Tuesday, September 26, 2006

COME IN FRANCIA STOP PRECARIETA’ ORA !

COME IN FRANCIA UN GRANDE MOVIMENTO CONTRO LA PRECARIETA’ PER IL REDDITO E I DIRITTI

 

STOP PRECARIETA’ ORA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
SABATO 4 NOVEMBRE

Il 4 novembre sarà l’attesa data del ritorno di quel movimento, a circa un’anno dalla grande manifestazione dei metalmeccanici per il rinnovo dei contratti. Lo ha comunicato ieri l’ufficio stampa di Stop Precarietà Ora, un vasto universo di sigle sindacali, di associazioni e partiti (Arci, Fiom, Prc, Cobas etc…) che lo scorso 8 luglio avevano dato vita alla partecipatissima assemblea del Teatro Brancaccio di Roma, con l’obiettivo di costruire una grande manifestazione nazionale. Con una piattaforma senza tentennamenti: abrograzione delle tre leggi simbolo della precarietà varate dal governo Berlusconi: la Bossi-Fini sui migranti, la Legge 30 sul lavoro, la legge Moratti sulla scuola. Una data non troppo vicina, che permetterà ai promotori di organizzare una partecipazione «che sia in grado di reggere il confronto coi grandi numeri delle manifestazioni contro il governo Berlusconi», come afferma il segretario confederale della Fiom Giorgio Cremaschi, tra i più attivi promotori dell’iniziativa. «La precarietà è il buco nero dell’agenda politica. Noi vogliamo ribaltare la discussione, oggi ferma alla proposte di rigore che sembrano provenire dagli anni ’80», continua il sindacalista. «Già l’8 luglio avevamo criticato duramente l’impostazione del Dpef. Se la Finanziaria continuerà a basarsi sui tagli allora la nostra manifestazione sarà rivolta direttamente contro quel provvedimento», aggiunge Cremaschi. «Il corteo sarà un punto d’arrivo una sintesi di tutte le inizitive di lotta di questo autunno», conclude il sindacalista, che annuncia anche la partecipazione della Rete 28 Aprile alla manifestazione nazionale dei call center prevista il 29 settembre.

L’appello
Noi, donne e uomini che in questi anni hanno lottato contro il liberismo e la guerra, per un altro mondo possibile, vogliamo impegnarci a suscitare e organizzare un grande movimento contro la precarietà. La precarietà del lavoro e delle condizioni di vita segna oggi donne e uomini, occupati e disoccupati, nativi e migranti.

Le donne sono le più colpite dai processi di precarizzazione del lavoro, dallo sgretolamento e dalla privatizzazione dei sistemi pubblici di servizio alla persona. La lotta contro la precarietà è parte della lotta per l’autodeterminazione.
La condizione migrante concentra su di sé tutti gli aspetti della vita precaria, per le lavoratrici, per i lavoratori e per le loro famiglie. La lotta per la parità dei diritti per i migranti, per la fine della persecuzione nei loro confronti, per la chiusura dei Cpt, per la fine della schiavitù dovuta al vincolo del permesso di soggiorno legato al posto di lavoro, fanno parte della lotta contro la precarietà e di quella per i diritti universali di cittadinanza.
La lotta contro la precarietà oggi si svolge in tutto il mondo, dalla Francia agli Stati Uniti, al Nord come al Sud, e percorre la società, la cultura, la politica con conflitti sempre più diffusi ed estesi.
In Italia è giunto il momento di rivendicare un cambiamento radicale di tutta la legislazione che in questi anni ha precarizzato il lavoro e la vita sociale. Si devono estendere conflitti e movimenti nella società per conquistare il diritto a condizioni di vita dignitose, per la libertà di decidere per sé e per il proprio avvenire.
Per queste ragioni proponiamo come primi terreni e obiettivi comuni di mobilitazione, i seguenti punti:

L’abrogazione delle tre leggi simbolo della politica per la precarietà del governo delle destre, la Legge 30, la legge Bossi-Fini sui migranti, le leggi Moratti sulla scuola e l’università e di tutte le disposizioni e decreti ad esse collegati.
La fine del regime della precarietà a vita che oggi tocca milioni di lavoratrici e lavoratori. La riscrittura di tutta la legislazione sul lavoro e sull’occupazione, per mettere fine a tutte le forme di precarietà permanente e diffusa, per combattere il lavoro nero e sottopagato, per contrastare la caduta dei salari, la flessibilità selvaggia negli orari, il peggioramento delle condizioni di lavoro. Per questo bisogna mettere in discussione anche la Legge 196 del 1997 e procedere alla riscrittura del Codice Civile. Il lavoro a termine deve tornare ad essere solo un eccezione e dovrà in ogni caso garantire salari e contributi più alti del lavoro a tempo indeterminato.
Lo sblocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e l’assunzione a tempo indeterminato, con contratto di lavoro pubblico, dei precari che lavorano nei servizi pubblici, nelle pubbliche amministrazioni, nella scuola, nella sanità, nelle università e negli enti di ricerca. Senza un lavoro stabile non vi può essere un servizio pubblico adeguato che garantisca a tutti i diritti di cittadinanza.
Nuove norme contro le imprese pubbliche e private, che si “smontano” (tramite appalti, trasferimenti di ramo d’azienda, esternalizzazioni) con il solo scopo di ridurre diritti e salari. Occorre affermare il principio di responsabilità della impresa su tutta la filiera del lavoro e riassorbire all’interno delle strutture pubbliche il lavoro esternalizzato che garantisce diritti tutelati dalla Costituzione. Va garantita la centralità del pubblico nel collocamento dei lavoratori.
La redistribuzione delle ricchezza, per aumentare le retribuzioni e per conquistare la garanzia del reddito e della contribuzione pensionistica in ogni periodo della vita, anche attraverso il ripristino di una pensione pubblica adeguata e sufficiente. La lotta contro la precarietà nel lavoro e nella vita delle persone (e, in primo luogo, delle giovani e dei giovani), impone la necessità di estendere e qualificare la tutela dei diritti sociali per tutte e tutti, nativi e migranti - a partire dal diritto alla casa, alla sanità, all’istruzione -, e di introdurre forme universali di garanzia del reddito, sia attraverso
trasferimenti monetari che con servizi gratuiti (in particolare scuola, salute, trasporti, cultura).
L’estensione a tutti i lavoratori dei diritti sindacali, del diritto ad essere reintegrati nel posto di lavoro a seguito di licenziamento senza giusta causa, del diritto di sciopero, della diritto alla rappresentanza sindacale. L’estensione dei diritti di democrazia, di decisione e di partecipazione, a tutti gli aspetti e momenti della vita sociale e lavorativa delle persone, a partire da una legge che garantisca una piena e reale democrazia nei luoghi di lavoro.
La messa in discussione delle politiche liberiste a livello europeo. In particolare occorre cancellare la direttiva Bolkestein e quella sugli orari di lavoro e contrastare alla radice ogni tentativo di mercificazione dei beni comuni, di privatizzazione dei servizi pubblici, di concorrenza al ribasso tra aree e paesi sui diritti sociali e del lavoro.

Aderiscono COBAS, RDB-CUB, PRC, GIOVANI COMUNISTI, FGCI, PdCI, COLLETTIVO UNIVERSITARI, E COLLETTIVI STUDENTESCHI, VERDI, CGIL SCUOLA, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA, COLLETTIVO STUDENTESCO AUTONOMO, AUTONOMIA STUDENTESCA, COLLETTIVO AUTONOMO CONTRO LA PRECARIETA’, COLLETTIVO ROMANO CONTRO LA PRECARIETA’, COLLETTIVO VENETO FARE COME LA FRANCIA, COLL. STOP PRECARIETA’ ORA, COLL. UNITA’ PROLETARIA, PMLI, PCML, RETE ANTAGONISTA STUDENTESCA, UDS, UDU….

Altre info sulle adesioni personali: http://italy.indymedia.org/news/2006/09/1155978.php

Per contatti: stoprecarietaora@email.it

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Monday, September 25, 2006

SCONTRI A PADOVA CONTRO I SERVI DI STATO !

SI INFIAMMA LA RABBIA GIOVANILE, SCONTRI A PADOVA CONTRO I SERVI DI STATO ! 

 

Il muro costruito a Padova per tutelare i residenti dagli spacciatori sarà abbattuto. L’ha annunciato il sindaco di Padova Flavio Zanonato con una lettera al “Mattino”, precisando che occorreranno circa 6 mesi.

La decisione del sindaco non ha comunque fermato le proteste, che ieri si sono trasformate in una vera e propria guerriglia urbana. I giovani no global si erano ritrovati a Padova per un concerto contro la costruzione del muro che hanno definito “Il nuovo Cpt di Via Anelli”.

Il primo segnale è stato l’aggressione di Paolo Manfrin, portavoce del comitato di residenti nel quartiere, ad opera di Max Gallob, leader del centro sociale Pedro. Manfrin, ricorso alle cure del pronto soccorso, è stato medicato e dimesso con una prognosi di 15 giorni.

La tensione è aumentata quando i manifestanti hanno tentato di arrivare oltre la zona off-limits, spingendo una sorta di testuggine costituita da griglie d’acciaio e tubi. La polizia è intevenuta con una carica e lanciando lacrimogeni. Gli scontri, con dei veri e propri corpo a corpo, sono proseguiti fino al ritiro dei circa 300 manifestandi no global, provenienti dall’area di Padova e Venezia.

Feriti tra le forze dell’ordine e tra i manifestanti. Al termine della serata di violenza sono stati arrestati quattro no global accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. La Questura di Padova ha posto sotto sequestro carrelli da supermarket modificati per essere usati come “testuggine”, uno zaino pieno di pietre, candelotti lacrimogeni, una tanica di benzene, numerose cesoie, tubi di ferro e altri oggetti dalla spiccata valenza offensiva.

I no global già da giorni lanciavano proclami contro il muro ed hanno annunciato attraverso il leader Casarini che torneranno a protestare.

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INSERIMENTO “SPECIALE” DI AREA LIBERA:

INSURREZIONE  ANARCHICA !

Sono  molti   anni  che  il  movimento  anarchico  con   vari  metodi   stà  denunciando  questo  folle  capitalismo  e  l’infame  gerarchia   sociale,  fonte  di  ingiustizie  e  disugualianze.  L’ imbecillità,  la  vigliaccheria  di  moltissime  e  normalissime  persone  del  cazzo,  così  dette  per  bene.   La  dilagante  corruzione  sociale  dal  barbone  al  parlamentare.  Gli  anarchici,   moltissimi  scienziati,   vari  gruppi  antagonisti  ed  ambientalisti  (  oltre  le  loro  posizioni  ideologiche )  denunciano   giustamente  con  una  drammatica  fotografia  planetaria  la  devastante   condizione  climatica,  ambientale,  economica   e  sociale.  Che  cosa  stai   facendo  tu  che  leggi  questo  comunicato ?  Non  ti  interessano  queste  cose ?  Fai  i  cazzi  tuoi ?  Bravo /a  idiota !   Ma  do  cazzo  vivi ?   Su  marte ?   Svegliati  buffone/a !  
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L’ occidentale  medio  è  un  coglione  drogato, robotizzato  e  controllato  mentalmente  dai  fasulli  consumi  plastificati.  Così  si  creano   solo  milioni  di  tonnellate  di  sprechi  e  rifiuti  tossici.  I  disagi  economici,  affettivi,  psichici  ed  umanitari  aumentano  a  dismisura   perchè   la  popolazione  è  piena  di  complessi  psicologici,  paure,  ansie,  antagonismi, invidie,  egoismi  e  cazzate  varie.  Tutta  questa  merda   è   molto  ben  nascosta  e  mascherata.  Siamo  dei  perfetti  ipocriti  imborghesiti.  Vestiti   alla  moda,  con   le  città  più  o  meno  pulite  per  la  facciata  esterna  turistica.   Voi  siete  dei  cittadini   complici   di  questo  degrado  umano.  Siete  dei   bastardi  di  merda !   Il  cittadino  comune  ed  inserito  nella  attuale  e moderna  civiltà  democratica  è  stato  trasformato  in  un sadico  contro:  i  deboli,  gli  immigrati,  i  dipendenti  che   hanno  meno  potere  di  te.  Contro  i diseredati,  la  micro-criminalità  indotta  / forzata  da  questa   voluta  incapacità  di  gestione  socio-politica.  Contro  gli  sfigati   in  genere.  Credete  in  modo  istintivo,  irrazionale  e  televisivamente  comandato   che  scaricando  le  vostre  frustrazioni,  odio,  paranoie   e  tensioni  varie  contro   queste  categorie  di  persone  deboli  ( anche  attraverso la  repressione  del  carcere,  gli  ospedali  psichiartici  ed  altro )  di  poter  vivere  più  sicuri,  puliti,  ricchi  e  tutto  in  ordine.  A  vostro  comodo  e  sfruttamento.   
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Il  cittadino  è  anche  stato  trasformato  in   un masochista:  un  corrotto  leccaculo  con  i  superiori,   con  i  padroni  tiranni  e  sfruttatori,  con  chi  esibisce  un   qualsiasi  potere  economico,  politico  o  sociale.   In  pratica   una  popolazione   di  sado-masochisti:  forti  ed  infami   con  i  deboli,  e  deboli - venduti  con  i  forti.   Non  a  caso  le  carceri,  gli  ospedali,  i  getti  nelle  periferie  metropolitane   sono  pieni   di  sfigati,  e  non  dei  veri  ladri  legali.   I  furbi   pagano,  corrompono  e  se  la  cavano  sempre.  Hanno  cerato  un  popolo  di  merde  umane !   E  purtroppo   sono  moltissimi  e  moltissime  in  questa  condizione,  senza  nemmeno  rendersene  conto !   Branchi  di  stronzi  e  stronze:  la  pagherete  cara  e  durissima !
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Arealibera  è  presente  in  Italia  ( non  solo )  da  20  anni  ed  oltre   altri  15  anni  circa  di  acquisizione  dati  (  inchieste,  photoreportages )  con   esperienze  le  più  diversificate  ed  incredibili  nel  mondo.  Sono  stati  pubblicati  libri,  riviste,  volantini,  per  circa  1  milione  di  copie.  C.d.   ed  un  sito  internet   http://www.arealibera.com/   ed  articoli  vari  su  quotidiani.   Arealibera  è  conosciuta  da  vari  milioni  di  persone  in  Italia.  Ma  esistono  altri  movimenti,  centri  sociali,  circoli  culuturali,  ovviamente  e  giustamente.  
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Nonostante  le  durissime,  frontali  ed  offensive  denuncie  sociali ……….   cosa  è  cambiato ?  Con  i  metodi  così  detti  pacifici  e democratici   cosa  cazzo  è  cambiato ?   Nulla.  Dobbiamo  diffondere   per  altri   20  anni  le  nostre  posizioni  ?   Non  è   possibile  continuare   a  lungo   questo   ”gioco  a  nascondino  e  truffa”  permanente.
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Arealibera  ritiene  che  i  tempi  del  dialogo,  delle  chiacchere,  delle  promesse  mai  mantenute  e  le  infami - sleali  scorrettezze  fatte  da  molti,  ( e  non  solo  da  dipendenti  di  Stato )  stia  finendo.  E’  ora  di  piantarla  di  essere   sempre  presi  per  il  culo !   Per  queste  fondamentali  motivazioni  ( purtroppo )   le tensioni  e  violenze  sociali  saranno  inevitabili  ed  in  enorme espansione.   Chiaro ?
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Il   potere  è  come  un  camaleonte  che  si  trasforma,  adatta,  assimila,  copia,  inganna.   Al  centro  dei  bracci  della  piovra  diabolica  e  massonica  agiscono:  

1° -   Clero,   chiesa  del  Vaticano  e  preti  in  genere.   
2° -   Banche,  finanziarie,  assicurazioni,  agenzie  di  lavoro,  multinazionali, centri  commerciali.   
3° -   Mezzi  d’ informazone,  media,  giornali,  televisioni,  internet.   
4° -   Forze   armate,  polizia,  carabinieri,  finanza,  produttori  di  armi,  basi  N.A.T.O.  e  U.S.A.  
5° -   Forze  legislative,  parlamentari, magistrati  ( ordine  Forense )  avvocati,  notai,  commercialisti.  
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L’ aggregazione  d’attacco  anarchico  deve  essere  fortissimo  e  con  l’unica  logica:  guerriglia  urbana.  Basta   con  i  discorsi,  ma  strategie  d’attacco !   

Fuoco  alle  banche.  
Contro  i  preti  e  clero.
Contro  i  mezzi  di  pseudo-informazione  manipolata.
Contro  gli  sbirri,  i  tribunali   e  centri  commerciali.   
Contro  tutti  gli  Uffici  Pubblici  Istituzionali.


Locali  e  nazionali.   Contro  i  così  detti   ”obiettivi   sensibili “.   Devasta  e  sarai  felice.

Abbiamo  moltissime  e  sufficienti   prove  documentate,  che  questi  ” poteri  forti ”   sono  degli  infami  ed  assassini  di  merda !


DEVASTA   LO  STATO   DEI  PADRONI
DEVASTA  IL  POPOLO  DEI  SOTTOMESSI  


Italia,  25.09.2006  
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Moreno - Arealibera    


RIVOLTA   ED  INSURREZIONE  ANARCHICA   

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Wednesday, September 20, 2006

IMITARE LA LOTTA FRANCESE ! STOP ALLA PRECARIETA’ STOP AL NUOVO CAPORALATO, AVANTI NELLA LOTTA !

IN PIAZZA CONTRO LA PRECARIETA’ COSTRUIAMO UN PERCORSO DI LOTTA NEI TERRITORI NEI LUOGHI DI LAVORO NELLE SCUOLE NELLE UNIVERSITA’

 

STOP PRECARIETÀ ORA!: 4 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

Fissata la data della manifestazione nazionale promossa dalla campagna Stop precarietà, ora!. L’assemblea, svoltasi l’ 8 luglio a Roma, aveva approvato una mozione (vedi sotto) in cui si ribadiva l’impegno all’avvio di “un percorso di confronto e mobilitazione che sfocerà in una grande manifestazione nazionale a Roma entro la fine di ottobre 2006” sulla base dell’appello (vedi allegato) su cui era stata convocata l’assemblea.

Nell’incontro tra i vari soggetti che aderiscono alla campagna, tenutosi a Roma l’8 settembre, la data fissata per la manifestazione è quella del 4 NOVEMBRE. Ora si tratta di costruirla affinché la parola d’ordine che dà il titolo alla campagna “STOP PRECARIETÀ, ORA! “ diventi realtà. “E’ giunto il momento di rivendicare un cambiamento radicale di tutta la legislazione che in questi anni ha precarizzato il lavoro e la vita…” E’ dalla condivisione di questo assunto che numerose realtà sindacali (Fiom CGIL,Cobas,Sincobas) politiche, associative e reti di movimento hanno lanciato l’ appello che individua un percorso di iniziative e mobilitazioni comuni.
Il Sincobas impegna le proprie strutture e i propri iscritti e iscritte a lavorare alla riuscita della manifestazione dando così respiro e prospettive nazionali di soluzione alle numerose vertenze per la stabilizzazione dei precari in corso nelle realtà lavorative in cui è presente, sia nei settori pubblici che in quelli privati.

L’appello
Noi, donne e uomini che in questi anni hanno lottato contro il liberismo e la guerra, per un altro mondo possibile, vogliamo impegnarci a suscitare e organizzare un grande movimento contro la precarietà. La precarietà del lavoro e delle condizioni di vita segna oggi donne e uomini, occupati e disoccupati, nativi e migranti.

Le donne sono le più colpite dai processi di precarizzazione del lavoro, dallo sgretolamento e dalla privatizzazione dei sistemi pubblici di servizio alla persona. La lotta contro la precarietà è parte della lotta per l’autodeterminazione.
La condizione migrante concentra su di sé tutti gli aspetti della vita precaria, per le lavoratrici, per i lavoratori e per le loro famiglie. La lotta per la parità dei diritti per i migranti, per la fine della persecuzione nei loro confronti, per la chiusura dei Cpt, per la fine della schiavitù dovuta al vincolo del permesso di soggiorno legato al posto di lavoro, fanno parte della lotta contro la precarietà e di quella per i diritti universali di cittadinanza.
La lotta contro la precarietà oggi si svolge in tutto il mondo, dalla Francia agli Stati Uniti, al Nord come al Sud, e percorre la società, la cultura, la politica con conflitti sempre più diffusi ed estesi.
In Italia è giunto il momento di rivendicare un cambiamento radicale di tutta la legislazione che in questi anni ha precarizzato il lavoro e la vita sociale. Si devono estendere conflitti e movimenti nella società per conquistare il diritto a condizioni di vita dignitose, per la libertà di decidere per sé e per il proprio avvenire.
Per queste ragioni proponiamo come primi terreni e obiettivi comuni di mobilitazione, i seguenti punti:

L’abrogazione delle tre leggi simbolo della politica per la precarietà del governo delle destre, la Legge 30, la legge Bossi-Fini sui migranti, le leggi Moratti sulla scuola e l’università e di tutte le disposizioni e decreti ad esse collegati.
La fine del regime della precarietà a vita che oggi tocca milioni di lavoratrici e lavoratori. La riscrittura di tutta la legislazione sul lavoro e sull’occupazione, per mettere fine a tutte le forme di precarietà permanente e diffusa, per combattere il lavoro nero e sottopagato, per contrastare la caduta dei salari, la flessibilità selvaggia negli orari, il peggioramento delle condizioni di lavoro. Per questo bisogna mettere in discussione anche la Legge 196 del 1997 e procedere alla riscrittura del Codice Civile. Il lavoro a termine deve tornare ad essere solo un eccezione e dovrà in ogni caso garantire salari e contributi più alti del lavoro a tempo indeterminato.
Lo sblocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e l’assunzione a tempo indeterminato, con contratto di lavoro pubblico, dei precari che lavorano nei servizi pubblici, nelle pubbliche amministrazioni, nella scuola, nella sanità, nelle università e negli enti di ricerca. Senza un lavoro stabile non vi può essere un servizio pubblico adeguato che garantisca a tutti i diritti di cittadinanza.
Nuove norme contro le imprese pubbliche e private, che si “smontano” (tramite appalti, trasferimenti di ramo d’azienda, esternalizzazioni) con il solo scopo di ridurre diritti e salari. Occorre affermare il principio di responsabilità della impresa su tutta la filiera del lavoro e riassorbire all’interno delle strutture pubbliche il lavoro esternalizzato che garantisce diritti tutelati dalla Costituzione. Va garantita la centralità del pubblico nel collocamento dei lavoratori.
La redistribuzione delle ricchezza, per aumentare le retribuzioni e per conquistare la garanzia del reddito e della contribuzione pensionistica in ogni periodo della vita, anche attraverso il ripristino di una pensione pubblica adeguata e sufficiente. La lotta contro la precarietà nel lavoro e nella vita delle persone (e, in primo luogo, delle giovani e dei giovani), impone la necessità di estendere e qualificare la tutela dei diritti sociali per tutte e tutti, nativi e migranti - a partire dal diritto alla casa, alla sanità, all’istruzione -, e di introdurre forme universali di garanzia del reddito, sia attraverso
trasferimenti monetari che con servizi gratuiti (in particolare scuola, salute, trasporti, cultura).
L’estensione a tutti i lavoratori dei diritti sindacali, del diritto ad essere reintegrati nel posto di lavoro a seguito di licenziamento senza giusta causa, del diritto di sciopero, della diritto alla rappresentanza sindacale. L’estensione dei diritti di democrazia, di decisione e di partecipazione, a tutti gli aspetti e momenti della vita sociale e lavorativa delle persone, a partire da una legge che garantisca una piena e reale democrazia nei luoghi di lavoro.
La messa in discussione delle politiche liberiste a livello europeo. In particolare occorre cancellare la direttiva Bolkestein e quella sugli orari di lavoro e contrastare alla radice ogni tentativo di mercificazione dei beni comuni, di privatizzazione dei servizi pubblici, di concorrenza al ribasso tra aree e paesi sui diritti sociali e del lavoro.

http://www.stoprecarietaora.org

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Friday, September 15, 2006

Che il governo Prodi si dimettA !

il pcl contro il governo prodi

 

Telecom/ Ferrando ad Affari; “Prodi si dimetta…”
Venerdí 15.09.2006 12:34
“Quello di Prodi è il comportamento del massimo rappresentante di un comitato d’affari delle grandi famiglie del capitalismo italiano. Che si pone il problema di soccorrere un’azienda indebitata, proponendole un compromesso obiettivamente vantaggioso. Ovvero quello configurato dalla proposta Rovati; e, solo a fronte del diniego di Tronchetti Provera, che preferiva seguire un’altra strada dal suo punto di vista migliore, è uscito con un atto di disappunto fra l’altro molto improvvido (’noi non ne sapevano niente’) smentito poi il giorno dopo dai grandi organi di stampa”. Così Marco Ferrando, neo fondatore del Partito Comunista dei Lavoratori ed ex leader della minoranza di Rifondazione, commenta con Affari lo scontro tra il premier e Tronchetti Provera sul riassetto Telecom. “Mi sembra che il tutto rientri in una politica di traffico che doveva rimanere secretato (ma così non è stato) tra le grandi famiglie del capitalismo italiano, i loro interessi e un governo che si presenta come il depositario dell’interesse generale del capitalismo italiano. E’ un incidente di percorso dentro uno scandaloso traffico ordinario”.

Quindi Prodi sapeva di quest’operazione?
“Mi pare del tutto evidente. Il premier proponeva a Tronchetti Provera un compromesso, attraverso lo scorporo della rete fissa e l’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti. Tronchetti da un lato avrebbe avuto saldati i suoi debiti, attraverso un consistente ingresso di risorse pubbliche, e, dall’altro, lo Stato avrebbe avuto la sua convenienza. Tutto sarebbe andato liscio se Tronchetti avesse accettato questa proposta matrimoniale. E invece ha preferito un’altra via e, quindi, ha fatto saltare il coperchio che doveva tenere l’operazione segreta. Il vero scandalo sta nel fatto che il governo Prodi continua una politica di assistenza dei grandi profitti delle aziende italiane. La vera svolta sarebbe solo quella che si rinazionalizzassero senza indennizzo e con il controllo dei lavoratori tutti i beni pubblici, i servizi strategici e le grandi aziende che sono state privatizzate in questi anni e, come si vede dall’entità del loro debito, con un esito fallimentare”.

Prodi dovrebbe dimettersi?
“Sì, ma non per l’incidente di percorso con Tronchetti. Il nostro grido di scandalo non riguarda l’incauto ‘pizzino’ di Rovati, ma l’insieme della politica estera ed economica-finanziaria dell’esecutivo di Centrosinistra”.

D’Alema ha avuto un ruolo in questa vicenda?
“Non lo so, ma non mi meraviglerei. Se il governo D’Alema era quello della merchant bank, quello attuale mi pare che continui onorevolmente sui passi dei precendeti esecutivi di Centrosinistra. E quindi non mi sorprenderei se le mani di D’Alema, più esperte e meno incaute di quelle di Prodi, si fossero interessate della vicenda Telecom”.

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Wednesday, September 13, 2006

Mobilitiamoci contro la nuova guerra in Libano !

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE.

 

Il 30 settembre tutti in piazza contro la missione militare in Libano, per il ritiro delle truppe italiane dei teatri di guerra, al fianco della resistenza dei popoli del Medio Oriente

Comunicato della Rete dei Comunisti

La Rete dei Comunisti invita tutti a scendere in piazza sabato 30 settembre nell’ambito della giornata internazionale contro la guerra e per il ritiro delle truppe da tutti i teatri di guerra convocata dal forum di Atene. In Italia si terrà una manifestazione nazionale a Roma (partenza Piazza della Repubblica)

La tabella di marcia del movimento contro la guerra, è costretta dagli eventi ad un continuo aggiornamento. L’aggressione israeliana al Libano e l’invio di una spedizione militare internazionale dell’ONU, mostrano con drammatica evidenza l’escalation in corso nel Medio Oriente tesa a ridisegnare - attraverso la guerra –

la mappa del dominio delle maggiori potenze in un’area strategica del mondo.

Il ruolo particolare assunto dall’Italia in questa escalation da un lato vede manifestarsi le ambizioni di potenza delle classi dominanti italiane ed europee sul Mediterraneo, dall’altro ha introdotto elementi di divisione profonda tra le forze che in questi anni si sono opposte alla guerra scatenata dagli Stati Uniti in Iraq.

A nostro avviso, nella sinistra e nei movimenti pacifisti, sono molti coloro che equivocano il giudizio sulle iniziative di politica estera del governo Prodi-D’Alema con la funzione indipendente che spetta ai movimenti e ai soggetti politici della sinistra.

Cogliere le differenze tra le iniziative dell’attuale governo con quelle del governo Berlusconi, non può risolversi in un appiattimento sulla politica estera del governo Prodi. Per i movimenti e i partiti della sinistra questo atteggiamento non può che apparire suicida e avventurista.

L’Italia mantiene le sue truppe nella missione NATO in Afganistan, invia altre truppe in Libano sulla base di una risoluzione ONU del tutto sbilanciata a favore degli interessi israeliani, sposa la tesi che vadano neutralizzate le resistenze che i popoli oppongono all’occupazione dell’Iraq, della Palestina, dell’Afganistan e del Libano.

Alla base di queste operazioni vi è una concezione del multilateralismo che se da un lato ratifica la crisi dell’unilateralismo statunitense e israeliano sconfitto in Iraq e in Libano, dall’altro riafferma che gli equilibri regionali e internazionali non possono che essere subalterni e funzionali agli interessi delle grandi potenze. In questo senso, la missione militare in Libano altro non è che una moderna operazione coloniale che si regge sul controllo economico e militare del Medio Oriente e del Mediterraneo.

Riteniamo pertanto positivo che una parte del movimento italiano contro la guerra abbia scelto di sintonizzarsi con l’analisi prevalente nei movimenti attivi nel resto del mondo e con le resistenze dei popoli mediorientali contro l’occupazione coloniale della regione.

Dal nostro dibattito non può essere omessa la natura delle forze che muovono processi come il Mercato Unico Euro-Mediterraneo teso a rendere subalterne le economie e i paesi della sponda della regione mediterranea agli interessi delle potenze europee. E’ un processo che convive e compete con il progetto strategico dei neconservatori statunitensi e israeliani sul Grande Medio Oriente, ma non né è affatto divergente negli interessi prevalenti. Il Libano, in tal senso, è il banco di prova di questo nuovo possibile assetto delle relazioni internazionali e delle contraddizioni interimperialiste.

Il paradigma di questo nuovo scenario rimane la questione palestinese. Le soluzioni che vengono offerte sia dalla comunità internazionale che dal governo italiano, non si discostano affatto dalla priorità accordata agli interessi strategici israeliani e dalla subordinazione a questi dei diritti storici del popolo palestinese.

Giustamente, l’assemblea nazionale convocata dal Forum Palestina per il 16 settembre ribadisce il concetto che in Medio Oriente “Non ci può essere pace senza giustizia”. E’ questa la linea su cui dovrebbero sintonizzarsi il movimento contro la guerra, le forze democratiche e i partiti della sinistra nel nostro paese rilanciando una agenda politica indipendente da quella del governo Prodi.

