Sunday, November 30, 2008

12 DICEMBRE IN LOTTA CONTRO GOVERNO E PADRONI ! UN’ALTRO FUTURO E’ POSSIBILE !

Abbiamo avviato già da domenica la campagna davanti ai luoghi di lavoro, in preparazione dello sciopero generale del 12 dicembre. Un calendario di iniziative organizzate in pochissimi giorni, a cui molte altre si stanno aggiungendo. Volantinaggi, ma anche incontri e assemblee con le lavoratrici e i lavoratori, dibattiti. Davanti alle fabbriche, ai luoghi della produzione industriale, ma anche nei servizi, dai trasporti alle grandi aziende del commercio, al lavoro pubblico. La volontà è quella di un percorso non episodico, che ricostruisca reti di relazioni e presenza organizzata. Un percorso che si intreccia con l’inchiesta, a partire da quella che svilupperemo nei prossimi giorni sui primi effetti della crisi: sul terreno della materialità dei processi ma anche del vissuto e della soggettività di lavoratrici e lavoratori.

Non è un optional lo sviluppo
di questo percorso. Non lo è rispetto all’obiettivo decisivo della riuscita dello sciopero generale, non lo è rispetto al contesto in cui ci muoveremo nei prossimi mesi. La crisi determina uno scenario pesantissimo. Con la cassa integrazione che si moltiplica e con il problema, per chi vi accede, di come riuscire ad arrivare alla fine del mese con il salario decurtato, se già non ci si arrivava prima. Con il problema drammatico dei precari. Quattro milioni di persone prive di ogni garanzia, seicentomila già a rischio per il sommarsi della crisi economica nell’industria con i provvedimenti del governo sul lavoro pubblico. Con il dramma aggiuntivo dei lavoratori migranti, che per una legge razzista e incivile rischiano di perdere con il lavoro, il permesso di soggiorno: espulsi o ricacciati nell’irregolarità, magari dopo anni di lavoro in questo paese.

La ricetta della Lega
per gestire la crisi è tanto semplice quanto barbara: trasformare l’ansia in un salto di qualità nella produzione di capri espiatori, di conflitto orizzontale, di ferocia sociale. La chance di contrastare la regressione possibile sta nella messa in campo di un’iniziativa a tutto tondo: di denuncia, di piattaforma, di conflitto, che ricostruisca nella crisi una connessione, che consenta di individuare nuovamente a sinistra la possibile via d’uscita. Non è un esito scontato, se è vero come è vero che non solo siamo nell’onda lunga di una sconfitta trentennale, ma che la sinistra ha consumato nell’attraversamento recente della fase di governo la propria credibilità. E’ un percorso che richiede idee, proposte, modificazioni delle modalità dell’agire politico, come dimostra il successo dei gruppi di acquisto popolare, la pratica di forme di mutualismo che rispondano alla disgregazione ricostruendo anche per questa via la possibilità di riconoscersi come parte di un’agire collettivo.
Saremo dunque nelle prossime settimane davanti ai luoghi di lavoro, con la volontà di avviare un percorso lungo, dentro le contraddizioni esistenti.

Diremo che la crisi non è piovuta dal cielo, ma è la conseguenza di trent’anni di politiche neoliberiste, in cui la deregolamentazione selvaggia della finanza è stata l’altra faccia della medaglia di un mondo di bassi salari, di una gigantesca redistribuzione della ricchezza prodotta a favore di profitti e rendite, in cui il consumo è stato garantito dal crescente indebitamento dei lavoratori, mentre nei paradisi fiscali si concentra un quarto della ricchezza mondiale prodotta ogni anno. Diremo che ci vuole un aumento significativo di salari e pensioni e un salario sociale per rispondere alla crisi con uno strumento generale di garanzia rispetto alle mille frammentazioni delle tipologie di lavoro, alle tante facce della precarietà e che le risorse vanno prese dalla rendita, dall’evasione fiscale e contributiva, dalla tassazione dei movimenti speculativi di capitali.

Diremo che il ritrarsi del pubblico
, privatizzazioni e liberalizzazioni, invece dei benifici annunciati dalla propaganda liberista, non sono stato altro che il modo per promuovere un gigantesco processo di spoliazione, sfruttamento e messa a valore della natura oltre che del lavoro, all’origine di una crisi ambientale, energetica e climatica, che richiede un cambiamento radicale dei modelli di sviluppo. Per sottrarre spazi alla logica di mercato, alla valorizzazione del capitale come meccanismo sovradeterminante dei processi di riproduzione sociale e riconsegnarli alla scelta democratica, alla sovranità collettiva sul proprio futuro.

La elaborazione di una piattaforma
all’altezza della crisi della globalizzazione capitalistica, deve accompagnarsi alla capacità di costruire un senso comune di massa su a chi imputare la responsabilità della situazione presente, opposta all’operazione reazionaria delle destre, generalizzando la consapevolezza espressa dal movimento degli studenti.

La politica del Governo Berlusconi
e di Confindustria, ha fin qui determinato una manovra pesantissima di tagli e ristrutturazione del sistema di welfare, dalla sanità agli enti locali, intrecciata all’attacco ai diritti del lavoro. Un attacco che dalla legge 133 alla controriforma del processo del lavoro, agli annunci sul diritto di sciopero, ha avuto e ha al suo centro la riscrittura del sistema della contrattazione, la volontà di frammentare e impoverire ulteriormente i lavoratori, cancellare l’autonomia del sindacato, riscriverne il ruolo: “complice” delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro e di interi pezzi di uno stato sociale da cui la presenza pubblica si ritrae ulteriormente. Ora a fronte della crisi, la sua ricetta è quella di destinare risorse pubbliche al sistema bancario lasciando invariati assetti proprietari e modalità di funzionamento, puntare sulle grandi opere, destinando pochissimo alle fasce sociali più disagiate.

Lo sciopero generale del 12
indetto dalla Cgil e dai sindacati di base, deve rappresentare per noi e per l’intera sinistra il modo per far vivere nel dibattito pubblico e a livello di massa una proposta radicalmente alternativa a quelle politiche, per costruire una uscita da sinistra alla crisi di un intero modello di sviluppo.

SCIOPERO GENERALE CONTRO GOVERNO E PADRONI !
UN’ALTRO FUTURO E’ POSSIBILE !

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Tuesday, November 18, 2008

IL 12 DICEMBRE BLOCCA TUTTO….. E’ SCIOPERO GENERALE !

L’aveva chiesto il movimento dell’Onda con striscioni espliciti nelle ultime manifestazioni locali e nazionali. Ma l’avevano chiesto anche molti lavoratori e delegati di base dei singoli comparti del mondo del lavoro. Cosi, dopo i tentennamenti della Cgil e il successo dello scorso 17 ottobre , i sindacati di base indicono un nuovo sciopero generale di tutte le categorie: uno sciopero generalizzato, uno sciopero politico: contro il governo Berlusconi e il suo programma di macelleria sociale.
[Sul signficato dello sciopero del 17 vedi: Nuovi individui sociali lottano]

Cub, Cobas e SdL mettono quindi  nero su bianco una propria iniziativa, nello stesso giorno però di quella dei confederali. La notizia è  arrivata ieri con una nota in cui le tre organizzazioni del sindacalismo di base “convocano congiuntamente per il prossimo 12 dicembre lo sciopero generale per l’intera giornata di tutte le categorie”.

“Gli obiettivi? La Finanziaria, i tagli e la privatizzazione di scuola e Università, la cancellazione della legge 133 e della 169 (ex-decreto Gelmini), l’utilizzo del denaro pubblico per forti aumenti salariali e pensionistici, la tutela di scuola, sanità e servizi sociali contro il salvataggio di banche fraudolente e speculatori; e ancora: la precarietà e l’abolizione delle leggi Treu e 30, la sicurezza nei posti di lavoro, la difesa del diritto di sciopero e il recupero dei diritti sindacali sequestrati dai sindacati concertativi.”

Un’iniziativa di passaggio e rilancio mobilitativo di quest’autunno già caldo ma assolutamente da continuare.

Intanto si registrano anche alcuni spostamenti in casa Cgil, con la Fiom che annuncia la volontà a raddoppiare le ore dello sciopero del 12 dicembre da 4 a 8 ore.

PER LE DIRETTE COME SEMPRE DA TORINO: www.radioblackout.org/streaming

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Monday, November 17, 2008

6 DICEMBRE MOBILITAZIONE NAZIONALE NO TAV A SUSA (TO)

Susa, 6 dicembre 2008
Manifestazione NoTAV

A Susa (To) Sabato 6 Dicembre 2008

Ci sarà una grande Manifestazione NoTav

Ti avvertiamo per tempo così potrai già organizzarti

… non prendere altri impegni…Presto Ti daremo più informazioni

Tu stai all’occhio visitando giornalmente:

http://www.notav.eu/

http://saldatura.org/wordpress/

http://www.radioblackout.org/streaming

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Monday, November 10, 2008

IL 14 OTTOBRE ANCORA IN PIAZZA CONTRO GOVERNO E DECRETO GELMINI !

Ancora in piazza per il vero cambiamento di scuola e università.

Dopo le grandissime mobilitazioni dell’ultimo mese l’onda nelle scuole non si ferma. E’ importante continuare la nostra lotta sia contro i provvedimenti del Governo (decreto 137, legge 133 e ddl Aprea) sia per praticare dal basso il vero cambiamento della scuola.


Mobilitazione nazionale degli studenti medi a Roma il giorno 14 Novembre:
Il 14 novembre ci sarà lo sciopero dell’Università. La battaglia per una conoscenza di tutti e per tutti passa attraverso l’unità tra il movimento degli studenti medi ed universitari nonché con tutti gli attori delle comunità scolastiche che si sono mobilitati nell’ultimo mese (genitori, docenti, etc). Per questo dovremmo essere presenti il giorno 14 novembre a Roma con un grande spezzone degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori che dimostri la nostra volontà di generalizzare il conflitto e imporre a tutti il paese la necessità di invertire la rotta in merito alle politiche su istruzione e formazione. Siamo convinti, inoltre, che sia necessario trovare con gli universitari un’unità di lugo periodo, per questo dobbiamo intensificare il confronto anche attraverso momenti assembleari congiunti.


Settimana di Mobilitazione internazionale del 17 novembre:
Il 17 novembre da anni è la giornata di mobilitazione internazionale degli studenti, per questo costruiremo un’intera settimana di agitazione nelle scuole dove costruire dal basso la scuola che vogliamo, lo slogan di quest’anno è “Io voglio sapere”, per costruire dal basso pratiche di autoformazione e riappropriazione della didattica. Faremo quindi un’intera settimana di percorsi tematici, parleremo di attualità, di precarietà, di conoscenza, di come liberare il sapere dalla privatizzazione del mercato. Sarà anche l’occasione per promuovere un grande consultazione dal basso sui provvedimenti della Gelmini nonché per chiedere agli studenti e alle studentesse quale scuola vogliamo costruire. La consultazione ha l’obiettivo di dare voce a chi la scuola la vive, incrementare la democrazia dei processi decisionali, campestata in un modo scandaloso dai ministri Gelmini e Tremonti. Riprenderemo la parola, la stessa che la Gelmini ci ha tolto a botta di decreto legge.


Per il vero cambiamento della scuola – Riprendiamoci le nostre scuole!

Siamo un movimento che non accetta lo stato delle cose, che ripudia un modello di scuola obsoleto e incapace di cogliere le sfide del presente. Vogliamo cambiare la scuola dal basso perchè pensiamo i provvedimenti legislativi degli ultimi anni si inseriscono in un quadro di regressione sociale e civile del nostro paese. Per questo vogliamo mettere in discussione una didattica nozionistica e trasmissiva, a favore di una didattica cooperativa e condivisa, che parli di attualità, di un sapere davvero capace di emanciparci, di una scuola realmente democratica, laica, pluralista e laboratorio delle diversità. Vogliamo una scuola che sia al centro della produzione culturale dei territori, scuole aperte al pomeriggio dove produrre cultura aperta a tutti. La cultura è l’unica arma che abbiamo contro le ingiustizie del nostro tempo, usiamola!

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Tuesday, November 4, 2008

BLOCCHIAMO TUTTO !

Scoppia la guerra, e lo spettacolo continua
Crollano le borse, e lo spettacolo continua
Precipitano ecosistemi, e lo spettacolo continua
A stabilire il cottimo dell’esistente è il mercato
E l’educazione ne è, oggi una volta di più, asservita
Inceppiamo il meccanismo a partire dalle università. Blocchiamo tutto. Ripartiamo da zero


9 PASSAGGI SUL PERCHE’ BLOCCARE TUTTO ( e dintorni)

1- In una città mercantile basata sul flusso continuo di merci bloccare i canali di flusso significa interrompere la normalità.
Voi direte: “non bisogna creare disagio”.
Noi vi risponderemo che ci sentiamo molto più a disagio nel continuare a far finta che tutto questo sia normale. Anche quando a decidere del nostro futuro sono le banche, le multinazionali, le lobby. Anche quando l’insicurezza del vivere si è cristallizzata in paura. Anche quando gli ultimi steccati nel campo della desolazione sociale e ambientale stanno per essere abbattuti.

2- Un corteo spontaneo al giorno di mille persone crea molto più disturbo di un grande evento programmato di 100.000 persone una volta ogni tanto. In questa diversità qualitativa passa parte della differenza tra l’efficacia e la testimonianza.

3- La moltiplicazione delle forme di lotta e dei momenti di conflitto dal basso ci rende meno controllabili, meno incanalabili in binari prestabiliti, meno etichettabili come sostenitori di un partito o di un sindacato. Ci rende più agili e meno prevedibili. Dimostra un’autonomia e una ricchezza di pensiero e di azione.

4- Viviamo in una società frenetica in cui a scandire il ritmo della vita sono logiche aziendali. Produttività profitto rapidità, a scuola al lavoro al supermercato.
Noi viventi esistiamo come detriti abbandonati alla corrente dei flussi mercantili, come corpi isolati nella comunicazione virtuale, incapaci di cogliere fino in fondo il senso del nostro movimento. Così, ingoiati dai flutti consolatori dello spettacolo, affannati a nuotare dietro a falsi bisogni e a miraggi di ascensione sociale, siamo oramai incapaci di afferrare la possibilità di un cambiamento reale. Per tornare a farlo è urgente e necessario fermarci. Occorre farla finita col naufragio di sé.

5- Bloccare tutto (dalla didattica alle strade) per rallentare la corsa al profitto e riprendere fiato. Per riconsiderare il tutto da un’altra prospettiva; quella che può scaturire dalla sorpresa, dallo stupore per il piacere provato nel condividere con altri una libertà inaspettata. Creare momenti di autogestione e di conflitto diffuso per recuperare le forze e le idee prima di invertire la rotta.

6- Il blocco imprevisto e gioioso è uno strumento di provocazione. E’ un mezzo per sabotare gli ingranaggi di un meccanismo sociale che ci vuole indifferenti al mondo che ci circonda ed insensibili al nostro intimo passionale.

7- Uscire in strada significa anche riappropriarsi degli spazi urbani sottratti all’incontro. Per non chiudersi in ghetti e in ideologie “studentiste” ma attraversare la città ed incontrare altre istanze.

8- Al blocco della circolazione delle persone e dei saperi decretato dall’economia, opponiamo il blocco dell’economia attraverso la libera e selvaggia circolazione dei corpi e dei saperi. Come dire: se la loro economia è orientata al saccheggio e alla distruzione del sapere, il nostro sapere sarà orientato alla distruzione e al saccheggio dell’economia.

9- Il blocco è solo uno dei mezzi. Non esiste una linea vincente ma tante traiettorie possibili da esplorare. Lasciamo i canali di scolo a chi rifluirà presto in forme di lotta compatibili. Lasciamo le fogne a chi tenterà di cavalcare l’onda della protesta con l’unico intento di portare acqua al proprio bacino politico.
Noi preferiamo il mare aperto.

L’unico imperativo oggi è quello di riprendere in mano il timone della nostra deriva

INTANTO RICORDIAMO A TORINO LA MOBILITAZIONE STUDENTESCA PER VENERDI’ 7 OTTOBRE AL POLITECNICO, ANCORA UNA VOLTA PER RILANCIARE LA MOBILITAZIONE CONTRO IL DECRETO GELMINI !

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