fenix | Tutto squat | Radio Blackout - Streaming | Torinoinguerra

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Wednesday, October 3, 2007

NO ALL’ACCORDO GOVERNO, PADRONI E SINDACATI !

Per il No al referendum, Oltre il referendum

La mobilitazione per respingere l’accordo del 23 luglio tra governo e Cgil Cisl e Uil sta coinvolgendo un numero crescente di rsu, di singoli delegati e di lavoratori, è necessario unire le forze.
Fuori dalle fabbriche e dai luoghi di lavoro non abbiamo nessun strumento di controllo sul referendum, non votano solo ed esclusivamente i lavoratori in forza, la manovra per far passare l’accordo è chiara, i dirigenti sindacali hanno messo in moto la loro macchina organizzativa per far passare i si al referendum, facendo votare tutti quanti, e controllando direttamente loro, i firmatari dell’accordo, i voti espressi fuori dalle fabbriche e dai luoghi di lavoro.
Dobbiamo unire le forze, collegarci direttamente per far sentire nelle assemblee la rabbia degli operai.
Per stabilire un minimo di controllo sulle modalità di voto sui seggi, sui conteggi.
Sarà più difficile per Cgil Cisl Uil truccare i dati.
Il lavoro di denuncia sui contenuti dell’accordo non si ferma qui, deve proseguire oltre il referendum, mai più lotta in ordine sparso contro un gruppo dirigente sindacale compromesso che controlla strettamente la macchina organizzativa e la usa come vuole.
Come rsu della INNSE Iniziative lanciamo una proposta a quanti si stanno battendo contro l’accordo sottoscritto, al fine di continuare la discussione per aprire la strada alla possibilità di continuare la battaglia, oltre il referendum. Lanciamo l’idea per ciò di andare verso un’assemblea generale di tutte le fabbriche che si sono schierate in prima fila in questa lotta, per continuare la difesa degli interessi operai.
La discussione sul da farsi è aperta, per mettersi in contatto scriveteci.

La RSU della INNSE Iniziative

rsu@innse-presse.it

http://www.autprol.org/

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Monday, October 1, 2007

[BOLOGNA] CORTEO IN SOLIDARIETA’ DEL CRASH SGOMBERATO:

 

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