La manifestazione del 30 settembre, il dibattito che la precederà e che la seguirà, deve cominciare a mettere nero su bianco questa agenda, sintonizzarla con quella dei movimenti di resistenza e contro la guerra nel resto del mondo e riaffermare pienamente l’indipendenza dei movimenti sociali dai governi

La Rete dei Comunisti

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Monday, September 11, 2006

FINCHE’ COMANDANO I PADRONI SI VA’ AL GOVERNO PER SERVIRLI !

Prodi e Parisi suonano le trombe dell’interventismo e del militarismo dell’imperialismo italiano
 

Il premier: “L’Italia è tornata a far sentire la sua voce nel Mediterraneo”. Il ministro della difesa: “missione nel nome dell’Europa e del campo occidentale”


Il 29 agosto Prodi e Parisi hanno salutato le truppe italiane in partenza per il Libano dal ponte della portaerei Garibaldi, la nave ammiraglia alla testa della flotta appena salpata dal porto di Brindisi. Questa scelta non è stata certo casuale, e serviva a comunicare agli italiani e al mondo l’immagine concreta del peso e dell’importanza, supportati da una corrispondente forza militare, raggiunti dall’imperialismo italiano inserendosi molto abilmente nella crisi libanese.
L’”incrociatore tuttoponte” Garibaldi, che è una portaerei a tutti gli effetti, è il simbolo stesso della volontà di proiezione all’esterno dell’imperialismo nostrano, e non a caso fu voluto a tutti i costi dall’allora neoduce Craxi, per dare gambe ai nuovi appetiti neocolonialisti e interventisti dell’imperialismo italiano, che proprio in Libano aveva ricominciato a farsi le ossa. Oggi questo simbolo tipico di militarismo aggressivo ed espansionista è ripreso e fatto proprio senza imbarazzo dal governo dell’Unione della “sinistra” borghese, ed usato per dare la massima enfasi nazionalista e interventista a una missione cosiddetta “di pace”, armata però fino ai denti e rivolta in realtà a fiancheggiare gli aggressori israeliani e i loro protettori americani e alla penetrazione degli interessi italiani ed europei nella regione.
Se la missione fosse davvero “di pace” non si sarebbe dovuto scegliere un profilo più basso per la partenza ed evitare in tutti modi di dare fiato alle trombe del nazionalismo e del militarismo, come invece è stato fatto? Ma inebriato dal consenso plebiscitario ottenuto dal parlamento nero attorno alla missione, dalla Casa del fascio di Berlusconi fino ai dirigenti falsi comunisti di PRC e PdCI, e perfino con il plauso di alcuni gruppi e leader dei movimenti pacifisti, il governo non si è fatto troppo scrupolo di nascondere o mascherare il suo convinto interventismo. Non per nulla il premier Prodi ha voluto iniziare il suo discorso ai fucilieri, ai lagunari, agli incursori, ai piloti dei caccia e alle altre truppe d’assalto di cui è composto il corpo “di pace” italiano, proprio dall’esaltazione del consenso nazionalista e patriottardo della destra e della “sinistra” neofascista a sostegno del contingente militare italiano diretto in Libano: “L’Italia vi segue con affettuosa attenzione”, ha esordito infatti il capo del governo, dicendosi altresì portavoce “della profonda coesione del Paese in un momento che unisce Governo e Parlamento, senza distinzioni fra le forze politiche della maggioranza e dell’opposizione”. Un esordio, il suo, che riecheggiava l’auspicio nazionalista che Napolitano aveva espresso il giorno precedente nel firmare a tambur battente il decreto di autorizzazione della missione, dicendosi sicuro che esso “avrà una convergenza molto ampia in Parlamento, cosa essenziale anche per dare un sostegno ai nostri militari”.
Fatta poi l’ipocrita esaltazione della Conferenza di Roma e della risoluzione 1701 dell’Onu, che a suo dire stabiliscono “le basi per l’avvio di una pacificazione vera della regione”, quando invece sono servite rispettivamente a dare altro tempo a Israele per completare la distruzione del Libano e di Hezbollah e a salvare gli aggressori sionisti da una più bruciante disfatta militare e politica quando è apparso chiaro che si stavano impantanando nel sud del Libano, il capo del governo si è detto sicuro che le nostre forze armate sapranno adempiere a questa missione “con lo spirito di servizio, il senso del dovere e la professionalità che ha sempre caratterizzato in modo esemplare le Forze Armate italiane in tutti i teatri di operazione dove sono state impegnate e dove sono tuttora impegnate”.
Una missione che Prodi non ha esitato a definire di “di enorme portata storica”, sottolineando con enfasi che con essa “l’Italia è finalmente tornata ad avere un ruolo importante nella diplomazia internazionale e, ancor di più, fa sentire la sua voce nell’area del bacino del Mediterraneo, così vitale per gli interessi del nostro Paese”. Col che non solo il premier democristiano e leader della “sinistra” borghese rivendica a nome del governo dell’Unione tutte le missioni di guerra in corso, comprese quelle in Iraq e Afghanistan ereditate dal neoduce Berlusconi, ma addirittura lo supera in spirito interventista e militarista ricollegandosi direttamente alla politica espansionistica storica dell’imperialismo italiano nel bacino del Mediterraneo, da Crispi a Mussolini e a Craxi, fino agli stessi governi di “centro-sinistra” della seconda metà degli anni ‘90 e allo stesso governo del neoduce Berlusconi.
Anche Parisi, parlando sempre dal ponte della Garibaldi, con un intervento dal tono ancor più marcatamente militarista e patriottardo di quello di Prodi, ha ripreso ed esaltato il “ruolo rilevante” che l’Italia si è conquistato in questa missione internazionale “dopo settimane di complessa tessitura diplomatica”. Una missione - ha sottolineato il ministro della Difesa - “condotta nel nome dell’Europa e dell’unità del campo occidentale, messa al servizio della pace”. Con ciò scoprendo gli altarini su qual è stato il vero scopo dell’intenso lavorìo diplomatico del governo nella crisi libanese e qual è il vero scopo di questa missione dell’Onu: ritagliare un ruolo politico e militare di primo piano per l’Italia e portare avanti gli interessi dell’imperialismo europeo e occidentale nella regione.
Altro dunque che “svolta” nella politica internazionale dell’Italia, come vorrebbero dare ad intendere i lustrascarpe revisionisti, trotzkisti e pseudo pacifisti di Prodi, Parisi e D’Alema! Si tratta invece sempre della stessa politica interventista, espansionista e guerrafondaia, in particolare nel bacino del Mediterraneo, che periodicamente, nella sua storia, l’imperialismo italiano riprende e rilancia per portare avanti i suoi “interessi vitali”, come è scappato detto allo stesso Prodi, e conquistarsi un “posto al sole” tra le grandi potenze che si spartiscono la Terra. Solo che Berlusconi la praticava stando rigidamente attaccato al carro di Bush e dei suoi agenti sionisti, mentre il governo della “sinistra” borghese, pur cercando in tutti i modi di non rompere e anzi rinsaldare i rapporti con l’imperialismo Usa e Israele, copre la stessa politica dietro le bandiere dell’Onu e della Ue e cerca di darle un consenso di massa con l’aiuto della “sinistra antagonista” e degli pseudo pacifisti.

PMLI

 

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Sunday, September 10, 2006

Giù mura giù box - appuntamenti di settembre

Durante il mese di Settembre Giùmura giùbox lo potete trovare a:

- Forlì, Martedì 12 e Martedì 26 (Casa Circondariale, via della Rocca,
4) dalle 20:00 alle 22:00.
- Sabato 30 Settembre, dalle 10:00 alle 14:00, biblioteca dell’evasione:
banchetto informativo e distribuzione libri per chi sta dentro (stesso
maledetto carcere, stessa via).

- Ravenna, Martedì 5 e Martedì 19 (Casa Circondariale, via Port’Aurea,
56) dalle 20:30 alle 22:30.

- Modena, DATA E ORARIO DA DEFINIRE (Casa Circondariale, via Sant’Anna,
370)

- Rimini, Venerdì 15 Settembre (Casa Circondariale, via Santa Cristina,
19) dalle 19:00 alle 21:00.
A seguire: concerto benefit per Giùmura giùbox al Grotta Rossa s.p.a.,
via della Lontra, Rimini - ingresso 1 (uno) euro.

Suoneranno i gruppi:

Cospiracy a.d. (death-core da Ravenna)
Erpes T-hc (hardcore no-school da Kattolica)
Atomic Dog(stoner da Misano)
Kallisti (metalcore da Rimini)

***

 

GIOVEDI’ 14 SETTEMBRE

Cena Vegan Benefit per Giùmura giùbox all’Osteria del Castello di
Sorrivoli, via del Castello 55 - Sorrivoli di Roncofreddo (Fc).
- Presentazione di Giùmura giùbox
- lettura di poesie e brani di lettere dal carcere
- concerto acustico sotto le stelle con GIACOMO SCUDELLARI.

COME ARRIVARE A SORRIVOLI

IN AUTO A14:
da Bologna o Taranto, Autostrada A 14 direzione Ancona, uscita CESENA
Sud, dopo il casello girare a sinistra direzione Cesena e proseguire
per un paio di km fino alla prima rotonda, quindi svoltare a sinistra e
seguire le indicazioni per Stadio e Rimini. Alla seconda rotonda girare
a destra ed entrare nella secante in direzione Rimini. Dall’ultimo
svincolo sono presenti le indicazioni per Sorrivoli.
IN AUTO E45:
Da Roma o Ravenna, superstrada E45, uscire allo svincolo con
l’indicazione Stadio.
Immettersi nella secante e seguire le indicazioni fino allo Stadio di
Cesena, quindi immettersi nel secondo tratto di secante direzione
Rimini. Dall’ultimo svincolo sono presenti le indicazioni per
Sorrivoli.
http://www.giumuragiubox.org

 

http://www.italy.indymedia.org

 

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 aggiornamenti Aachen nuovi indirizzi dei prigionieri

Ciao a tutti,
abbiamo appena ricevuto queste notizie su Aachen:

La revisione dell’appello è stata respinta, questo significa che il caso giudiziario contro Jose, Begonia, Bart e Gabriel è chiuso, la sentenza è valida e definitiva.
Da adesso in avanti loro sono “normali” prigionieri e il loro indirizzo postale è cambiato: da ora in poi spedite la vostra posta direttamente alle carceri.

Gabriel Pombo da Silva
JVA Aachen
Krefelder Str. 251
52070 Aachen
Germany

Jose Fernandez Delgado
JVA Bochum
Krümmede 3
44791 Bochum
Germany

Bart De Geeter
JVA Düsseldorf
Ulmenstraße 95
40476 Düsseldorf
Germany

agitazione@hotmail.com

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