NO! AL CONTRATTO TRUFFA DEI METALMECCANICI…… PARLIAMONE:

L’atteggiamento padronale assai duro -arrogante di fronte alla “questione salariale” pur da tutti sbandierata, e incurante perfino del clima di emozione e rabbia a seguito della tragedia alla Thyssen e dello stillicidio quotidiano di omicidi sul lavoro- ha puntato a far saltare il contratto nazionale riducendolo a mera copertura dell’inflazione programmata con mano libera sugli orari. A dar manforte innanzitutto la Cisl col segretario Bonanni: “’Il contratto nazionale è stato troppo sopravvalutato. Ha una funzione importante, ma deve servire esclusivamente a coprire i buchi determinati dall’inflazione”. Di fronte a ciò sembra, attenzione sembra, plausibile la difesa dell’intesa da parte del segretario Fiom Rinaldini come “l’unico accordo possibile…ciò che è più importante, e che va nettamente sottolineato, è che abbiamo evitato che venisse realizzato il tentativo degli industriali di far saltare il contratto”. Un compromesso, dunque: “sarebbe un errore parlare di grande successo” (IlManifesto, 22 gennaio).
I termini del “compromesso” tradotti dal linguaggio tecnico sono presto detti: maggiore flessibilità sugli orari per le imprese e due giornate di lavoro annue in più; 127 euro (lordi, al 5° livello, a regime cioè erogati completamente solo nel 2009!) in cambio di un allungamento della durata del contratto di sei mesi; praticamente nulla su precarietà e sicurezza; infine una parificazione impiegati-operai con addirittura una penalizzazione salariale per gli operai.
> Leggi il testo dell’accordo
Sembrano i termini di un cedimento, di cui si può discutere l’entità e le condizioni, ma comunque un cedimento più che un effettivo compromesso. Lo ha fatto rilevare Giorgio Cremaschi, nella discussione al c.c. Fiom che ha segnato una divaricazione interna di valutazioni, parlando di uno scambio salario/flessibilità che apre a un modello di scambio a perdere con cui la Fiom degli ultimi anni sembrava aver chiuso. (Che di questo si è trattato lo ha detto candidamente anche Epifani parlando dell’’avvio di forme di lavoro flessibile per le quali e’ stata raggiunta un’intesa senza subire pretese inaccettabili”, vedi: www.rassegna.it del 21 gennaio).
Se è così, due questioni: si è difeso effettivamente il contratto nazionale, e perché la Fiom ha accettato lo scambio?
Il presunto punto di tenuta sostenuto da Rinaldini, la difesa della contrattazione nazionale, sta o cade con la capacità di farne uno strumento di tutela reale del salario e della condizione operaia, tanto più in una situazione riconosciuta di paghe da fame e precarietà dilagante e numero pazzesco di morti sul lavoro. Oggi più di ieri, il contratto nazionale o si potenzia utilizzandolo per migliorare la condizione complessiva del lavoro o resta strumento formalmente riconosciuto ma realiter in via di progressivo svuotamento. E come ogni involucro, senza contenuto prima o poi cade. Anche e soprattutto perché non si riesce così a creare né una mobilitazione convinta tra i diretti interessati né l’interesse e l’appoggio nella società. E dire che di motivi e agganci per una battaglia più generale e radicale nella realtà italiana ultimamente non ne mancano…
Perché la Fiom non è stata in grado questa volta di tentare, almeno, questa mossa, come invece ancora recentemente con il no al pacchetto welfare (e col NoTav e prima ancora Genova…)?
Senza sottovalutare la difficoltà non da poco di scuotere una base e una società spesso passive, la pressione di una Cgil sempre più compatibilista e il rischio obiettivo di essere messi nell’angolo e non poter più contrattare (con esiti però pesanti: vedi la vicenda dei 17 turni alla Fiat Mirafiori: analisi e interviste) - c’è però un nodo più di fondo. Quello della ineludibile trasformazione e riposizionamento di una forma-sindacato, sorta in una fase diversa, che oggi voglia rimanere conflittuale dentro la crisi sistemica della rappresentanza e quella disseminazione del lavoro sul territorio che ha fatto saltare i confini un tempo netti tra fabbrica e società. Su questo terreno -guardando ai movimenti e alle scosse profonde dentro la società e non a improbabili “sponde politiche”- andrebbe posta la battaglia di quanti, da dentro e da fuori, si oppongono alla “normalizzazione” della Fiom, se ancora è possibile…
www.operaicontro.it
www.infoaut.org www.radioblackout.org/streaming (Radio di Contro-Informa-Azione)
RICORDIAMO INOLTRE CHE STASERA ALLE 23:00 SU RAITRE SARA’ PRESENTATO IL FILM DOCUMENTARIO “IN FABBRICA” STORIE DI LAVORO E MOVIMENTO ……
posto in prima fila”, una sottoscrizione popolare utile a divenire proprietari (tutti insieme) dei terreni di Chiomonte (la Colombera) che secondo il tracciato presentato in sede europea dovrebber essere poi espropriati per costruire il megatunnel.
|TORINO 5.2|Contro la presenza di Israele come paese ospite alla Fiera del libro di Torino è stata occupata questa mattina la sede della segreteria organizzativa in via Santa Teresa 15 a Torino. Una ventina di compagni e compagne del network antagonista Torinese è entrato negli uffici della Fondazione intorno alle 11.00 occupandoli, esponendo striscioni e bandiere della palestina fuori daile finestre. Le forze dell’ordine sono intervenute bloccando l’accesso ai giornalisti, invitati per una conferenza stampa. L’occupazione si è infine conclusa alle h 13.30 con una conferenza stampa nella stada antistante la sede della Fondazione.
Era ben immaginabile che non si sarebbe ripetuta la giornata del 23 novembre 2002, quando più di centomila persone provenienti da tutt’Italia riempirono Cosenza di solidarietà per i venti compagn* arrestati e rinchiusi nelle carceri speciali; per quest’oggi si attendeva la risposta del sud, delle realtà che allora fecero parte della Rete meridionale ma anche di coloro (i più giovani) per cui la Rete meridionale del Sud Ribelle, nonostante la sua ineccepibile importanza, è già storia.
Il corteo per il Sud Ribelle è stato aperto dal Coordinamento Liberi Tutti, con i tredici compagn* imputati in prima fila, come per i venticinque di Genova nel novembre 2007. Subito dopo l’area antagonista, massicciamente presente in piazza con lo stesso striscione portato a Genova, come simbolo della continuità delle resistenze, dell’esser parte della stessa storia. Corteo composto, nella sua parte maggiore, da realtà dell’autorganizzazione, centri sociali, comitati popolari, sindacati di base, oltre che dalle non inosservate presente di Oreste Scalzone, Haidi Giuliani, Silvia Baraldini, Vincenzo Miliucci, Giorgio Cremaschi.
Ultras protagonisti anche di una deviazione del percorso, effettuata per poter raggiungere e contestare gli uffici della questura di Cosenza, a fronte della mano dura con cui gli ultras debbono rapportarsi da tempo. Per ultima la provocazione arrivata con una (falsa) chiaccherata diffida del Cosenza Calcio da parte dell’Osservatorio del Viminale a causa della politicità della curva cosentina, motivata dalla promozione del corteo del 2 febbraio tramite lo speaker dello stadio e dall’esibizione di uno striscione in curva durante la partita con la Rosarnese (“Genova 2001 - Cosenza 2008 Chi semina repressione raccoglie ribellione”).
Il corteo per il Sud Ribelle è andato poi concludendosi nel centro storico di Cosenza, contrattato ed ottenuto a manifestazione iniziata, a piazza della Prefettura, dove si sono susseguiti vari interventi dal palco preparato, per l’occasione, dal Coordinamento Liberi Tutti.
Ansa:
E’ agli sgoccioli l’inizio del corteo per il Sud Ribelle a Cosenza. Corteo lanciato dal Coordinamento Liberi Tutti, che ha raggiunto innumerevoli adesioni, soprattutto a livello meridionale, in particolar modo da quelle realtà che presero parte alla Rete meridionale del Sud Ribelle. Non mancano nemmeno le adesioni a livello nazionale e internazionale, tra le quali spicca anche quella del premio Nobel per la pace Perez Esquivel. L’accusa mossa dal pm Fiordalisi contro la Rete meridionale del Sud Ribelle è associazione e propaganda sovversiva, sono tredici i compagn* sotto processo. Il 23 novembre 2002, qualche giorno dopo gli arresti, furono oltre centomila le persone che scesero in piazza a Cosenza, con “Siamo tutti sovversivi!” come parole d’ordine; oggi, si è richiamati a scendere in piazza, al fianco degli imputat*, in difesa di quella che è stata l’esperienza del Sud Ribelle per tutto il sud Italia, rivendicando Napoli e Genova: contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale!